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AMICI DELLA TERRA

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ALCUNE ANTICIPAZIONI DEL RAPPORTO SULLO STATO DI SALUTE DEI MARI DI CALABRIA CON LA più ampia ed esclusiva varietà di spiagge della penisola

 

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 di  mario pileggi (*)

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L’offerta della Calabria, di spiagge con mare balneabile, è complessivamente di 621 chilometri, in pratica l’86,6 % della disponibilità totale di coste tirreniche e ioniche della regione.

Tra le più assolate, con le acque più trasparenti ed i fondali meno degradati del Mediterraneo, le spiagge offerte dalla Calabria rappresentano il 12,4 %  del totale dell’offerta nazionale comprensiva della penisola e delle isole d’Italia.

Un dato rilevante anche perché la Calabria offre la più grande ed esclusiva varietà di spiagge formate da rocce antichissime come gli ammassi granitici e paleozoici del tirreno reggino, vibonese e cosentino e  dello Ionio catanzarese, rocce presenti solo in località isolane come “La Maddalena” in Sardegna.

Ma c’è di più: se l’offerta del 2005 viene confrontata con quella degli anni passati nella stessa Calabria emerge una tendenza alla riduzione: dal 2001 con  638 chilometri di costa balneabile, l’offerta ha subito una riduzione continua a causa dei divieti di balneazione attualmente posti su 95,38 Km di costa. Questi divieti di balneazione, secondo i dati resi noti dal Ministero della Salute sono dovuti sia all’inquinamento delle acque sia a motivi diversi per una lunghezza di 36,13 Km. Una parte rilevante dei divieti per motivi diversi dall’inquinamento è posta in corrispondenza delle scogliere a difesa dell’erosione come nei comuni di Bagnara Calabra, Bova Marina, Palmi, Scilla e Seminara. Nella regione:  278 km di spiagge e ben centosedici comuni sono indicati a rischio d’erosione costiera nel Piano d’Assetto Idrogeologico della Calabria. 

Per  contrastare la preoccupante tendenza alla riduzione dell’offerta, oltre a migliorare la qualità batteriologica e la trasparenza  dell’acqua marina, occorre trasparenza e diffusione dei dati sulla realtà e l’evolversi dello stato di salute del mare come sollecitato dalla Corte dei Conti e dalle direttive europee sulla balneazione.

Sulle rilevanti differenze dei dati ufficiali degli Enti preposti: nel marzo scorso, ad esempio, la Giunta regionale ha dichiarato e chiesto ai comuni di porre divieti di balneazione su 80.979 metri di spiagge;  il Ministero della Salute, attualmente, segnala  95.383 metri, circa 15 Km in più, di divieti. Nella provincia di Reggio Calabria i divieti dichiarati a marzo  risultano  23.331 metri, dopo pochi mesi aumentano di oltre 10 Km fino a 33.453 metri. Alla  chiusura della stagione balneare 2004, sempre il Ministero della Salute segnalava divieti di balneazione per complessivi 91,6 Km mentre nel mese di marzo dello stesso anno la Giunta regionale ne aveva dichiarato circa 88 Km. Una variabilità di dati che non si verifica in nessuna altra regione d’Italia. Basta il confronto con  la confinante Basilicata dove la trasparenza dei dati e della analoga Delibera, datata 20 dicembre 2004, risulta più elevata e contiene i risultati delle analisi batteriologice e chimiche oltre all’individuazione delle zone idonee della costa ionica e tirrenica per l’anno 2005. Ed anche senza dichiarazione di idoneità alla balneazione d tratti di costa con Punti di prelievo sottocampionati.

Sempre in Basilicata l’offerta di spiagge balneabili  non subisce variazioni significative dal 2001e la percentuale di divieti di balneazione si mantiene intorno al 4 -5 % del totale della  costa, mentre in Calabria è il 13,3%, circa il triplo. Percentuale, quella calabrese, più alta della media nazionale, e più alta anche delle regioni dell’Adriatico e del Tirreno settentrionale sottoposte a stress d’attività economico-marittime ed a pressione antropica ed industriale assolutamente non paragonabili a quelle della Calabria. Il raffronto tra i dati dei mari calabresi e quelli relativi  all’Adriatico suscita non poche perplessità. Infatti appare strano che i divieti per inquinamento posti sulle coste di quattro regioni come Molise, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Basilicata, nel complesso, risultano di meno dei divieti posti in due soli comuni, Curinga e Lamezia Terme, del Tirreno catanzarese.

