Necessità? Questo è il problema!

Pianopoli - Una delle argomentazioni dei fautori delle centinaia di centrali elettriche progettate in Italia fa leva sulla presunta "NECESSITA'" e sulla crescita costante dei consumi come dazio da pagare per avere garantite le comodità ed i servizi. In altre parole PROGRESSO = MAGGIORI   BENI E SERVIZI = CONSUMO CRESCENTE ENERGIA ELETTRICA   

Questo teorema è SBAGLIATO e si sta dimostrando anche FALSO.

SBAGLIATO perché il futuro dell'umanità è legato al contenimento dei consumi energetici ed alla riduzione rapida, ben al di là dei limiti imposti dal Protocollo di Kyoto (che l'Italia sembra non essere in grado di rispettare), dei gas climalteranti. Si pensi che i ghiacciai dell'ARTICO, che erano immutati da milioni di anni, si stanno sciogliendo a ritmo impressionante a causa delle attività umane della cosiddetta "civiltà industriale". Se solo si verificassero corrette le previsioni più ottimistiche (di quelle pessimistiche è meglio non parlare, altrimenti l'angoscia per il futuro dei nostri figli sarebbe insostenibile) a fine di questo secolo il mondo sarà irriconoscibile (mutamenti climatici spaventosi, desertificazione di alcune aree, glaciazione di altre, guerre, carestie, ecc.)

In ogni caso, oltre agli ormai incontestabili effetti negativi sull'ambiente prodotti dalla società "energivora", si pone un problema di limiti nelle risorse: riduzione delle riserve petrolifere e di tutte le altre materie prime, aumento dei consumi nelle economie di paesi giganteschi e sovrappopolati quali la Cina e l'India, ecc.

Studi commissionati dagli enti governativi (e poi nascosti nei vari cassetti) dimostrano che basterebbe investire sul risparmio energetico e sulle fonti alternative per avere riduzioni dei consumi nell'ordine del 10-20%. Da sottolineare che l'Italia ha comunque assunto l'impegno di ridurre i consumi di energia elettrica e l'emissione dei gas serra. COME SI CONCILIANO QUESTI IMPEGNI CON LA COSTRUZIONE DI NUOVE CENTRALI TERMOELETTRICHE?

FALSO perché basta andare a prendere il rapporto del GRTN (Gestore Nazionale della Rete Elettrica) relativo al mese di Ottobre 2004, per scoprire che dal 01 gennaio 2004 al 31 ottobre 2004 i consumi di energia elettrica sono rimasti INVARIATI rispetto allo stesso periodo del 2003. Quindi aumento 0,0 anzi al 31 ottobre 2004 si registra una lieve diminuzione (-0,1%)

Il dato complessivo dimostra che i consumi sono praticamente STABILI.

Questo fatto è ancora più importante se si considera che sul sistema elettrico si sono riversati, negli ultimi anni, milioni di condizionatori elettrici che, causa gli elevati consumi unitari, hanno fatto da traino ai consumi domestici e terziario (CON GRANDE GIOIA DELLA LOBBY DEI PRODUTTORI DI ENERGIA ELETTRICA CHE PRESENTANO TUTTI UTILI CONSISTENTI)

Ma il ministro Marzano, i produttori, alcuni giornalisti disattenti o “sensibili” alle argomentazioni dei produttori, alcuni tecnici o amministratori disattenti  continuano a parlare di ESIGENZA, URGENZA, AUMENTO DEI CONSUMI, NECESSITA' PROGRESSO, ecc.

FALSO!! ANCORA FALSO!!

Su un quotidiano si leggeva l'altro giorno " OTTOBRE: CORRONO I CONSUMI DI ENERGIA ELETTRICA; ACCELERARE LA COSTRUZIONE DI NUOVE CENTRALI". Il giornalista faceva riferimento proprio al rapporto mensile del GRTN. Ma se questo stesso rapporto indica chiaramente che nell'anno in corso i consumi sono perfettamente stabili rispetto all'anno precedente SI PUO' CREDERE ALLA CORRETTEZZA E BUONA FEDE DEL GIORNALISTA??

IL BLACK-OUT DI SETTEMBRE 2003.

Sempre la lobby dell'energia, che governa il governo, che governa le amministrazioni locali in altro modo, che governa l'informazione, ha usato il black-out del 28 settembre 2003 per creare la convinzione dell'urgenza di nuove centrali.

FALSO!

