AMICI DELLA TERRA |
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| 18/03/06 celebrare
la GIORNATA MONDIALE DELLACQUA promossa
DaLLONU per
VALORIZZARE LA GRANDE DISPONIBILITà DI RISORSE IDRICHE
ED EVITARE LINQUINAMENTO Poche
iniziative nel lametino per la Giornata Mondiale
dellAcqua promossa dalle Nazioni Unite per il 22
marzo. A differenza di tanti altri luoghi del
Pianeta, scarse o assenti le iniziative da parte
dOrganizzazioni, Istituti ed Enti preposti e
finanziati: per informare e educare tutti i cittadini
affinché diventino soggetti attivi nel processo di
gestione delle risorse idriche e di tutela dell'ambiente
da cui l'acqua trae origine; per assicurare il
riconoscimento generale dell'acqua come elemento prezioso
e vitale da rispettare attraverso un uso sostenibile per
l'ambiente; per promuovere la conoscenza dell'acqua come
fattore essenziale per l'agricoltura e per una sana
alimentazione. Sulla
specificità acqua nel lametino innanzitutto due aspetti
da non sottovalutare. Il primo
è la grande disponibilità doro blu del lametino:
lacqua, infatti, ha sempre condizionato fortemente
la vita, la scelta dei luoghi dove ubicare i centri
abitati e le condizioni socio-economiche delle
popolazioni che da millenni hanno abitato lo stesso
territorio lametino. Laltro
aspetto riguarda i rischi dinquinamento e di
depauperamento delle stesse risorse idriche a causa dei
diversi fattori come, ad esempio, le discariche abusive
disseminate sul territorio e ben documentate da alcuni
servizi televisivi trasmessi nelle scorse settimane da
City One e Viva VoceTV nelle scorse settimane. Le
immagini dei luoghi e dei rifiuti mandate in onda dalle
televisioni evidenziano una realtà gravida di rischi non
solo e non tanto per le acque e lo stato di salute del
mare. E questo perché i rifiuti presenti nelle stesse
discariche poggiano sopra terreni alluvionali porosi e
permeabili nei quali circola lacqua che alimenta le
falde idriche. In
pratica, lacqua che finisce sopra i rifiuti
scioglie e si carica di tutte le sostanze nocive presenti
nella discarica, poi penetra nei pori del terreno
sottostante e scende accumulandosi nelle falde idriche.
In seguito, attraverso i pozzi, la stessa acqua con il
suo carico di sostanze nocive ritorna in superficie per
essere utilizzata ad esempio per irrigare i campi o altri
scopi. Per comprendere come e
dove intervenire per evitare e, o provenire eventuali
inquinamenti e, quindi, per stimolare comportamenti
diffusi nella popolazione e utili per la tutela ed il
razionale utilizzo dellacqua, non bisogna
trascurare di considerare altri aspetti legati alle cause
ed effetti dellinquinamento.
La
contaminazione delle acque destinate per il consumo umano
non può avvenire soltanto durante il percorso compreso
tra il momento in cui lacqua cade sotto forma
pioggia fino a quando raggiunge la zona in cui viene
prelevata per essere utilizzata. Infatti,
per quanto riguarda le acque potabili,
linquinamento può inoltre avvenire sia durante il
trattamento di potabilizzazione e disinfezione e sia
dopo, cioè durante il percorso seguito nella rete di
distribuzione dellacquedotto fino a quando esce dai
rubinetti. Per quanto riguarda i meno
noti fenomeni di contaminazione legati ai processi di
potabilizzazione e disinfezione delle acque va
considerato che il cloro e lipoclorito di sodio
utilizzati come disinfettanti, reagendo con le altre
sostanze dorigine naturale (acidi umici ecc) o
artificiale presenti nellacqua stessa possono
produrre pericolose sostanze tossiche.
