CHIESA LAMETINA |
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| 26 dicembre 2005 A tutta
passione, per luomo, per la speranza e per Lamezia:
potremo così intitolare- nella dovuta sintesi- la
raccolta degli interventi firmati dal Vescovo Mons. Luigi
Antonio Cantafora in tutto il periodo natalizio, tra
messaggio per il Natale, discorso in occasione della sua
visita al Comune, omelie della notte e del giorno di
Natale. Passione
per luomo: iniziando dalla giusta
dimensione modellata per la persona umana, il Vescovo ha
tanto insistito sulla comprensione alta
delleducazione, ovvero sulla <azione
educativa> che deve essere sempre alimentata e che
riguarda ciascuno di noi, perché attraverso
di essa si costruisce la persona e quindi la società.
Del resto si deve riconoscere, ha aggiunto a tal
proposito, che un popolo educato. . . al bene
comune, alla giustizia e alla bellezza, . . . produrrà
maestri, o meglio testimoni, uomini di speranza che
guardano al futuro, gente capace di fare storia perdendo
la propria vita per il bene comune (dal
Messaggio per il Natale). E importante, ha poi
sottolineato nellomelia del giorno di Natale,
rinnegare con forza lempietà,
evidenziando quindi che lempio è colui
che vive come se Dio non ci fosse; è colui che rifiuta,
in nome di una presunta libertà, quei valori
irrinunciabili che hanno in Dio il loro fondamento. In
una parola, empietà è rifiutare Dio come Padre e gli
altri uomini come fratelli. Un invito che,
nel corso della stessa omelia, è sfociato poi come una
sorta di grido a tutto campo: Lasciamoci
allora investire dalla passione di Dio per luomo.
Questa è la chiave per trasformare la vita sociale, per
rendere più umano il cammino delluomo sulla
terra. Passione
per la speranza: in questo ambito, il Vescovo
sembra non fare sconto alcuno, ammesso e non concesso che
ne fossero presenti per altri ambiti. E allora
indispensabile organizzare la speranza
che, in pratica, significa far emergere i
segni del bene già presenti e operanti nella nostra
storia. Lanciamoci allora con più forza. Se il popolo è
educato al servizio e non alla ricerca del potere, se
pensiamo al bene di tutti e non ai nostri ristretti
interessi personali, se riusciremo ad essere compatti nel
bene, nessuna mafiosità potrà prevalere
(dal Messaggio per il Natale). Proprio per questo, ha
ripreso poi nel giorno di Natale, il
paradosso della fede ci spinge a sperare là dove non
spereremmo più, a gioire quando ci sembra di dover
piangere, perché proprio lì, nel buio della catastrofe,
sperimentiamo una Presenza che ci salva e ci libera: è
il nostro Dio. Passione per Lamezia: Mons. Cantafora ho mostrato di non volersi nascondere dietro ad un dito nellaffrontare di petto i problemi reali e gravi di Lamezia, piagata e piegata dalle rovine che ha poi esplicitato nella . . . disoccupazione, ingiustizia, violenza, oppressione, amarezze, usura, corruzione. . . . (Omelia nel giorno di Natale). Nonostante tutto, ha ricordato nel precedente discorso tenuto al Comune, Lamezia non manca di tante significative potenzialità umane ed ambientali e, con limpegno di tutti, può diventare ed ha tutte le risorse per essere una città più a dimensione duomo e snodo di tutta la Regione. Ciascuno, allora, per la parte di propria competenza ed impegno, si attivi perché Lamezia cresca, . . . rinunciando ad ogni forma di compromesso e di clientela, appoggiando ogni forma di solidarietà e di condivisione (Messaggio per il Natale). Si invoca una svolta urgente e decisa, per ottenere la quale (sempre nel suo discorso al Comune) . . . è auspicabile che le Istituzioni si ritrovino ad essere più amiche del cittadino, potenziando funzionalità ed efficienza, che rendano più facili e semplificate procedure, tempi o altro, a favore della progettualità e dellimprenditoria. La svolta per questa auspicata crescita di Lamezia sarà accelerata e garantita attraverso una sinergica collaborazione tra Comunità civile e Chiesa, lubrificata opportunamente dalla formazione di . . . nuclei portanti formati da persone accomunate dalla ricerca fattiva della volontà del Signore e del bene comune, capaci di rischiare, di pagare di persona, di portare la speranza. Mettiamo in rete il bene, le risorse e abitiamo Lamezia, come città di tutti e di nessuno (dalla omelia del giorno di Natale). (sintesi
curata dal Vice Direttore dellUfficio, Giovanni
Maria Cataldi) |
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Omelia - Inaugurazione
dellAnno Pastorale e della Visita Pastorale Lamezia Terme, Cattedrale 29
ottobre 2005 ore 17,00 1.