Il black-out del 28 settembre 2003 è avvenuto in piena notte, in un momento in cui i consumi di energia elettrica superavano di poco i 27.000 MW quindi ampiamente soddisfatti dalla produzione italiana che, secondo i fautori delle nuove centrali, garantiva ben 49.000 MW (in realtà erano già allora ben superiori ai 55.000 MW). Le indagini hanno dimostrato che il black-out era evitabilissimo, che si è trattato di una incredibile inefficienza nella gestione della RETE; è stata dimostrata una PIENA RESPONSABILITA' DELL'ENEL che ha intascato ed intasca centinaia di migliaia di euro per garantire disponibilità in riserva di alcune centrali (da avviare in caso di necessità) che invece quella notte sono rimaste spente causando il distacco a catena di quasi tutto il territorio nazionale. Ora di fronte ad una indagine ufficiale con risultati così gravi, dopo che l'inadempienza dell'ENEL aveva causato disagi e danni per milioni e milioni di euro ci si aspettava una sanzione economica esemplare. INVECE NO!

L'ENEL ha versato solo una sanzione di € 50.000,00 per evitare l'apertura dell'istruttoria ed il CASO E' CHIUSO, ARCHIVIATO!!

Oltre il danno anche la beffa! Le conclusioni dell'indagine sono state poco pubblicizzate e nell'immaginario collettivo, alimentato da imbonitori televisivi stile Vanna Marchi e lobbisti, il black-out continua ad essere associato alla necessità di costruire centrali.

Nell'estate 2003 abbiamo vissuto l'esperienza dei "DISTACCHI PROGRAMMATI" sempre finalizzati evidentemente a creare l'ansia del black-out, del buio, dell'arresto di ogni attività. Sempre dalle indagini effettuate dall'Autorità per l’Energia si è scoperto che i distacchi sono stati resi necessari dalla cattiva (semplice incapacità gestionale o intenzionalità?) gestione del parco centrali. Qualsiasi persona di buon senso, capace anche solo di fare 2+2, avrebbe evitato di chiudere alcune centrali "per manutenzione" nel periodo in cui era previsto un aumento dei consumi. Invece nell'estate 2003 erano in manutenzione centrali per oltre 3000 MW ed altre erano "indisponibili" per cause imprecisate.

Nel 2004, senza che nessuna nuova centrale fosse messa in funzione,  non ci sono stati distacchi programmati nemmeno nei giorni ed orari di massimo consumo; il GRTN ha diramato un comunicato in cui esprimeva il proprio autocompiacimento per aver saputo “mettere in atto le misure necessarie a garantire la copertura del fabbisogno nazionale senza  disagi per i cittadini”. BRAVI! Ma come mai queste semplici misure non erano state attuate nel 2003?

Cosa è cambiato? NULLA, semplicemente, una volta incassato il decreto MARZANO ed una volta ottenuta l'autorizzazione per decine di centrali, non era più necessario SPAVENTARE gli italiani.

Al parco esistente si dovrebbero aggiungere, se le lobby e i loro complici non troveranno un argine nella volontà popolare, altri 20.000 MW già autorizzati ed altri 40.570 MW presentati fino a settembre 2004 ed in attesa di approvazione.

Sembra che il Consiglio dei Ministri abbia approvato un decreto legislativo che trasferisce il potere autorizzativo dal Ministero per le  Attività Produttive al Ministero dell’Ambiente. Nella speranza che il Parlamento approvi il decreto senza modifiche (già chieste da Marzano che ha addirittura votato contro), si riapre la speranza di ridiscutere sulla necessità e la reale compatibilità ambientale di queste mega-centrali anche in rapporto alla piena operatività del protocollo di Kyoto ed alla necessità di rivedere la politica energetica italiana (e non solo)

La questione CENTRALI IN CALABRIA è da follia pura.

Daniele Menniti, sindaco di Falerna, su un quotidiano contestava i dati contenuti nel piano energetico regionale; effettivamente i dati sono superati ma nel senso opposto a quanto sostenuto dal professore Menniti. Basta prendere il rapporto annuale 2003 del GRTN per verificare che il surplus non è più pari al 30% della produzione regionale ma E’ ANCORA AUMENTATO!!!

Le centrali ubicate nella nostra regione hanno garantito una produzione lorda pari a 9.193,5 GWh  a fronte di consumi nell’ambito regionale pari a 5.959,00 GWh e pertanto garantisce un esubero (destinato ad altre regioni) di 2.795,6 GWh pari al 46,9%

La bozza di Piano Energetico Regionale punta sulla incentivazione di fonti alternative pulite (eolico, solare, biomasse, ecc.) quale soluzione compatibile con il modello di sviluppo elaborato per la Calabria.

La realtà invece è ben diversa. Sono già state rilasciate autorizzazioni per 5 centrali da 800MW cadauna (ALTOMONTE, SIMERI CRICHI, PIANOPOLI, SCANDALE, RIZZICONI), per un totale di 4000MW; è già stato dato parere favorevole per la centrale di SAN FERDINANDO per altri 400MW; sono in attesa di autorizzazione altri 3 progetti (MILETO da 800MW, MELICUCCO da 760 MW, CROTONE da 390 MW).