Alcune di queste sostanze
dannose per la salute riscontrate in altre regioni
dItalia sono ad esempio i composti organici
alogenati (trialometani, cloroformio,
diclorobromometano), gli jododerivati il PCB, e altri
polialogenati. Sulla pericolosità di dette sostanze è
da considerare che i PCB sono stati indicati
tossici per il fegato e possono provocare malattie come
le neuropatie periferiche e linsorgenza di
cloracne. Altre forme dinquinamento possono
verificarsi durante il percorso compreso tra lopera
di presa e, o la zona di trattamento e luscita dai
rubinetti.
Nel
ribadire la necessità di favorire il diffondersi nella
popolazione di comportamenti idonei ad evitare sprechi
e,o eventuali inquinamenti, appare utile riproporre
alcuni interessanti dati contenuti nel programma
triennale 1989-91 per la tutela ambientale delle
proposte programmatiche della provincia di
Catanzaro. Nella
pagina diciannove di detto programma per la tutela
dellAmbiente della provincia si legge: nella
provincia di Catanzaro interventi nel settore in oggetto,
assumono estrema rilevanza poiché lattuale stato
di salvaguardia delle risorse idriche e delle
infrastrutture acquedottistiche e fognarie, risultano
notevolmente distanti da uno stato di efficienza e
razionalità. A fronte
di unevidente scarsa disponibilità di risorse
finanziarie, le problematiche da approfondire sono invece
molto estese e complesse. Da una ricognizione sommaria
scaturisce che: -sono
evidenti i sintomi di inquinamento delle acque fluviali e
costiere da sorgenti inquinamenti di origine civile; -stato di
fatiscenza delle reti acquedottistiche (con 40% di
perdite sul flusso erogato) che abbatte fortemente il
livello del servizio; - basso
livello di quantità delle acque costiere con molte aree
dove i limiti di balnebilità imposti delle normative
sono superati; -rischio
di inquinamento delle falde subalvee usate per prelievi a
fini potabili. Il rischio è causato dalla diffusione di
discaricare incontrollate e dall inquinamento del
suolo; -
insufficienza e obsolescenza della rete fognari; - forti
carenze gestionali degli impianti depurativi, compresso
quelli basati su tecnologia semplificate; -
assoluta inadeguatezza dello stato di conoscenza delle
risorse idriche, dei fabbisogni e delle risorse
vulnerabili dal punto di vista ambientale; -
bassissimo grado di funzionalità degli impianti di
depurazione dovuto soprattutto a carenze di manutenzione; - estremo
frazionamento degli impianti depurativi; -
incontrollato smaltimento dei fanghi attivi. Questi
dati storici riferiti alla situazione di quindici anni fa
non sembrano molto lontano dalla condizione attuale della
provincia di Catanzaro. E, con la celebrazione della
Giornata Mondiale dellAcqua, sorge spontanea la
domanda: in che modo e con quali mezzi la provincia
intende affrontare e risolvere i problemi delle risorse
idriche sopra elencati ? Sulla a
rilevanza del patrimonio idrico da tutelare e valorizzare
nel comune di Lamezia Terme giova ricordare che nei 162
chilometri quadrati del territorio di Lamezia Terme i
vari studi effettuati negli hanno permesso di rilevate
ben 104 Sorgenti con portata maggiore a 6 litri al
minuto, localizzate in prevalenza sulle zone collinari e
montane oltre a preziose falde idriche in pianura. Oltre
al gruppo delle preziose sorgenti di Caronte con acqua
termale-sulfurea e portata di 47 litri al secondo,
nel territorio comunale, sono state rilevate sorgenti di
acqua oligominerale con portate di molte centinaia di
litri al secondo. Per farsi unidea della
rilevanza della qualità e quantità dacqua
disponibile basta pensare che per garantire
lerogazione 24 ore al giorno in ogni casa a 75 mila
abitanti necessitano circa 7 miliardi di acqua
allanno, cioè quasi la terza parte di quella
disponibile dalle quattro sorgenti più importanti
presenti nellambito del territorio comunale. Giova
