AMICI DELLA TERRA |
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ALCUNE ANTICIPAZIONI DEL
RAPPORTO SULLO STATO DI SALUTE DEI MARI DI CALABRIA CON -------------------- di mario
pileggi (*) ----- |
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| Lofferta della Calabria, di spiagge
con mare balneabile, è complessivamente di Tra le più
assolate, con le acque più trasparenti ed i fondali meno
degradati del Mediterraneo, le spiagge offerte dalla
Calabria rappresentano il 12,4 % del totale
dellofferta nazionale comprensiva della penisola e
delle isole dItalia. Un dato
rilevante anche perché |
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| Ma cè di più: se lofferta
del 2005 viene confrontata con quella degli anni passati
nella stessa Calabria emerge una tendenza alla riduzione:
dal 2001 con Per
contrastare la preoccupante tendenza alla riduzione
dellofferta, oltre a migliorare la qualità
batteriologica e la trasparenza dellacqua
marina, occorre trasparenza e diffusione dei dati sulla
realtà e levolversi dello stato di salute del mare
come sollecitato dalla Corte dei Conti e dalle direttive
europee sulla balneazione. Sulle
rilevanti differenze dei dati ufficiali degli Enti
preposti: nel marzo scorso, ad esempio, Sempre in
Basilicata lofferta di spiagge balneabili non
subisce variazioni significative dal 2001e la percentuale
di divieti di balneazione si mantiene intorno al 4 -5 %
del totale della costa, mentre in Calabria è il
13,3%, circa il triplo. Percentuale, quella calabrese,
più alta della media nazionale, e più alta anche delle
regioni dellAdriatico e del Tirreno settentrionale
sottoposte a stress dattività economico-marittime
ed a pressione antropica ed industriale assolutamente non
paragonabili a quelle della Calabria. Il raffronto tra i
dati dei mari calabresi e quelli relativi allAdriatico
suscita non poche perplessità. Infatti appare strano che
i divieti per inquinamento posti sulle coste di quattro
regioni come Molise, Emilia Romagna, Friuli Venezia
Giulia e Basilicata, nel complesso, risultano di meno dei
divieti posti in due soli comuni, Curinga e Lamezia
Terme, del Tirreno catanzarese. |
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| Dallanalisi dei dati emerge un
quadro eterogeneo con tendenze differenti sia a livello
comunale che provinciale a seconda del tipo divieto.
Considerando, ad esempio, i divieti di ogni provincia in
base allo sviluppo costiero, la classifica vede in testa
Reggio Calabria con |
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| A livello comunale, considerando solo la
lunghezza dei divieti per inquinamento, la classifica
vede ai primi due posti Reggio Calabria con Inquinamento
delle acque, distruzione della vegetazione delle dune
costiere con saccheggio di sabbia dagli arenili spesso in
prossimità di aree con resti archeologici di grande
pregio, avanzamento del cuneo salino con distruzione di
preziose falde idriche sono alcuni esempi dei fenomeni
del degrado idrogeologico favoriti anche
dallassenza di Piani regionali e comunali di
utilizzo organico delle risorse idriche e più in
generale dalla mancanza di una seria politica di
valorizzazione delle ingenti risorse naturali (spiagge,
acqua per uso potabile e terapeutico, suoli, giacimenti
minerari, ecc) disponibili. Alcuni
dati forniti dai Consorzi di Bonifica Regionali
evidenziano una tendenza preoccupante di allargamento dei
cunei marini nelle falde acquifere in
corrispondenza delle zone a più alto sfruttamento
agricolo della Calabria. Anche se non si dispone ancora
di dati certi dellentità degli emungimenti idrici
di falda, nella sola piana di Sibari si stima che di
500-1000 pozzi esistenti agli inizi degli anni 70
si è passati ai 5000-6000 pozzi degli anni attuali. La
situazione del basso Ionio appare più drammatica
dallingresso del cuneo salino allinterno
delle falde di adduzione alla città di Reggio Calabria. In
particolare il fenomeno insiste sulla fascia costiera
ionica Cariati-Crotone, sulla piana di Sibari, Area dello
Stretto, sulle pianure tirreniche di G. Tauro e S.