Dall’analisi dei dati emerge un quadro eterogeneo con tendenze differenti sia a livello comunale che provinciale a seconda del tipo divieto. Considerando, ad esempio, i divieti di ogni provincia in base allo sviluppo costiero, la classifica vede in testa Reggio Calabria con 33.453 metri di divieti pari al 16,48 % di costa disponibile. Segue Catanzaro con 15.220 metri di divieti su 102.600 metri disponibili ed una percentuale del 14,83%. Al terzo posto Cosenza con 31.482 metri di divieti, il 13,81% dei 227.900 metri di sviluppo costiero. Al quarto scende Crotone con 10.974 su 113.900 metri di disponibilità e la percentuale del 9,63% . In fondo, con il 6,23%, si mantiene Vibo Valenzia con 4.267 metri di divieti sui 68.400 metri di spiagge disponibili

A livello comunale, considerando solo la lunghezza dei divieti per inquinamento, la classifica vede ai primi due posti Reggio Calabria con 7.972 metri e Lamezia Terme con 7.019 metri. Seguono : Bagnara Calabra con 3.316, Cariati con 3149 e Curinga con 2.626 metri.

Inquinamento delle acque, distruzione della vegetazione delle dune costiere con saccheggio di sabbia dagli arenili spesso in prossimità di aree con resti archeologici di grande pregio, avanzamento del cuneo salino con distruzione di preziose falde idriche sono alcuni esempi dei fenomeni del degrado idrogeologico favoriti anche dall’assenza di Piani regionali e comunali di utilizzo organico delle risorse idriche e più in generale dalla mancanza di una seria politica di valorizzazione delle ingenti risorse naturali (spiagge, acqua per uso potabile e terapeutico, suoli, giacimenti minerari, ecc) disponibili.

 Alcuni dati forniti dai Consorzi di Bonifica Regionali evidenziano una tendenza preoccupante di allargamento dei cunei  marini nelle falde acquifere in corrispondenza delle zone a più alto sfruttamento agricolo della Calabria. Anche se non si dispone ancora di dati certi dell’entità degli emungimenti idrici di falda, nella sola piana di Sibari si stima che di 500-1000 pozzi esistenti agli inizi degli anni ’70 si è passati ai 5000-6000 pozzi degli anni attuali. La situazione del  basso Ionio appare più drammatica dall’ingresso del cuneo salino all’interno delle falde di adduzione alla città di Reggio Calabria.

In particolare il fenomeno insiste sulla fascia costiera ionica Cariati-Crotone, sulla piana di Sibari, Area dello Stretto, sulle pianure tirreniche di G. Tauro e  S. Eufemia, a causa sia di fenomeni  climatologici, che riguardano maggiormente il basso e alto Ionio, sia di irrazionali interventi antropici. Al minore apporto meteorico che si registra da diversi anni in termini di acqua disponibile nel suolo ed al valore climatologico per carenza di precipitazioni si aggiungono i cospicui  emungimenti dai pozzi con depauperamento delle falde idriche e l’avanzamento del cuneo salino.

E questo perché si continua con l’irrazionale utilizzo della risorsa acqua, dell’oro blù del terzo millennio, dell’elemento all’origine di gran parte dei conflitti in atto sul Pianeta e al centro della campagna promossa recentemente dall’ UNICEF in considerazione del fatto che il 21% dei bambini dei paesi in via di sviluppo soffre la penuria di acqua.