anche ricordare che lUnione Europea ha definito le
linee della politica comunitaria sulle acque affermando i
seguenti principi: fondare la politica e le
attività che riguardano il settore delle risorse idriche
sul principio di precauzione; basare lazione
di tutela prioritariamente sulla prevenzione
dellinquinamento e su interventi alla fonte; far
pagare i costi del risanamento a chi provoca
linquinamento; integrare la politica di
tutela delle acque con le altre politiche settoriali
riguardanti la pianificazione territoriale e le politiche
produttive, in particolare le politiche agricole; conseguire
unalto livello di protezione della salute umana;
basare gli interventi su opportune valutazioni
costi/benefici. Secondo
lunione Europea la grande sfida culturale e
tecnologica che ci attende in questo campo, al fine di un
uso sostenibile della risorsa, è quella del ripensare
globalmente al sistema che ha portato alla realizzazione
delle grandi reti urbane di distribuzione dellacqua
potabile e di collettamento e trattamento delle acque di
pioggia e delle acque di scarico. In questo ambito
andranno in particolare condotte ricerche per comparare
sistemi centralizzati con sistemi decentrati,
comprendendo anche il riutilizzo o lo smaltimento
ottimale dei fanghi di depurazione. Bisogna poi mettere a
punto tecnologie per un uso plurimo dellacqua e per
ridurre lo spreco, al fine di giungere ad un utilizzo
sostenibile in agricoltura, nellindustria e nelle
città. Certamente,
al fine di ridurre linquinamento che grava sui
bacini altamente antropizzati, non si può intervenire
solo sul trattamento delle emissioni puntiformi, ma si
devono mettere in campo strategie di intervento per
contenere le emissioni diffuse. Si tratta quindi di
orientare le ricerche sulla prevenzione
dellinquinamento dai siti potenzialmente
contaminati, dai sedimenti, dalle discariche controllate,
nonché - e soprattutto sulla riduzione
dellinquinamento dovuto alle pratiche agricole
intensive. La protezione dei corpi idrici
dallinquinamento comporta la necessità di
migliorare sempre più i sistemi di monitoraggio,
concentrando la ricerca sulla velocità di risposta, al
fine di poter mettere in atto strategie di intervento
adeguate alla necessità di minimizzare i rischi per
lambiente e la popolazione. Questa problematica si
applica sempre di più alla previsione anche
quantitativa, al fine di ridurre i rischi di piene e di
prevenire adeguatamente i fenomeni di prolungata
siccità, entrambi rischi crescenti in particolare
nellarea Mediterranea. Geologo Mario Pileggi Presidente Amici della
Terra Lamezia Terme 1) LINK Alcuni dati contenuti nel Rapporto ONU Acqua, una
responsabilità condivisa da
considerare e confrontare con la realtà lametina: 1.
Un miliardo e cento milioni di persone, più o meno un
sesto della popolazione mondiale, non hanno accesso
ad acqua sicura e 2 miliardi e 400 milioni,
ossia il 40 per cento della popolazione del pianeta, non
dispongono di impianti igienici adeguati. 2.
Ogni giorno, circa 6.000 bambini muoiono per malattie
causate da acqua inquinata, da impianti sanitari
e da livelli di igiene inadeguati come se 20 jumbo
jet si schiantassero ogni giorno. 3.
Si stima che acqua non potabile e impianti igienici
inadeguati siano allorigine dell80
per cento di tutte le malattie presenti nel
mondo in via di sviluppo. 4.
Donne e bambine tendono a soffrire
maggiormente a causa della mancanza di impianti igienici.
5.
Lo sciacquone della toilette in un paese
occidentale impiega una quantità dacqua
equivalente a quella che, nel mondo in via di sviluppo,
una persona media impiega per lavare, bere, pulire e
cucinare nellarco di unintera giornata. 6. Nel
corso del secolo scorso luso
dellacqua è aumentato del doppio rispetto
al tasso di crescita della popolazione. Il Medio Oriente,
il Nord Africa e lAsia meridionale soffrono di
carenze idriche croniche. 7.