Eufemia, a causa sia di fenomeni climatologici, che
riguardano maggiormente il basso e alto Ionio, sia di
irrazionali interventi antropici. Al minore apporto
meteorico che si registra da diversi anni in termini di
acqua disponibile nel suolo ed al valore climatologico
per carenza di precipitazioni si aggiungono i cospicui
emungimenti dai pozzi con depauperamento delle falde
idriche e lavanzamento del cuneo salino. E questo
perché si continua con lirrazionale utilizzo della
risorsa acqua, delloro blù del terzo millennio,
dellelemento allorigine di gran parte dei
conflitti in atto sul Pianeta e al centro della campagna
promossa recentemente dall UNICEF in considerazione
del fatto che il 21% dei bambini dei paesi in via di
sviluppo soffre la penuria di acqua. Invece di
sviluppo e ricchezza, la troppa acqua disponibile in
Calabria, perché, mediamente, piove di più che nelle
altre regioni, provoca: movimenti franosi sui rilevi
collinari e montani, alluvioni in pianura con
lallagamento ed il convogliamento anche di rifiuti
e,quindi, linquinamento delle falde idriche e delle
acque marine In pratica, lo sviluppo del turismo
sulle spiagge non può essere pensato separatamente dal
resto del contesto territoriale retrostante. E ciò anche
in considerazione del fatto che gli assetti
idrogeomorfologici delle colline e delle montagne
condizionano e sono condizionati dagli interventi
antropici e naturali sulle coste.
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UN NUOVO GIACIMENTO ARCHEOLOGICO NEL RICCO
itinerario dal tirreno allo jonio tra i Golfi di
Squillace e S. Eufemia proposto e curato dagli
Amici della Terra ------------ di Mario
Pileggi (*) ---------- Scoperto un nuovo
insediamento di tipo ellenico sul margine di un terrazzo
marino, ad una quota di circa 100 metri sul livello del
mare, nel centro della Calabria. Nella piccola parte di
scavi già effettuati sono emersi muri di struttura
abitativa, vasellame e utensili di varia forma e
dimensioni risalenti a molti secoli avanti Cristo. Nel contesto di un
territorio modellato, nei millenni trascorsi, dalla
rilevante azione erosiva e di deposito delle acque dei
corsi dacqua attualmente denominati Amato, Cottola
e Pesipe, e dal sollevamento tettonico, gli scavi mettono
in luce anche la natura e lo spessore, di circa un metro,
dei terreni, costituiti prevalentemente da sabbie, ghiaie
e ciottoli, che ricoprivano i resti dellantico
insediamento. |
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La composizione
mineralogica dei frammenti indica
inequivocabilmente la provenienza dalle rocce
cristallino-metamorfiche affioranti sui versanti dei
rilievi circostanti la zona sul margine settentrionale
del massiccio delle Serre e dei Monti che limitano a
meridionale la Sila. La forma, arrotondata e appiattita,
dei ciottoli indica come gli stessi, prima di essere
depositati nellattuale sito, hanno subito un
rilevante modellamento sia in ambiente fluviale che di
spiaggia: larrotondamento è legato allazione
di rotolio sul fondo dei fiumi per la spinta
dellacqua mentre la forma piatta testimonia
lazione abrasiva subita in ambiente di litorale. La scoperta arricchisce
di un nuovo tassello il mosaico che testimonia la remota
e diffusa presenza delluomo nella regione ed in
particolare nel contesto di una delle tappe
dellitinerario tra i Golfi di Squillace e S.
Eufemia proposto dagli Amici della
Terra. |
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In proposito, accresce il
valore dei beni archeologici della zona la specificit
geoambientale del contesto caratterizzato dalla
presenza di rocce di molte centinaia di milioni
danni con preziosi accumuli di minerali utili,
con impresse le testimonianze dei vari processi naturali
che hanno portato alla nascita ed evoluzione di tutta la
storia del territorio italiano. Contesto caratterizzato
da una rilevante disponibilità di sorgenti naturali e
falde idriche con acqua potabile dottima qualità e
tra le migliori dEuropa. E caratterizzato anche dal
fatto che listmo, denominato Stretta di
Catanzaro, la via di comunicazione più breve,
appena trenta chilometri in linea daria, per
giungere dalla sponda tirrenica a quella ionica della
Calabria e, quindi per il commercio, ad esempio
dellossidiana proveniente da Lipari, anche
nelletà della pietra. Una via di comunicazione tra
i due mari, percorribile facilmente e tutto
lanno perché si sviluppa in pianura e bassa
collina, senza neve, a differenza di tutti gli altri
valichi, posti a quote più elevate e difficilmente
percorribili dinverno, del resto della Catena
appenninica. Grazie a questa
specificità, nello stesso territorio, si registra la
presenza del ben noto regno del re Italo che ha dato il
nome a tutta la Nazione, e dellevoluto popolo dei
Feaci descritto da Omero. Secondo due eminenti studiosi
tedeschi, Hans & Armin Wolf dellUniversità di
Francoforte, il più antico documento scritto con dati
