AMICI DELLA TERRA |
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| 18/05/06 le
identiche miniere di rame alle due estremità nord e sud
della penisola LA
GRANDE DISPONIBILITà DI GIACIMENTI, ANCHE DI
ORO, E LE ANTICHE MINIERE
PER LA CRESCITA DEL TURISMO E DELLOCCUPAZIONE IN
CALABRIA --------- di
Mario Pileggi (*) Il
prezioso patrimonio di rocce e minerali della Calabria,
poco noto nella regione ma da millenni sfruttato
soprattutto dai colonizzatori di ogni epoca, si
ripropone allattenzione con i risultati della
seconda fase del Censimento dei Siti Minerari
Abbandonati dal 1870 al 2004. Resi noti nei mesi
scorsi dal Ministero dellAmbiente, i dati del
censimento riportano 29 miniere a cielo aperto e 31
in sotterraneo. I minerali estratti nei 60 siti rilevati
sono: Zolfo 17, Feldspati 16, Caolino 7, Mica 7,
Marna da cemento 6, Minerali del Manganese 5, Salgemma 3,
Lignite 3, Lignite xiloide 2, Pirite 2, Silicati idrati
alluminio 1, Barite (Baritina) 1, Fosforite 1, Limonite
1, Quarzo 1, Molibdenite 1, Grafite 1, Arsenopirite 1,
Cinabro 1. |
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| Questi sono solo pochi esempi della gran
varietà dei giacimenti minerari sfruttati e disponibili
nella regione. Varietà documentata storicamente e
anche con ricerche recenti. Daltra
parte, è significativo il Decreto del Ministero del
Ministero delle Attività Produttive del 13 luglio
scorso, che ha integrato lelenco delle aree
indiziate per la ricerca mineraria operativa
inserendo sia la provincia di Cosenza per i minerali
di oro, piombo, zinco e rame sia i comuni di Bivongi
e Pazzano della provincia di Reggio Calabria per i
minerali di molibdeno. Altri
due dati di grande interesse e utili per il recupero
della memoria storica sulle risorse minerarie e per
individuare le potenzialità della più complessiva
specificità geoambientale della Calabria. I due
dati, rilevati e documentati dal Responsabile
del Corpo Reale delle miniere dItalia, si
riferiscono: 1) alla provenienza della preziosa
materia prima delle note porcellane Ginori per
come a parte documentato; 2) alle identiche
caratteristiche delle miniere di rame localizzate a Sud
di Reggio Calabria e nella zona della Vetta dItalia
nel comune di Predoi della regione Trentino Alto Adige. Sulla
eccezionale identità delle miniere di rame,
(primo metallo estratto e sfruttato dalluomo
primitivo ), esistente alla due estremità Nord e Sud
della penisola, la massima autorità
dellepoca in campo minerario, centoventi anni fa,
scriveva: trovate poco a Sud di Reggio, le
vestigia di una fonderia di rame;
furono scoperte delle gallerie
strettissime, capaci di dar passaggio ad un
suolo uomo, scavate a scalpello. In esse si trova del
carbonato di rame verde, depositato da acque che vengono
dal di sotto dei sovrastanti terrazzi
dellAspromonte..; il deposito e le
gallerie sono identici a quelli trovati a Caserme
(Kasern) nella Valle Aurina dellAlto Adice, che
scende dalla Vetta dItalia, e le gallerie sono,
certo, della stessa epoca. In pratica
le due estremità Nord e Sud della penisola sono fatte
dalla stessa materia ben diversa per natura ed epoca
di formazione delle rocce che formano la Catena appenninica. |
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| La grande varietà di minerali della
calabria è connessa ai vari ambienti che caratterizzano
lintero Arco Calabro dove, tra laltro,
esistono: mineralizzazioni prealpine con metamorfici a
solfuri (pirite, calcopirite, galena blenda,
arsenopirite, pirrotina), magnetite ed a grafite;
mineralizzazioni alpine (barite, cinabro, galena,
calcopirite, torio, manganese zolfo, salgemma, lignite)
che interessano le Unità Ofiolitiche, di S. Donato ed i
sedimenti dei depositi miocenici. In pratica,
i giacimenti minerari più interessanti risultano
distribuiti proprio allinterno di particolari tipi
di rocce ed assetti geostrutturali come sono quelli che
costituiscono lArco Calabro-peloritano caratterizzato
anche dalla ben nota attività sismica. Meno
noti invece e spesso colpevolmente trascurati sono i
numerosi ed importanti giacimenti minerari che, come i
terremoti, sono connessi alle condizioni geostrutturali
ed ai processi geodinamici che caratterizzano il
territorio della regione. Alla
gran varietà di litotipi esistenti (in Calabria sono
stati individuati oltre 200 tipi di rocce) ed ai fenomeni
di sollevamento tettonico cui è sottopostala regione,
sono, infatti, associati importanti «ambienti
geodinamici» che presiedono alla formazione degli
accumuli di minerali utili. La
Calabria, quindi, oltre ad essere la regione a più alta
sismicità, è anche una delle zone d'Italia più ricche
di depositi minerari metallici e litoidi. D'altra
parte sulla disponibilità ed utilizzazione di giacimenti
minerari nella regione, come per gli eventi sismici, non