Invece di sviluppo e ricchezza, la troppa acqua disponibile in Calabria, perché, mediamente, piove di più che nelle altre regioni, provoca: movimenti franosi sui rilevi collinari e montani, alluvioni in pianura con l’allagamento ed il convogliamento anche di rifiuti e,quindi, l’inquinamento delle falde idriche e delle acque marine

In pratica, lo sviluppo del turismo sulle spiagge non può essere pensato separatamente dal resto del contesto territoriale retrostante. E ciò anche in considerazione del fatto che gli assetti idrogeomorfologici delle colline e delle montagne condizionano e sono condizionati dagli interventi antropici e naturali sulle coste.

                                                                        

                       Pertanto, un richiamo alla memoria storica aiuta a non trascurare che gran parte degli insediamenti residenziali, turistici, archeologici e industriali della Calabria sono localizzati lungo le fasce costiere; in quella parte di territorio dove per moltissimi secoli e fino ad alcuni decenni fa, malaria e desolazione hanno imperversato in lungo e largo per le continue e rovinose alluvioni e frane innescate dal venir meno dell’accorta politica di governo del territorio con l’equilibrio idrogeologico e la valorizzazione delle risorse naturali che caratterizzò la civiltà della Magna Grecia.  

Alcuni segnali  di discontinuità col passato del nuovo Consiglio regionale ed in particolare della nuova Giunta con tempestivi  interventi come quelli per pulizia del mare, ed anche la posizione unitaria, sui problemi della depurazione, di tutti gli eletti calabresi al Senato della Repubblica,  favoriscono l’inversione di tendenza per la riduzione dei divieti di balneazione e, quindi l’aumento dell’offerta di spiagge balenabili. Segnali positivi ed incoraggianti anche l’ottimismo della volontà per la più complessiva svolta necessaria per il risanamento, lo sviluppo sostenibile ed il miglioramento della qualità della vita nella regione.

(*) Geologo Presidente Club Amici della Terra Lamezia Terme

 IL  RAPPORTO SULLO STATO DI SALUTE DEI MARI DI CALABRIA 2005 SARA’ PRESENTATO NELLA PRIMA DECADE DI SETTEMBRE

 
 


PULIRE LAMEZIA ED IL SUO MARE PER AVVIARE LO SVILUPPO ECOSOSTENIBILE DELLE INGENTI RISORSE DEL TERRITORIO

 

CAUSE E RIMEDI DEI DIVIETI DI BALNEAZIONE

 

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di   Mario Pileggi  (*)

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documento completo con immagini in formato word

Dall’inizio della stagione balneare 2005, sono stati ridotti a meno di due chilometri i tratti di spiaggia utili per fare il bagno nel comune di Lamezia Terme.

Su altri otto tratti di complessivi 7.620 metri di litorale è stato dichiarato il divieto di balneazione per inquinamento con Delibere del 22 marzo scorso della precedente Giunta Regionale.

Recentemente, secondo i primi dati, in fase di aggiornamento, del sito web del ministero della salute, i tratti di divieto risultano sette per complessivi 6.865 metri. 

La differenza, al momento di 755 metri, con i dati dichiarati a marzo dalla Regione, se confermata farebbe scendere dall’86,3 % al 77,74 % la parte di spiaggia con divieti di balneazione.

Dati, in ogni caso, indicativi della gravità delle condizioni ambientali che, come quelle finanziarie, sono state lasciate in eredità al Sindaco Speranza ed al nuovo consiglio comunale di Lamezia Terme.

 

In particolare le zone di divieto temporaneo dichiarate a marzo dalla Giunta regionale sono localizzate: a) mille metri sud Torrente Bagni con un tratto lungo 1.927,708 metri; b) in direzione della Stazione FFSS S. di Pietro a Maida con un tratto di 1.408,749 metri; c) in località La conchiglia con un tratto di 1.483,958 metri; d) duecento metri a nord F.Amato con un tratto di 700 metri; e) duecento metri a sud Fiume Amato con un tratto di 800 metri; f) duecento metri a sud del Torrente Bagni con un tratto di 500 metri. Le altre due zone di divieto permanente per inquinamento sono localizzate: duecento metri in destra e sinistra Fiumara Bagni con un tratto lungo 400 metri e duecento metri in destra e sinistra Fiume Amato con un tratto di 400 metri.