Nei Paesi in via di sviluppo fino al 90 per cento delle acque
reflue viene scaricato senza subire alcun genere
di trattamento. 8.
Il pompaggio intensivo delle acque freatiche
per ricavare acqua da bere e per lirrigazione ha
fatto sì che in numerose regioni i livelli
dellacqua siano diminuiti di decine di metri,
costringendo le persone a bere acqua di qualità
scadente. 9.
Nei Paesi in via di sviluppo le perdite di acqua causate
da dispersioni, allacci illegali e sprechi
ammontano a circa il 50 per cento dellacqua da bere
e al 60 per cento dellacqua irrigua. 10.
Nel corso degli anni 90 le inondazioni
hanno interessato più del 75 per cento di tutte le
persone colpite da disastri naturali, causando più del
33 per cento del totale dei costi stimati per i disastri
naturali. 2) LINK Le
differenze dei requisiti richiesti dalla
legislazione per lacqua in bottiglia e quella degli
acquedotti. Ma
cè di più: i calabresi che non possono bere
lacqua potabile che non arriva nei rubinetti sono
costretti a comprare, ad un costo circa 500 volte
superiore, lacqua minerale in bottiglia
regolamentata fino al 2003 da una legislazione ritenuta
troppo permissiva anche dalla Unione europea. La
normativa sulle acque destinate al consumo umano infatti
non è ritenuta dalla comunità scientifica adeguata a
salvaguardare pienamente la salute. E si comprende il
perché considerando ad esempio comè fissata
la CMA (Concentrazione Massima Ammissibile)
dellarsenico che se assunto in dosi anche molto
basse ma per lunghi periodi, come altre sostanze nocive,
può far insorgere malattie gravi. La nuova
normativa, in vigore da dicembre scorso, prevede come CMA
darsenico: una riduzione da 50 a 10
microgrammi per litro per le acque potabili; e una
riduzione da 200 a 50 microgrammi per litro per le acque
minerali. In
pratica la CMA ritenuta dannosa e da ridurre per le acque
potabili è adottata per le minerali. E questo perché le
acque minerali sono considerate bevande come
ad esempio il vino o la gassosa e, quindi soggette ad una
normativa meno restrittiva rispetto allacqua
potabile. Lincongruenza è giustificata dal fatto
che le bevande non possano essere assunte nelle stesse
quantità delle acque potabili. E così, ad esempio, per
il vino la CMA di piombo è maggiore di quella prevista
per lacqua potabile perché si ritiene che se una
persona assumesse due litri di vino il giorno, prima
delle intossicazioni da piombo andrebbe incontro ad altre
gravi controindicazioni per la salute. Ma
cè di più, risultati di apposite ricerche svedesi
del 1979 confermati da altri studi tossicologici,
epidemiologici e geochimici hanno dimostrano come
larsenico poteva ingenerare linsorgenza di
neoplasie a partire da concentrazioni molto basse negli
alimenti e nellacqua potabile con quantità uguali
o superiori a 10 microgrammi per litro di arsenico.