Saluto nel segno della pace del Signore Risorto. Il
nostro convenire come Chiesa è epifania del Signore
Vivente che, per la grazia del Battesimo, viene a
visitarci per dimorare in noi e per metterci in
comunione. Soprattutto, esortiamoci a vicenda,
carissimi presbiteri, diaconi, religiosi, religiose e
fedeli laici, perché non abbiamo solo a proclamare
questa unità, ma anche a testimoniarla e a raccontarla. Mentre
ci avviamo in questo anno pastorale, apriamo il cuore
grato al Signore, e lodiamolo per la Sua presenza in
mezzo a noi, perché senza di Lui non
possiamo fare nulla (cfr. Gv 15,5). La Sua
presenza - sono parole di Benedetto XVI - «è una
presenza efficace e salvifica; il Signore non è una
realtà immobile e assente, ma una persona viva che
guida i suoi fedeli, muovendosi a
pietà di loro, sostenendoli con la sua potenza e
il suo amore»[1].
Il nostro convenire vuole esprimere anche la
disponibilità a costruire, con laiuto del Signore,
vie di rinnovamento nella nostra Diocesi, superando
stanchezze ed ostacoli dovuti alla fragilità umana. 2.
Permettetemi di richiamare alcune presenze in
mezzo a noi: do il benvenuto alla Comunità delle Suore
Figlie di SantAnna nella parrocchia di San Pietro a
Maida; alle Pastorelle nella parrocchia di Santa Maria
delle Grazie in Sambiase; alle Apostole della Parola
nella parrocchia di San Teodoro in Nicastro; alla
Comunità delle Suore Passioniste itinerante nella
Vicaria di Marcellinara; ai Piccoli Frati e Sorelle di
Gesù e Maria in Maida. Presto le Sorelle della Sacra
Famiglia saranno presenti anche al Centro Pastorale di
Falerna. A tutte le Comunità religiose, maschili e
femminili, di più antica o recente fondazione, va la
mia profonda gratitudine e incoraggiamento.
Sono presenti inoltre in mezzo a noi, oltre ad alcuni
seminaristi, anche i giovani della Comunità del
Discernimento, propedeutica al Seminario Maggiore:
risiedono presso la Casa del Sacerdote e attraverso la
preghiera, la vita comunitaria, lo studio ed il
servizio nelle parrocchie, chiedono al Signore
discernimento sulla loro vocazione.
A tutti voi, anche a chi questa sera è impedito a
partecipare, va il mio saluto nel Signore. 3.
La Parola, che è risuonata in questa liturgia solenne, ha
dentro una forza profetica, che demitizza le nostre
presunte sicurezze: «Infatti la
parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di
ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di
divisione dellanima e dello spirito... e scruta i
sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12).
È
la Parola che ci interpella ed è rivolta ad ognuno
personalmente. Nessuno ha il diritto di annacquarla.
Oggi siamo aiutati dal Signore a cogliere alcuni lacci
che possono ingannare tutti i fedeli, specialmente chi ha
autorità nella Chiesa. Dice
Gesù: «Ma voi non fatevi chiamare
rabbì... non chiamate nessuno
padre... E non fatevi chiamare
maestri...». Ancora: «Il più grande
tra voi sia vostro servo». Non viene negato il
principio di autorità, ma viene illuminato il modo
di esercitarla e di accoglierla nella novità evangelica:
il servizio.