 

I divieti recentemente inseriti e ancora in aggiornamento sul sito web del ministero della salute sono di:

- 2.150 metri da mille metri sud Torrente Bagno a 200 metri sud Fiume Amato;

-  854 metri da 200 metri a nord F. Amato a la Conchiglia;

- 1.211 metri direzione stazione FFSS S. Pietro A Maida;

- 403 metri Fiumara Bagni;

- 400 metri Fiume Amato;

- 1.436 metri la Conchiglia;

- 411 metri duecento metri sud T. Bagni.

 

La situazione del 2005 è analoga a quella del 2003 quando della salute del mare di Lamezia Terme si occupò il Parlamento nazionale con apposita interrogazione parlamentare al ministro dell’ambiente.

In pratica i divieti posti nella sola Lamezia  Terme superano di alcuni chilometri quelli posti su tutti i comuni dello Jonio catanzarese ( Botricello, Catanzaro, Cropani, Isca sullo Jonio, Satriano, Sellia Marina, Simeri Crichi e Soverato). Infatti nell’ambito della provincia di Catanzaro la situazione e ben diversa tra le zone tirreniche del lametino dove si arriva complessivamente a 9.882 metri divieti mentre nelle zone Joniche del catanzarese si arriva complessivamente a 4.852 metri, meno della metà. 

Gli altri comuni interessati di divieti per inquinamento sul Tirreno sono Curinga per complessivi 2.626 metri e Nocera Terinese per 391 metri.

Questi dati rendono evidente la gravità dello stato di salute del mare e, quindi, il fallimento della politica di governo del territorio e delle sue risorse ambientali degli ultimi anni. Il denaro speso ed i vari provvedimenti adottati a livello comunale, provinciale e regionale invece di ridurre i divieti hanno ridotto i tratti di spiaggia dove poter fare il bagno. La situazione, evidentemente, non cambierà con semplici operazioni gattopardesche e senza cambiare profondamente politica, metodi, uomini del passato. 

Considerando l’andamento dei divieti degli ultimi anni, come evidenziato nel grafico, emerge che l’aumento, di più del raddoppio dei divieti, si registra a partire dal 2002  ed in coincidenza del periodo in cui Lamezia Terme è rimasta senza Sindaco.

La presenza del nuovo consiglio comunale ed in particolare la sensibilità sui problemi dell’ambiente del prof. Speranza unitamente alla sua passione ed intelligenza politica rivolte a rilanciare l’immagine positiva di Lamezia Terme consentono di guardare al futuro con ottimismo e rassicurano sulla svolta necessaria sulla politica dell’ambiente. Una svolta favorita anche dalla presenza di una Giunta Regionale molto più attenta e da subito impegnata ad avviare il necessario risanamento ambientale anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni realmente impegnate a favorire uno sviluppo sostenibile.

Risolvere ed in tempi brevi il problema dei divieti è doveroso e possibile perché, a Lamezia Terme, l’inquinamento è essenzialmente legato alle acque reflue e localizzato in corrispondenza dei corsi d’acqua che nascono e si sviluppano nell’ambito degli stessi confini comunali o provinciali, a differenza di altre realtà territoriali con bacini molto estesi e con gravi problemi d’inquinamento chimico dei fondali.

È da considerare in ogni caso la specificità dei tredici corsi d’acqua: Spilinga, Bagni, Zuppello, Fella, Cantagalli; Piazza, Canne, Zangarona, S. Ippolito, Pesipe, Cottola, La Grazia e Turrina  che attraversano da nord a sud  tutto il territorio comunale e  quindi, anche le aree d’alimentazione delle falde idriche utilizzate per vari scopi. In proposito va considerato che Lamezia con ben 104 sorgenti e preziose falde idriche superficiali e profonde è uno dei comuni d’Italia più ricco di acqua.

L’estesa e diffusa rete idrologica costituita dai corsi d’acqua è stata una risorsa di grande rilevanza per lo sviluppo economico e degli insediamenti umani che da  millenni, grazie proprio alla grande disponibilità d’acqua,  popolano il territorio attualmente delimitato dai confini amministrativi di Lamezia Terme. Si pensi, ad esempio alle civiltà  precedenti e dell’epoca della Magna Grecia, a quella dei Normanni,  quando i territori collinari e montani e la pianura costiera erano organizzati e governati in modo da garantire il massimo d’equilibrio idrogeomorfologici e di produzione agricola, e l’acqua dei fiumi e delle sorgenti anche termali contribuiva ha produrre ricchezza e benessere.