Se la matematica non ci inganna si tratta di ben 9 centrali per un totale di 6.350 MW.  Poiché quasi tutti i progetti di queste centrali prevedono 8000 ore di funzionamento annue il risultato sarebbe una produzione di energia elettrica pari a 50.800.000,00 MWh equivalenti a 50.800,00 GWh.

Significa che la Calabria aumenterebbe la produzione del 500% con le sole centrali termoelettriche a cui si debbono aggiungere: il termovalorizzatore di Gioia Tauro, le varie piccole centrali a biomasse progettate, la centrale Marcegaglia di Crotone, i vari impianti eolici progettati (che invece vengono ostacolati), i piccoli impianti di autoproduzione, ecc.

Per poter connettere in rete tutte queste centrali sarà necessario devastare la regione con altri elettrodotti uguale al Rizziconi-Feroleto-Laino Borgo.

Quanto territorio è stato devastato da questo inutile elettrodotto?

Quanti danni, forse incalcolabili, subirà la Calabria per effetto dell’inquinamento prodotto da tutte queste grandi centrali? Quanto costerà alle ASL, e quindi alla regione, l’aumento di una serie di patologie derivanti dal maggior inquinamento? E’ vero che le centrali turbogas sono meno inquinanti rispetto a quelle alimentate ad olio combustibile ma l’inquinamento prodotto è tutt’altro che trascurabile (secondo studi sempre più incontestabili) tanto è vero che nelle regioni che registrano deficit energetici spaventosi quali la Lombardia, l’Emilia Romagna, la Campania (nei cui confronti, secondo Menniti, avremmo un “dovere”) esiste un approccio molto più serio e meno minimalista sugli effetti dell’inquinamento rispetto al motto: datela a me (come se tale decisione possa essere arrogantemente assunta da una sola persona).

Il piano energetico dell’Emilia Romagna, dove opera una classe politica (di destra e di sinistra) più attenta e meno accattona, ha bandito le centrali superiori a 300MW proprio per l’elevato impatto ambientale.

Qualche giorno fa sul quotidiano ILSOLE24ORE era pubblicata l’intervista di Capra (presidente dell’ASM di Brescia) che tra l’altro diceva “… non siamo preoccupati per il NO ai nostri progetti di CALVISANO (Brescia), e OSTIGLIA (Mantova) tanto i nostri piani di sviluppo sono garantiti dalla centrale di SCANDALE (Crotone)…:” . Avete capito? Altro che difesa del nostro orticello, questa è colonizzazione!

Ma Voi pensate che mentre in Emilia si studia, si ragiona, si combatte per approfondire le valutazioni sull’impatto ambientale di una centrale HERA da 80 MW, nella piana di Gioia Tauro potrebbero essere costruite ben 3 centrali per 2000MW, un termovalorizzatore, altra centrale da 800MW nella vicina MILETO; il tutto in una zona in cui già oggi vengono rilevati alcuni inquinanti con valori superiori ai limiti di legge!!! Ed intanto vengono abbandonati o sospesi  i progetti di centrali EDISON a FOGGIA, ACERRA, COLLEFERRO perché ormai i piani di sviluppo sono garantiti soprattutto dalle centrali calabresi e non è il caso di insistere in zone con comunità più capaci di difendere il proprio diritto alla salute.

Il professor Menniti saprà anche che la costruzione di tante centrali ubicate in luoghi lontani rispetto a quelli dove si registra il fabbisogno comporta una incredibile, ed evitabile, distruzione del territorio e lo spreco di energia rappresentato dalle inevitabili perdite in rete.

Tutte queste considerazioni non possono essere azzerate mettendo sulla bilancia l’elemosina dei 750.000,00 euro che la EDISON verserebbe al comune ospitante o il miraggio di sconticini del 10% sul prezzo dell’energia elettrica. A chi intende svendere il territorio è sfuggita, ma potrebbe ripresentarsi, l’occasione di ospitare il deposito nazionale di scorie radioattive che, grazie ad una dura battaglia di civiltà, non è stato realizzato a Scanzano Jonico (prima o poi troveranno qualche sindaco calabrese pronto a chiederlo e magari farne anche motivo di vanto).

Io credo che l’economia della Calabria, e di alcuni comuni in particolare, trarrebbe vantaggi ben maggiori se le coste non fossero sporche, se l’immondizia non galleggiasse nel mare, se i depuratori funzionassero, se si investisse sulla risorsa natura,  se ognuno facesse il proprio dovere senza pensare a scorciatoie, se non si valutassero certi investimenti cogliendone solo l’occasione di business clientelare o peggio ancora, se……, se…..; se…….

Natale Ricitano