Va inoltre considerato che negli stessi anni la CMA
prevista dalle normative internazionali ed adottate da
tutti i Paesi occidentali era di 50 microgrammi per litro
e che solo nel 1993 lO.M.S. (Organizzazione
Mondiale della Sanità) ha raccomandato ladozione
di CMA uguale a 10 µg/L. Questo ultimo valore, nel
maggio del 2000 negli USA, non è stato ritenuto
cautelativo ed è stato indicato di adottare il valore di
5 per limmediato e di 3 come obiettivo finale, e
decisi sostanziosi stanziamenti per avviare il
risanamento finalizzato allabbassamento del limite
dellarsenico a 5µg/L. La
presenza nelle acque di sostanze come larsenico non
è dovuta soltanto ad inquinamento antropico ed
industriale. Alcune sostanze molto tossiche come ad
esempio arsenico, mercurio, boro e fluoro possono essere
disciolti naturalmente nellacqua che circola in
rocce come quelle vulcaniche alcali-potassiche del
quaternario dellItalia centrale, con vulcanismo
attivo come nellisola di Vulcano o caratterizzate
da particolari processi idrotermali. Si consideri che la
gran disponibilità dacqua del lago di Vico nel
Lazio non può essere utilizzata per scopi idropotabili
perché presenta concentrazioni darsenico superiori
a quelli indicati come ammissibili dallUnione
Europea. Geologo Mario Pileggi Presidente Amici della
Terra Lamezia Terme |
||
| il Presidente
lassenza
dinformazione sulla qualità delle acque condanna
della Corte di Giustizia delle comunità europee COSA
SI STA FACENDO PER EVITARE I DIVIETI DI BALNEAZIONE ? ---------------- di
Mario Pileggi Il
Rapporto sullo Stato di Salute del Mare che da
molti anni viene redatto dallAssociazione ONLUS
Amici della Terra di Lamezia Terme e le
novità sulla balneazione introdotte la scorsa settimana
dalla Unione Europea, saranno resi noti in
apposita iniziativa pubblica unitamente ad altre
Organizzazioni impegnate alla valorizzazione
dellambiente e per lo sviluppo sostenibile. |
||
| Oltre ai dati più recenti sulla qualità
delle acque, il Rapporto mette in evidenza cause,
rimedi e le variazioni dellinquinamento e, quindi,
dei divieti di balneazione, negli ultimi anni. Secondo
i dati del ministero della salute, alla fine
dellultima stagione balneare, sui 5 comuni del
Tirreno catanzarese i tratti di divieto per
inquinamento sono sei, e lunghi complessivamente 6.783
metri, distribuiti nei comuni di Curinga, Lamezia Terme e
Nocera Terinese. Divieti
che, nonostante la notevole riduzione rispetto allinizio
della stagione balneare, risultano ancora rilevanti e
superiori a quelli di tutti i 19 comuni dello Ionio
catanzarese. Basta considerare che sui 19 comuni
bagnati dal Mare Ionio della stessa provincia, con una
lunghezza di costa e pressioni antropiche notevolmente
superiore, i divieti risultano complessivamente 5.075
metri, compresi quelli per motivi diversi
dallinquinamento come per il porto di Catanzaro
Lido. Sullintera provincia, ad inizio stagione, sui
102.600 metri di spiagge disponibili i divieti sui
due mari risultavano complessivamente 15.220 metri
con una percentuale del 14,83%. Così
comè significativo il preoccupante silenzio
delle Autorità preposte sulle misure adottate per il
monitoraggio ed il risanamento del mare. Daltra
parte non possono essere ignorati avvenimenti e
dichiarazioni rese note dai vari mezzi
dinformazione sulle navi dei veleni
e sui problemi affrontati nei giorni scorsi dalla Commissione
parlamentare dinchiesta sul ciclo dei rifiuti e
sulle attività illecite ad esso connesse con i
magistrati della Procura di Catanzaro e di Paola. Cosa
hanno fatto e cosa stanno facendo i vari Enti interessati
per impedire che il primo maggio 2006, allapertura
della stagione balneare, siano riproposti divieti di
balneazione? Quali
misure si adottano per eliminare o ridurre i fattori di
rischio cui sono sottoposti i vari tratti di costa anche
indicati negli elaborati del Piano stralcio di Assetto
Idrogeologico della Calabria? Purtroppo,