geografici del territorio calabrese risalenti
allVIII secolo a.C. è lOdissea di Omero);
in pratica, i Wolf, con rigorosa ricostruzione
scientifica riportata nel volume Die wirkliche Reise
des Odysseus dimostrano come il territorio del regno
dei Feaci si estendesse tra i due golfi dellattuale
provincia di Catanzaro. Nel descrivere la reggia di
Alcinoo, re dei Feaci, Omero mette in grande evidenza
l'abbondanza di metalli preziosi con cui essa era fatta e
la ricchezza degli oggetti che vi erano contenuti. La Calabria è la sola
regione penisola del Mediterraneo circondata dal mare e
con i caratteri geografico-marittimi, dalla quale
possibile raggiungere Itaca, per come descritto da
Omero; ed è anche la sola regione appenninica
dItalia dove si trovano giacimenti minerari e rocce
come i graniti affioranti soltanto nelle grandi isole
come la Sardegna e la Corsica e poi nelle Alpi. Daltra parte
considerando gli aspetti geoambientali e gli effetti di terremoti,
frane e alluvioni e dei vari processi di evoluzione
idrogeomorfologica del territorio che, dal Paleolitico ad
oggi, hanno condizionato la qualità della vita delle
popolazioni e la scelta dei vari siti per costruire e,o
ricostruire i propri insediamenti, si può anche
comprendere il perché non troviamo gli antichi centri
abitati e, quindi, individuare dove gli stessi possono
essere rinvenuti. Questi pochi esempi danno unidea della rilevanza storico-geografica e delle potenzialità turistiche offerte dallitinerario indicato dagli Amici della Terra di Lamezia Terme, dove si può osservare e leggere la più ampia documentazione storica sia delle vicende umane fin dallet della Pietra, sia dei processi che hanno originato e modellato lattuale aspetto geografico della penisola. Un itinerario
finalizzato, tra laltro, al recupero della
memoria storica sia delle vicende umane scritte nei libri
di storia e nelle cronache di ogni epoca, sia dei
processi geodinamici ed idrogeomorfologici che si possono
leggere nelle rocce e forme del territorio regionale. |
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Dallintreccio tra
dinamica degli assetti geo-ambientali e principali
vicende ed evoluzione degli insediamenti umani a partire
dal Paleolitico, emerge, ad esempio, la rilevanza degli
effetti, su popolazioni e paesaggio, della sismicità del
territorio, e del suo assetto idrogeologico. Infatti,
nei periodi di buon governo e di razionale utilizzo delle
risorse del territorio, come ad esempio durante la
civiltà della Magna Grecia, la grande disponibilità
dacqua e di suoli fertili, ha prodotto ricchezza e
benessere: significative in proposito le rilevanti
quantità delle produzioni agricole del periodo e le
preziose monete di Terina raffigurante lacqua delle
Terme di Caronte. Daltra parte, nei periodi in cui
il territorio e lacqua sono stati mal gestiti e,o e
non governati con il saccheggio di minerali, come ad
esempio,largento, il ferro, il rame dei numerosi
giacimenti minerari disponibili, e del legname dai boschi
come avvenuto ad esempio in tarda epoca romana o nelle
successive epoche di colonizzazione, alluvioni e frane
hanno provocato miseria e morti. In proposito, esempi di
preziose pubblicazioni ricche di dati e cartografia
storica di alto valore scientifico e culturale sono il
libro Di Terra e di Mare: Itinerari, uomini,
economie, personaggi nella costa napitina moderna
di recente scritto dal Prof. S. Di Bella e
dallArch. G. Iuffrida ed i due tomi titolati
Tra lAmato e il Savuto di G. De Sensi
Sestito, docente di Storia antica e presidente del Corso
di laurea in Storia dell'Università della Calabria. Ma in Calabria ed in
particolare nella classe di governo e politica regionale
non cè ancora adeguata consapevolezza del fatto di
vivere in uno dei pochi i luoghi al mondo che godono di
particolarità geologiche con siti archeologici in grado
di testimoniare civiltà antichissime e presenze
antropiche fin dalletà della pietra. Si trascurano i più
recenti dati sui flussi turistici nel Belpaese, dati che
evidenziano come nelle città darte si fa il pieno.
Così come non viene adeguatamente considerato: che il
turismo culturale copre da solo l1,3 per cento
dellintero prodotto interno lordo italiano e
rappresenta il 25 per cento di tutta leconomia
turistica; e che i viaggiatori per cultura spendono in
media 105 euro al giorno contro i 70 dei semplici
vacanzieri da mare o da montagna. In conclusione, e con i
nuovi reperti archeologici, emerge più forte la necessit
di fare di più, di fare sistema, per la
crescita sia in quantità che in qualità, dei servizi
turistici legati ai beni culturali della Calabria, e per
la valorizzazione e linserimento degli stessi beni
in percorsi integrati ben pubblicizzati, anche
allestero e in grado di attrarre turismo, oltre che
testimonianze di epoche fantastiche. (*) geologo del Consiglio
Nazionale Amici della Terra Italia |
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