Malachia rimprovera severamente i sacerdoti del suo
tempo: «Voi vi siete allontanati dalla retta via e
siete stati di inciampo a molti con il vostro
insegnamento; ... non avete osservato le mie
disposizioni e avete usato parzialità riguardo alla
legge» (Mal 2,8-9). Il senso di questa
denuncia non va minimizzato. Al tempo stesso, in
questo rimprovero, bisogna leggere il grande
amore di Dio, che non vuole che la Legge sia
strumentalizzata. Come un Padre, Dio non permette che
il figlio continui a sbagliare e, per questo, lo
riprende. Il Signore non ci lascia vagare nei nostri
errori ma, con dolcezza o con forza, ma sempre con
verità e amore, smaschera i nostri atteggiamenti
nascosti e le intenzioni dei cuori. Le
letture odierne sono rivolte in particolare alle guide
della comunità, ma non si può dimenticare che
tutti i fedeli vivono le medesime tentazioni. Così,
sosteniamoci reciprocamente, per non essere ascoltatori
smemorati o vuoti annunciatori, ma credenti «che
mettono in pratica la parola» (Gc 1,22);
persone che non giudicano i propri simili, ma fratelli
che vogliono fare la verità nella carità (cfr. Ef
4,15): «Perché osservi la
pagliuzza nellocchio del tuo fratello, mentre non
ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?»
(Mt 7,3). Il
brano del Vangelo non è rivolto ad una categoria
particolare di persone, ma a tutti. Gesù si rivolge
«alla folla e ai suoi discepoli». Le Sue
parole sono molto forti. Egli mette in luce
lipocrisia, che spinge a mostrarsi ineccepibili
allesterno, per nascondere il proprio vuoto e le
proprie mancanze. Le parole di Gesù stupivano la
folla, perché egli parlava «come
uno che ha autorità» (Mt 7,29). Gesù
soprattutto mira a smascherare un inganno più
profondo: la tentazione del potere, di far da
padroni sugli altri, di spadroneggiare sulle persone a
noi affidate (cfr. 1Pt 5,3). 3.
Che cosa fare dunque? La Parola ha la forza del
vento, che «soffia dove vuole e ne
senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va»
(Gv 3,8). La Parola è la sorgente del nostro
essere e del nostro operare. Essa ci è donata! Ci
trascende, illumina, scomoda, muove a conversione, in un
dono senza misura. La Parola opera la conversione
dentro la nostra debolezza e ci fa nuovi. Non siamo
chiamati ad essere cristiani efficienti, ma autentici;
non ostentatamente forti, ma veri, che rimandano a un Dio
che «ha scelto ciò che nel mondo è
stolto per confondere i sapienti... ciò che nel mondo è
debole per confondere i forti» (1Cor 1,27). Convertirsi
significa allora vivere di Cristo, farLo diventare il
criterio delle nostre scelte; significa aprirsi
allazione di Dio, saper abbandonare i propri
progetti, i propri piani che ostentano talvolta
sicurezza, per abbandonarsi fiduciosi nel Signore, «come
bimbo svezzato in braccio a sua madre» (Sal
130,2). Il salmo responsoriale di oggi svela come non
cadere nella trappola dei sacerdoti criticati da Malachia
o nellatteggiamento degli scribi e dei farisei:
dobbiamo far leva non sulla nostra fedeltà, ma
sullabbandono in Dio.
Facciamo nostra, allora, la preghiera che Giovanni
Paolo II fece allinizio del suo Pontificato: «O
Cristo! Fa che io possa diventare ed essere
servitore della tua unica potestà! Servitore della tua
dolce potestà! Servitore della tua potestà che non
conosce il tramonto! Fa che io possa essere un
servo! Anzi, servo dei tuoi servi»[2]. Siano
veramente nostre queste parole, perché possiamo vivere
nel servizio ogni incarico che il Signore ci affida. Viviamo
lautorità come un servizio, coscienti che
siamo tutti fratelli e figli dello stesso Dio Padre.