si continua, da parte degli Enti preposti, con le carenze
informative sottolineate nella Seconda Relazione
sullinquinamento delle coste e gestione degli
impianti di depurazione nei comuni costieri della fascia
tirrenica compresi nelle province di Vibo Valentia,
Catanzaro e Cosenza della Sezione Regionale di
Controllo della Corte dei Conti. Relazione dove si
legge: nessuna puntuale informazione alla
popolazione, alle imprese, alla comunità scientifica è
stata fornita dalle autorità, nonostante nella stagione
balneare i risultati esposti negli allegati ben
noti alle autorità sanitarie concretino
lesposizione della popolazione ad una serie di
possibili rischi derivanti dalla balneazione. Al
proposito è bene segnalare che la maggior parte delle
ASL (v. ad esempio, Paola, Lamezia Terme, Vibo Valentia)
non ha ritenuto di adottare nessuna misura consequenziale
rispetto alla gravità della situazione già illustrata
nella precedente relazione. In
proposito sulla specificità della realtà lametina è da
ricordare quanto evidenziato nella prima Relazione della
Corte dei Conti sia sulle inadempienze per il
monitoraggio delle acque marine, per il monitoraggio
degli scarichi civili ed industriali privati e pubblici e
per lattività di prevenzione
dellinquinamento del mare, sia sulla mancanza di
coordinamento tra vari Enti. Come non si continuare
ad può ignorare che nel POR redatto dal comune di
Lamezia Terme sulla Situazione Ambientale è scritto:
Le fasce litoranee di Lamezia Terme rappresentano,
nei fatti, un ambiente forse il più ricco di
patrimoni morfologici, naturalistici e produttivi di
tutta la piana lametina, e allo stesso tempo il più
aggredito sia dalle competizioni di usi urbani ed
infrastrutturali di grande impatto e a volte di scarsa
compatibilità reciproca, sia dallo strisciante
abbassamento dei livelli di manutenzione e dal
diffondersi di impropri o almeno molto trasandati usi
degli apparati naturali, artificiali e
naturalistico-artificiali, che le opere di bonifica
avevano indirizzato, con ingenti investimenti di denaro
pubblico, di lavoro e di intelligenza progettuale, alla
definizione e alla protezione del moderno assetto
ambientale e produttivo della pianura costiera. Il
territorio delle fasce litoranee di Lamezia Terme è
compreso in unarea vasta di tutela istituita
con D.M. del 7.7.1967 protezione delle
bellezze naturali. Si tratta di un vincolo che
agisce su tutto il territorio dellex Comune di S.
Eufemia e che non preclude la possibilità di modificare
lo stato dei luoghi, ma obbliga lapprovazione delle
opere allassenso dellorgano competente, che
in questa circostanza è costituito dalla Regione e dagli
uffici delle Soprintendenze. Da allora si sono succeduti
importanti atti istituzionali e pianificatori:
lunificazione dei tre comuni della Piana nel 1968,
il programma di fabbricazione nel 1978, il piano
regolatore generale di Lamezia Terme nel 1998 approvato
in un quadro di tutela ambientale regionale e statale
molto evoluto rispetto a quello degli anni
sessanta. È
del tutto evidente il fallimento della politica di
governo del territorio e delle sue risorse ambientali
degli ultimi anni, Il denaro pubblico speso ed i vari
provvedimenti adottati invece di ridurre i divieti di
balneazione hanno ridotto i tratti di spiaggia dove fare
i bagni. Danni e guasti non limitati al mare ma estesi
alla terra ferma e al suo assetto idrogeologico. Un
andazzo che accresce i rischi e non cambierà con
semplici operazioni gattopardesche, mantenendo gli
ecofurbi affaristi e incompetenti nei posti decisionali,
e con le passerelle di parolai e dei soliti politicanti
locali e nazionali. In
proposito va considerata lultima condanna
allItalia della Corte di Giustizia delle
Comunità Europee per non aver adottato, entro il
termine prescritto, le disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi
alla direttiva del Parlamento europeo in materia
dinquinamento delle acque (Sentenza del 12