mancano i dati che ne documentano l'attività nel passato
remoto e recente della storia calabrese. Basta
ricordare, ad esempio, lintenso e diffuso
sfruttamento minerario che seguì alla colonizzazione
greca e, partire dal Medio Evo, le secolari attività di
sfruttamento delle miniere dargento di Longobucco e
S. Donato nella provincia di Cosenza. Lintesa
attività mineraria nella regione ed in particolare nelle
ultime due località citate è, tra laltro,
documentata da Vincenzo Padula che scrive: Al
1701 alcuni ottennero in feudo le miniere di S. Donato,
di scavare fino alla circonferenza di 20 miglia. Se ne
prese possesso a maggio del 1705. Saggi felici. Da 3
cantaia e 3 rotoli si ottennero 67 libbre e1/2 di rame
perfettissimo. Lanno appresso si scopersero 2
grotte, e nel dicembre si aprì la fonderia. Per
più anni vi lavorarono 100 forzati sotto la sorveglianza
dAustriaci. Era direttore uno Jusquall. Si
ottennero oro, argento, mercurio, rame, cinabro. Si
lavorò fino al 1736; e si cessò per rivolgimenti
politici, linfedeltà degli impiegati e
lingordigia del duca di S. Donato. E poi
Carlo VI ne tentò le marine e vi trovò argento,
piombo, cinabro oltre marino in terra di Umbria. Carlo VI
mandò da Boemia il chimico Khez, e si fanno monete col
motto: Ex visceribus meis, dargento. Il
primo 5 grana di argento fu fatto con quello di
Longobucco>. Nelleditto di re
Roberto del 1333 concernente la Sila è detto che la
regia corte riserbava si il diritto su una miniera di
ferro, che era aperta.
Nel passato recente, gli anni a cavallo della seconda guerra mondiale rappresentano un periodo di discreta attività estrattiva dei minerali presenti nella regione: oltre due milioni di tonnellate è la produzione di minerali non metallici (grafite, baritina, feldestati, etc.); ancor più significativa è la quantità (50 mila tonnellate) di minerali metallici, come ad esempio ferro, rame, manganese, estratti in soli dieci anni; e la produzione didrocarburi, nel solo periodo compreso tra il 1950 ed il 1969, è stata calcolata intorno al milione di metri cubi. |
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| Questi dati dimostrano dunque come quello
attuale rappresenti uno dei periodi di minore
utilizzazione delle risorse minerarie disponibili. Il
salgemma del Crotonese, il quarzo di Serra S. Bruno ed i
feldespati del Vibonese, costituiscono i pochi e più
significativi esempi di giacimenti minerari attualmente
utilizzati, e neanche pienamente, nella regione. Mentre
si registra il minimo dell'attività estrattiva,
paradossalmente, i risultati di ricerche eseguite nel
biennio '80-'81 con moderne tecniche d'indagine dalla
RIMIM dell'ENI, oltre a confermare l'esistenza dei
giacimenti già noti, hanno permesso l'individuazione di
nuove aree di grande interesse geominerario su tutto il
territorio della regione. Nel settore settentrionale, ad
esempio, zone di grande interesse sono risultate quelle
di Normanno-Verbicaro-Sangineto per una superficie
di 352 km2, dove è stata rilevata la
presenza di piombo, bario, rame, tungsteno ed altri
minerali utili. Nel
settore centrale è stata individuata unarea di 50
km2 (zona Catanzaro-Nocera-Amantea)
con accumulo di vari minerali tra cui mercurio, stagno
berillio, molibdeno. E, nel settore meridionale sia
sullAspromonte che nella zona Stilo-Bivongi-Mammola,
oltre ai minerali sopracitati per la zona centrale, le
ricerche hanno accertato la presenza di altri minerali
quali tormalina, ferro arsenico, uranio. Se
si considera che quelli sopra citati sono solo alcuni
degli accumuli di minerari metallici d'interesse
economico ed industriale di individuati e che molto più
lungo è l'elenco dei cospicui giacimenti non metallici
presenti nella regione, si ha l'idea del grande
patrimonio di risorse minerarie disponibili in Calabria. L'utilizzazione
e la valorizzazione di questo grande patrimonio, e di
tutte le altre georisorse (litominerarie agricole,
idriche, energetiche, e geositi), sono stati finora
impediti dall'incapacità dei governi nazionali e
regionali di attuare una politica di organico
approvvigionamento e di razionale utilizzazione delle
materie prime minerarie. Incapacità e responsabilità
che si è tentato di nascondere attribuendo la grave
crisi della Calabria allassenza di risorse
naturali. |
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| Alla consapevolezza di come non sia la
natura, in particolare quella geologica, ad essere
sfavorevole e causa dei mali della Calabria, deve
accompagnarsi la capacità di porre il territorio e
le sue risorse come pietre miliari della politica di
sviluppo della società calabrese e, in particolare, per
come indicato ad inizio anno dal presidente Loiero, del
percorso per uno sviluppo strutturale
sostenibile e autopropulsivo.