Confortiamoci nella speranza in questo, sosteniamoci,
perché possa crescere la comunione e «Pregate per
me! Aiutatemi perché io vi possa servire!» (Ibidem,
n° 7). 4.
Carissimi, abbiamo un debito verso i nostri
contemporanei, verso questa generazione: essere
servi, che annunciano e testimoniano Gesù Cristo, Colui
che «svela pienamente luomo alluomo e
gli fa nota la sua altissima vocazione»[3]. In Cristo,
luomo è rinnovato; in Lui è svelata la
verità delluomo e della sua storia. Non
cè crescita delluomo senza radicamento nel
Signore. Il vuoto, il dramma di tanti nostri fratelli
è lassenza Dio, il non conoscere Colui che dà
la vera vita, Gesù Cristo. Diventiamo
sempre più solleciti verso i giovani.
Ascoltiamoli di più, doniamo loro il nostro tempo; ma
soprattutto, diventiamo per loro punti di riferimento
sicuri e autentici. Ciò che fa breccia nel cuore di un
giovane non è il nostro essere brillanti, ma il
nostro amore per Cristo! E quindi, per luomo! Cè,
in questo nostro mondo, una grande nostalgia di Dio.
Spesso si confonde questo anelito con la ricerca di
ideologie salvatrici o si ricercano fenomeni magici o
straordinari. Occorre
imparare e insegnare a riconoscere i segni del
passaggio di Dio nella nostra vita, anche quando sono
forti! Lincontro con il Signore cambia la vita,
coinvolge tutte le dimensioni dellesistenza. Così,
Giacobbe lotta con Dio e addirittura nella sua carne
rimane un segno della Sua presenza; egli zoppica, ma
può esclamare stupito: «Ho visto Dio faccia a
faccia, eppure la mia vita è rimasta salva» (Gen
32, 31). Il cristiano non comunica idee su Dio, ma
il suo venire nella storia e nella propria storia.
Noi che abbiamo il privilegio di accostarci alla mensa
della Parola ed alla mensa dellEucaristia, non
possiamo non sentire lurgenza di diventare
pane spezzato per gli altri, in tutte
le forme in cui il nostro dono si manifesterà. Chi «si
nutre del Corpo e del Sangue del Signore crocifisso e
risorto, non può tenere per sé questo dono. [...]
LEucaristia spinge ad una generosa azione
evangelizzatrice e ad un impegno fattivo
nelledificazione di una società più equa e
fraterna»[4]. 5.
Auspico che la Visita Pastorale, con laiuto
di Dio, sia unoccasione per ravvivare le
nostre comunità parrocchiali, per incoraggiarne lo
slancio missionario, per confortare tanti sforzi generosi
di voi parroci, ai quali va la tutta la nostra
gratitudine. Sarà unoccasione anche per
visitare nel Signore tutti gli altri operai del
Vangelo.
Limpegno, il servizio autentico, nasce dal
radicamento in Cristo. È Lui che ci rende solleciti
verso le necessità dei fratelli e così, visitati dalla
Sua Presenza potremo visitare senza indugio i nostri
fratelli, come ci suggerisce licona biblica della
Visitazione, con la quale ho voluto sigillare la mia
Lettera Pastorale. «La
grazia dello Spirito Santo non conosce indugi»,
diceva santAmbrogio. È urgente un impegno più
forte per rinnovare le nostre comunità: meno
comunità cultuali, meno devozioni. Ritroviamoci di più
intorno alla Parola! 6.
Chiesa di Lamezia, sii una Chiesa estroversa,
aperta al mondo: mentre contempli Cristo, sedotta dal
Suo amore gratuito, diventa sempre più missionaria.
La missione non consiste nellessere ammirati dagli
uomini, ma nel contemplare e accogliere lamore
gratuito del Cristo, e da qui partire «in
fretta» (Lc 1,39), non
con ansia, ma con sollecitudine! Purifichiamoci
nella penitenza, in una Riconciliazione vera, non
come elenco di meriti o accusa delle colpe altrui, ma con
sincera coscienza e racconto del proprio peccato, per
aprirsi al perdono: «Riconosco la mia colpa, il
mio peccato mi sta sempre dinanzi» (Sal
50,5). Insegneremo così agli erranti con gioia le vie e
il perdono del Signore (cfr. Sal 50,15) ed essere
capaci, come Maria nel Magnificat, di raccontare e
cantare la Sua misericordia. 6.