gennaio 2006, causa C-85/05). E, la condanna legata
alla violazione della direttiva sulla qualita' dell'aria,
all'altra che fissa i valori limite per biossido di
azoto, ossidi di azoto, particelle e il piombo ed alla
decisione della Commissione sul questionario annuale da
redigere ai sensi delle due direttive. Per
completare il quadro va considerato che, oltre alle due
recenti condanne sopra accennate, l'Italia ha altre 4
procedure aperte in materia di acque: due ancora sulla
Direttiva quadro Acque (mancata comunicazione della
designazione dei bacini idrografici, mancata relazione
sugli studi ambientali di ogni distretto idrografico), la
terza sul mancato rispetto della Direttiva del 1991 sul
trattamento e la raccolta delle acque reflue urbane, la
quarta riguarda l'inquinamento di due corsi dacqua
e la mancata realizzazione dell'impianto di depurazione
acque in una città del nord. Un quadro poco rassicurante
anche in considerazione dellapprovazione della
Legge Delega in materia ambientale che, non solo non
recepisce adeguatamente la Direttiva europea ma,
stravolge completamente il governo delle acque in Italia,
e pone le basi per aumentare i rischi idrogeologici e
ridurre ulteriormente la qualità e disponibilità delle
nostre acque. Sul
che fare, per pulire i mari e la sicurezza delle
popolazioni, occorre, ad esempio, applicare la
nuova direttiva UE che indica come tutti i mari
europei (ma anche i fiumi e i laghi balneabili) dovranno
essere rigorosamente classificati in base alla qualità
delle loro acque: scarsa, sufficiente, buona e
eccellente, e gli Stati membri dovranno adottare
misure per informare adeguatamente il pubblico, per
verificare i valori qualitativi delle acque e per far
diventare quanto prima eccellenti o buone quante più
acque possibile. Così
come necessita considerare quanto emerso nei mesi scorsi
da due importanti eventi internazionali sul Mediterraneo.
Il primo del novembre scorso è la settimana
dellacqua organizzato dalle Nazioni
Unite, dalla Commissione Economica e Sociale
dellAsia Occidentale (ESCWA), dal Partenierato
Globale per lAcqua (GWP), dallUfficio di
Informazioni del Mediterraneo, Educazione, Cultura e
Sviluppo Sostenibile (MIO-ECSD) oltre che dal Ministero
dellEnergia e dellAcqua del Libano. Secondo
il Piano di Azione per il Mediterraneo del Programma
Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP/MAP) tra i
maggiori inquinatori del Mediterraneo sono da elencare le
città costiere, lagricoltura intensiva e
lindustria: è perciò vitale coinvolgere
attivamente gli stakeholders direttamente collegati a
queste attività per realizzare misure incisive. Come
risposta a questa sfida l UNEP/MAP, con il sostegno
del Fondo Globale per lAmbiente (GEF), ha elaborato
un programma di azione strategico (SAP/MED) che
identifica a livello regionale le sostanze nocive che
devono essere eliminate nei prossimi 25 anni e
richiede ai paesi della regione di elaborare e attuare
piani di azione per combattere linquinamento marino
proveniente da attività terrestri (NAPs). Laltro
evento di ottobre scorso, è il Forum internazionale
di Atene promosso da UNEP/MAP e MIO-ECSD che ha
coinvolto più di 100 rappresentanti di Governi,
autorità locali, industria, agricoltura e sindacati, ONG
e associazioni ambientaliste del Mediterraneo. Nel corso
dello stesso Forum, e nel quadro della convenzione di
Barcellona, per la riduzione dellinquinamento nel
Mediterraneo, si è ribadita limportanza dei
Piani Nazionali di Azione (NAP) e della cooperazione
dellintera società civile, delle autorità
nazionali e locali, delle associazioni e degli altri
referenti. Cooperazione necessaria perché
lattuazione dei NAP non si contrapponga allo
sviluppo urbano delle comunità costiere, né alla
produzione e allo sviluppo economico, né agli interessi
delle parti sociali, ma anzi contribuisca a stimolare
leconomia locale e nazionale. Geologo
Mario Pileggi |
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