A
tal fine servono programmi e ed interventi anche di
nessun costo economico come, ad esempio,: -
il varo di una legge regionale che disciplini ed
incentivi lattività di ricerca e coltivazione
sostenibile delle Cave e Torbiere, per come già da
decenni è stato fatto nelle altre regioni dItalia; -
la definizione da parte del Governo nazionale di idonei
indirizzi della politica nazionale nel settore minerario
per come previsto dalla legge 752/1982 (Norme di
attuazione della politica Mineraria) .Interventi che non
possono ancora essere rinviati anche perché, invece di
essere costretti ad andare a scavare nelle miniere del
nordeuropa e delle Americhe, i giovani disoccupati
calabresi vogliono e devono trovare lavoro nella propria
regione non meno ricca di minerali di quei paesi nei
quali le passate generazioni sono state costrette ad
emigrare. (*)
geologo - geopileggi@libero.it |
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DALLA CALABRIA LA PREZIOSA
MATERIA PRIMA DEI SERVIZI REALI DI PORCELLANA OGGI
AL QUIRINALE ---------- di Mario Pileggi (*) Negli
ultimi decenni del XIX secolo, ling. Emilio
Cortese, capo del Corpo Reale delle miniere
dItalia, nel documentare le ricche georisorse della
Calabria, tra laltro, scrive: Nei dintorni
di Parghelia, in provincia di Catanzaro, si sviluppano
dei grossi filoni di pegmatite, che furono e sono oggetto
di una grande industria. La località fu visitata dallo
scrivente fin dal 1882, la prima volta, e successivamente
egli se ne occupò perché gli pareva assai interessante
il materiale nelle sue applicazioni per larte
vetraria e per la ceramica. Ma pare che questa
preziosa materia sia destinata a cader sempre sotto la
mano di gente che, o per ignavia, o per cattiva fortuna,
non sa trarne tutto il profitto che può dare. Sul
modalità di trasporto e destinazione viene precisato
che: La materia pura è portata a Tropea ed
imbarcata su grosse barche a vela. Viene acquistata quasi
tutta dal Ginori di Firenze, dopo accurata macinazione.
Questa si eseguisce in Toscana per conto di un
intercettatore. Ne vidi, con grande meraviglia, macinare
ad un mulino di Val Castello sopra Pietrasanta! Sono
filoni entro la grande massa granitica di Monte Poro, e
si chiamano pegmatiti per antonomasia, perché realmente
si dovrebbero chiamare silici o filoni quarzosi,
essendo che di essi ben pochi contengono
feldespato.
Dinteresse
risulta anche la variazione dei costi della materia
prima nei vari passaggi dal momento dellestrazione
nelle cave fino allarrivo allo stabilimento dei
Ginori. Scrive in proposito ling. Cortese: La
materia prima si vende a Troppa al prezzo minimo di 2
lire, al massimo di tre lire al quintale, ma costa al
conduttore delle cave da 0,70 a 4 lire al quintale. Il
trasporto e la macinazione fanno aumentare il prezzo a 6
lire (?) il quintale; è così, mi si disse, che viene a
costare allo stabilimento Ginori, o Doccia presso
Firenze. Riguardo
la specificità e potenzialità economica del giacimento,
ling. Cortese evidenzia :È materia
straordinariamente pura, specialmente perché scevra di
ferro, ed adattissima per le vernici dure di cui la
manifattura Ginori fa una sua pregevole specialità. Scrive
sempre ling. Cortese: Riporto dal mio
opuscolo, le analisi di alcuni esemplari, eseguite da me
(1859 e dal Dott. G. Giorgis.. E sottolinea :Se
questi giacimenti fossero ben coltivati e i materiali ben
preparati sarebbe possibile farne oggetto di una
industria fiorente Nella
descrizione del capo del Corpo Reale delle miniere
dItalia non mancano i riferimenti ai fallimenti
delle iniziative dinsediamento industriale, ben
noti e diffusi nella regione negli ultimi decenni,.
Infatti ling. Cortese annota: nel 1891, la
Società mineraria per il quarzi e
silici dItalia pareva potesse dare qui, come in
altre parti della penisola, largo sviluppo alla
produzione e utilizzazione di questi materiali. Travolta
anchessa ai primi del 1893, da una catastrofe
bancaria che ha trascinato con sé molte altre cose, i
suoi lavori, poco ben piantati, sono rimasti senza frutto Nel
stesso periodo in cui la Calabria forniva la migliore
qualità della materia prima, nello stabilimento
della Ginori, venivano realizzati diversi
servizi su ordinazione, di non facile reperibilità oggi
sul mercato antiquario, abbastanza simili a quello prodotto
su richiesta del re Umberto I nel 1880. Si
tratta di una realizzazione di grande raffinatezza,
decorata pâte sûr pâte illustrante tralci di piante
con fiori e frutta in oro, platino e colori. Questo
servizio da dessert per il Re è oggi conservato a Roma
nel Palazzo del Quirinale. (*) geologo |
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