 Come non va dimenticato che  nei periodi in cui l’acqua è stata mal gestita e non governata con la distruzione dei boschi  ed il saccheggio dei giacimenti minerari e del legname come avvenuto ad esempio in tarda epoca romana, alluvioni e frane hanno provocato miseria e morti per molti secoli. Gli  effetti disastrosi delle cosiddette calamità naturali e la loro connessione al malgoverno del territorio, nel lametino, sono stati così frequenti e rilevanti da essere riportati ad esempio e monito anche nella specifica letteratura scientifica regionale e nazionale. L’abbondanza d’acqua invece di sviluppo e ricchezza, rischia di  provocare: movimenti franosi sui rilevi collinari e montani, alluvioni in pianura con l’allagamento ed il convogliamento anche di rifiuti e, quindi, l’inquinamento delle falde idriche e delle acque marine.
Per il futuro di Lamezia è, quindi, determinante il ruolo svolto dalla risorsa acqua: l’oro blù del terzo millennio, l’elemento all’origine di gran parte dei conflitti in atto sul Pianeta, e al centro della campagna internazionale “Acqua per la vita” promossa dall’UNICEF in considerazione del fatto che il 21% dei bambini dei paesi in via di sviluppo soffre la penuria di acqua.
Sia nel lametino che nella regione, insieme ad azioni per migliorare l’ecoefficienza negli usi industriali, agricoli e civili, occorre sviluppare il quadro conoscitivo anche con elaborazione dei bilanci idrici di tutti i bacini e acquiferi e l’individuazione delle zone di irrazionale e sfruttamento delle risorse idriche per impedire anche l’ulteriore avanzamento delle acque salmastre.

Per tutelare la qualità delle acque interne e costiere e per promuovere un uso sostenibile della risorsa idrica è necessario accertare la percentuale delle acque reflue depurate e non depurate, lo stato della qualità dei corpi idrici superficiali e sotterranei, la stima del prelievo totale di acqua.

È necessario inoltre: approvare il Piano Regionale di tutela delle acque, realizzare investimenti nel campo della depurazione per colmare il deficit in base alle scadenze della 91/271/ CEE sul trattamento delle acque reflue urbane; intervenire sui processi produttivi per ridurre il carico inquinante.

Pertanto gli  "Amici della Terra" nel ribadire lo slogan d 'apertura del 3° Forum Mondiale dell'Acqua  di Kyoto: “ripulire i mari e creare una rete mondiale di scarichi non inquinanti”, ritengono che anche a Lamezia Terme non deve essere ignorato il programma per l'ambiente delle Nazioni Unite, l'Unep, che richiama l'attenzione dei governi sulla riduzione delle emissioni di sostanze inquinanti nei mari ed evidenzia come circa il 40 per cento della popolazione mondiale vive entro un raggio di 60 chilometri dalle coste marine, molte delle quali sono minacciate dagli scarichi dei sistemi fognari che non sono opportunamente trattati.

In pratica si tratta di realizzare un omologo marino del Protocollo di Kyoto sulle emissioni di gas ad effetto serra nell'atmosfera che però prenda di mira non l'anidride carbonica, ma gli scarichi di sostanze inquinanti che minacciano la vita nei mari, prime fra tutte quelle che provengono dalle fogne non depurate; e, quindi, di risanare l'ambiente marino una volta per tutte e dare alle future generazioni dei servizi più sicuri, acqua più pulita e coste più pulite.

Geologo - presidente Amici della Terra Lamezia Terme

 

UN NUOVO GIACIMENTO ARCHEOLOGICO NEL RICCO itinerario dal tirreno allo jonio tra i Golfi di Squillace e S. Eufemia  proposto e curato dagli “Amici della Terra”

 

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di Mario Pileggi (*)

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Scoperto un nuovo insediamento di tipo ellenico sul margine di un terrazzo marino, ad una quota di circa 100 metri sul livello del mare, nel centro della Calabria.