Tutta la nostra azione pastorale sia impregnata ed
impostata sul servizio. I Centri pastorali
di Dipodi, Falerna, Marcellinara e San Bernardo sono già
attivi, per svolgere il programma pastorale, per
promuovere catechesi, liturgia, carità, cultura,
spirito missionario... La
Caritas sta allargando gli orizzonti con una nuova e
apprezzabile iniziativa di mediazione culturale per
gli stranieri. Si
sta tentando una vera educazione alla politica,
intesa non come terreno di conquista e di privilegi, ma
come spazio di servizio e supplemento danima per la
società. Infine
vorrei affidare al Signore e alla vostra cura di
presbiteri le famiglie. La famiglia è molto
attaccata nella sua stessa identità. Essa è la culla
della vita ed ha bisogno di una Parola che la faccia
vivere. Chiediamo
a padre Gaetano Catanoso, esemplare parroco
calabrese, canonizzato domenica scorsa dal Santo Padre,
che interceda per noi, perché cresca il nostro amore a
Cristo e ai poveri. Fratelli,
tutto viviamo nella fatica della croce, ma anche nella
forza del Cristo Risorto, a cui va la gloria,
lonore e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. Nel
corso dellomelia il Vescovo ha anche ricordato S.E.
Mons. Ferdinando Palatucci; mons. Antonio Pileggi e padre
Mario Santoro, cappuccino, deceduti nei mesi scorsi.
[1] Benedetto
XVI, Udienza Generale, 19.10.2005, n° 1. [2] Giovanni
Paolo II, Omelia per linizio del Pontificato,
22.10.1978, n° 4. [3] Gaudium
et spes, n° 22. [4] Giovanni
Paolo II, Messaggio per la Giornata Missionaria
Mondiale 2005, n° 3. |
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Presentazione
della Lettera Pastorale Il
Signore ha visitato e redento il suo popolo 1.
Dopo unampia consultazione, attraverso il
questionario E urgente, che è
stato sottoposto ai presbiteri, ai diaconi, ai religiose
ed alle religiose ed alla Consulta dei Laici, il Vescovo
mons. Luigi Cantafora ha preparato la sua seconda Lettera
pastorale, che porta il titolo Il Signore ha
visitato e redento il suo popolo. Con
questa Lettera tenta di dare alcune linee pastorali,
di fornire prospettive, per la conduzione della vita
diocesana. Inoltre, fornisce alcune indicazioni per la
Visita pastorale, per indicarne il senso
ecclesiale, gli obiettivi, lo svolgimento.
E una Lettera scritta anzitutto per incoraggiare
tanti lodevoli sforzi e tanto lavoro silenzioso. Il
Vescovo tenta di mettersi al servizio della speranza
della nostra Chiesa. Quando fa notare passi falsi,
errori, ostacoli, il tentativo è sempre quello di
cercare nella comunione vie per un cammino più
fecondo.
Un aspetto che emergeva dalle risposte al questionario è
lurgenza di accogliersi lun laltro
nella fede. SantIgnazio di Antiochia esortava
ad avere per il vescovo «ogni rispetto, considerando
lautorità che gli è stata conferita da Dio
Padre». 2.
In apertura della Lettera, il Vescovo medita sulle parole
dellomelia inaugurale di Benedetto XVI: «La santa
inquietudine di Cristo deve animare il pastore» e, si
può aggiungere, lintera comunità cristiana. Così
una prospettiva di fondo che deve animarci tutti è
quella dellurgenza della missione e
dellevangelizzazione: occorre «dare forma
permanente alla missione, caratterizzando in senso
più decisamente missionario la vita e le attività
delle parrocchie e di ogni altra realtà ecclesiale».