Nella piccola parte di scavi già effettuati sono emersi muri di struttura abitativa, vasellame e utensili di varia forma e dimensioni risalenti a molti secoli avanti Cristo.

Nel contesto di un territorio modellato, nei millenni trascorsi, dalla rilevante azione erosiva e di deposito delle acque dei corsi d’acqua attualmente denominati Amato, Cottola e Pesipe, e dal sollevamento tettonico, gli scavi mettono in luce anche la natura e lo spessore, di circa un metro, dei terreni, costituiti prevalentemente da sabbie, ghiaie e ciottoli, che ricoprivano i resti dell’antico insediamento.


La composizione mineralogica dei frammenti  indica inequivocabilmente la provenienza dalle rocce cristallino-metamorfiche affioranti sui versanti dei rilievi circostanti la zona sul margine settentrionale del massiccio delle Serre e dei Monti che limitano a meridionale la Sila. La forma, arrotondata e appiattita, dei ciottoli indica come gli stessi, prima di essere depositati nell’attuale sito, hanno subito un rilevante modellamento sia in ambiente fluviale che di spiaggia: l’arrotondamento è legato all’azione di rotolio sul fondo dei fiumi per la spinta dell’acqua mentre la forma piatta testimonia l’azione abrasiva subita in ambiente di litorale.

La scoperta arricchisce di un nuovo tassello il mosaico che testimonia la remota e diffusa presenza dell’uomo nella regione ed in particolare nel contesto di una delle tappe dell’itinerario tra i Golfi di Squillace e S. Eufemia  proposto dagli “Amici della Terra”.


In proposito, accresce il valore dei beni archeologici della zona la specificit geoambientale del contesto caratterizzato dalla presenza di rocce di molte centinaia di milioni d’anni con preziosi accumuli di minerali utili, con impresse le testimonianze dei vari processi naturali che hanno portato alla nascita ed evoluzione di tutta la storia del territorio italiano. Contesto caratterizzato da una rilevante disponibilità di sorgenti naturali e falde idriche con acqua potabile d’ottima qualità e tra le migliori d’Europa. E caratterizzato anche dal fatto che l’istmo, denominato “Stretta di Catanzaro”, la via di comunicazione più breve, appena trenta chilometri in linea d’aria, per giungere dalla sponda tirrenica a quella ionica della Calabria e, quindi per il commercio, ad esempio dell’ossidiana proveniente da Lipari, anche nell’età della pietra. Una via di comunicazione tra i due mari, percorribile facilmente e tutto l’anno perché si sviluppa in pianura e bassa collina, senza neve, a differenza di tutti gli altri valichi, posti a quote più elevate e difficilmente percorribili d’inverno, del resto della Catena appenninica.

Grazie a questa specificità, nello stesso territorio, si registra la presenza del ben noto regno del re Italo che ha dato il nome a tutta la Nazione, e dell’evoluto popolo dei Feaci descritto da Omero. Secondo due eminenti studiosi tedeschi, Hans & Armin Wolf dell’Università di Francoforte, il più antico documento scritto con dati geografici del territorio calabrese risalenti all’VIII secolo a.C. è l’Odissea di Omero); in pratica, i Wolf, con rigorosa ricostruzione scientifica riportata nel volume Die wirkliche Reise des Odysseus dimostrano come il territorio del regno dei Feaci si estendesse tra i due golfi dell’attuale provincia di Catanzaro. Nel descrivere la reggia di Alcinoo, re dei Feaci, Omero mette in grande evidenza l'abbondanza di metalli preziosi con cui essa era fatta e la ricchezza degli oggetti che vi erano contenuti.

La Calabria è la sola regione penisola del Mediterraneo circondata dal mare e con i caratteri geografico-marittimi, dalla quale possibile raggiungere Itaca,  per come descritto da Omero; ed è anche la sola regione appenninica d’Italia dove si trovano giacimenti minerari e rocce come i graniti affioranti soltanto nelle grandi isole come la Sardegna e la Corsica e poi nelle Alpi.

D’altra parte considerando gli aspetti geoambientali e gli effetti di terremoti, frane e alluvioni e dei vari processi di evoluzione idrogeomorfologica del territorio che, dal Paleolitico ad oggi, hanno condizionato la qualità della vita delle popolazioni e la scelta dei vari siti per costruire e,o ricostruire i propri insediamenti, si può anche comprendere il perché non troviamo gli antichi centri abitati e, quindi, individuare dove gli stessi possono essere rinvenuti.

Questi pochi esempi danno un’idea della rilevanza storico-geografica e delle potenzialità turistiche offerte dall’itinerario indicato dagli Amici della Terra di Lamezia Terme, dove si può osservare e leggere la più ampia documentazione storica sia delle vicende umane fin dall’et della Pietra, sia dei processi che hanno originato e modellato l’attuale aspetto geografico della penisola.

Un itinerario finalizzato, tra l’altro, al recupero della memoria storica sia delle vicende umane scritte nei libri di storia e nelle cronache di ogni epoca, sia dei processi geodinamici ed idrogeomorfologici che si possono leggere nelle rocce e forme del territorio regionale.

 


Dall’intreccio tra dinamica degli assetti geo-ambientali e principali vicende ed evoluzione degli insediamenti umani a partire dal Paleolitico, emerge, ad esempio, la rilevanza degli effetti, su popolazioni e paesaggio, della sismicità del territorio, e del suo assetto idrogeologico.  Infatti, nei periodi di buon governo e di razionale utilizzo delle risorse del territorio, come ad esempio durante la civiltà della Magna Grecia, la grande disponibilità d’acqua e di suoli fertili, ha prodotto ricchezza e benessere: significative in proposito le rilevanti quantità delle produzioni agricole del periodo e le preziose monete di Terina raffigurante l’acqua delle Terme di Caronte. D’altra parte, nei periodi in cui il territorio e l’acqua sono stati mal gestiti e,o e non governati con il saccheggio di minerali, come ad esempio,l’argento, il ferro, il rame dei numerosi giacimenti minerari disponibili, e del legname dai boschi come avvenuto ad esempio in tarda epoca romana o nelle successive epoche di colonizzazione, alluvioni e frane hanno provocato miseria e morti.

In proposito, esempi di preziose pubblicazioni ricche di dati e cartografia storica di alto valore scientifico e culturale sono il libro “Di Terra e di Mare: Itinerari, uomini, economie, personaggi nella costa napitina moderna” di recente scritto dal Prof. S. Di Bella e dall’Arch. G. Iuffrida ed i due tomi titolati “Tra l’Amato e il Savuto” di G. De Sensi Sestito, docente di Storia antica e presidente del Corso di laurea in Storia dell'Università della Calabria.

Ma in Calabria ed in particolare nella classe di governo e politica regionale non cè ancora adeguata consapevolezza del fatto di vivere in uno dei pochi i luoghi al mondo che godono di particolarità geologiche con siti archeologici in grado di testimoniare civiltà antichissime e presenze antropiche fin dall’età della pietra.

Si trascurano i più recenti dati sui flussi turistici nel Belpaese, dati che evidenziano come nelle città d’arte si fa il pieno. Così come non viene adeguatamente considerato: che il turismo culturale copre da solo l’1,3 per cento dell’intero prodotto interno lordo italiano e rappresenta il 25 per cento di tutta l’economia turistica; e che i viaggiatori per cultura spendono in media 105 euro al giorno contro i 70 dei semplici vacanzieri da mare o da montagna.

In conclusione, e con i nuovi reperti archeologici, emerge più forte la necessit di fare di più, di “fare sistema”, per la crescita sia in quantità che in qualità, dei servizi turistici legati ai beni culturali della Calabria, e per la valorizzazione e l’inserimento degli stessi beni in percorsi integrati ben pubblicizzati, anche all’estero e in grado di attrarre turismo, oltre che testimonianze di epoche fantastiche.

 

(*) geologo del Consiglio Nazionale “Amici della Terra Italia


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