Nel corso della Lettera si parla di «una pastorale più
appassionata e vivace», che ci si disponga, cioè,
sempre più allevangelizzazione, a prendere il
largo, a non accontentarsi di coloro si hanno intorno. In
tal senso, accogliendo le indicazioni della CEI, occorre
ripensare gli orari delle iniziative pastorali, per
favorire una più larga partecipazione. Tanti
uomini vivono nel deserto del non conoscere il Signore ed
attendono lannunzio del Vangelo: dallincontro
con Cristo la dignità delluomo non è diminuita,
anzi luomo è elevato: Cristo svela pienamente
luomo alluomo. 3.
Il Vescovo ha ribadito più volte che la sorgente della
pastorale è la contemplazione di Cristo, lo stupore di
fronte alla buona notizia del Vangelo. Per questo insite
sul fatto che è prioritaria la cura della vita
spirituale. Nella Lettera un paragrafo è titolato:
vita interiore e missione. Tra i sintomi di un malessere
che talvolta si affaccia nelle parrocchie si indica sia
lattivismo che lintimismo: il comandamento
dellamore di Dio e dellamore del prossimo non
sono dissociabili. E diffusa anche una ricerca del
magico e dello straordinario e talvolta certa pastorale
insegue più le emozioni e lapparenza che non la
profondità della vita. 4.
Non si deve perdere di vista il senso della presenza
della Chiesa, che è levangelizzazione. Talvolta ci
si limita ad attirare le persone con iniziative ludiche,
sportive, culturali. A questi sforzi deve però
accompagnarsi unopera esplicita di annunzio del
Cristo morto e risuscitato e di catechesi profonda.
Citando Paolo VI il Vescovo scrive: «Occorre
evangelizzare non in maniera decorativa, a
somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale,
in profondità e fino alle radici». La fede deve
cioè attraversare lesistenza, plasmare il modo di
pensare e di vivere. Levangelizzazione richiede la
chiarezza della verità e la pazienza
nellaccompagnare le persone.
Quando la pastorale va in profondità e muove da sani
presupposti, quando è cioè ancorata nella vita
spirituale e mira a favorire nelle persone il rapporto
vitale e personale con Cristo, allora essa diventa significativa
anche per la realtà sociale, nella quale è capace
di incidere attraverso cattolici significativi. 5.
Riguardo alla vita delle parrocchie, si indicano nella
cura delle famiglie e dei giovani le priorità, che
ovviamente non implicano che si debbano trascurare
anziani o bambini.
Lorizzonte della santità e della missionarietà
deve improntare ogni cosa: la creatività del parroco,
quando è radicata nellamore per il Signore, saprà
inventare vie pastorali autentiche (non eccentriche). Il
Vescovo constata i frutti del lavoro dei sacerdoti e la
fatica di essere preti in un mondo secolarizzato in cui
vige la dittatura del relativismo. Ma un
prete non può mai essere sazio: il Benedictus è
attraversato da una tensione escatologica,
dallattesa del compimento futuro, che spinge a non
accontentarsi, ma ad attendere in modo operoso ed in
stato di missione permanente il ritorno del Cristo.
Va valorizzata la domenica. La creatività del
parroco, nel pieno rispetto delle norme liturgiche, farà
in modo che la celebrazione domenicale sia davvero
dignitosa in tutto.
Necessitano itinerari di fede, per giovani ed adulti:
da potenziare o creare laddove mancano. Itinerari che
incidano nella vita, che siano capaci di parlare al cuore
delle persone, senza limitarsi allaspetto
dottrinale, che rimane doveroso.
Dai carismi, che il Signore suscita dentro la Chiesa,
viene slancio per la vita delle nostre comunità
parrocchiali. Ci si riferisce in particolare alla presenza
della vita religiosa e a quella di associazioni, gruppi,
movimenti e cammini di fede. Vita religiosa e
gruppi ecclesiali non vanno guardati con sospetto. Sono
una ricchezza grande, che dà impulso
allevangelizzazione e alla missione. La presenza
del parroco, la sua mediazione, il suo servizio di
ministro della parola e dei sacramenti, la sua guida, il
suo discernimento, eviteranno abusi, presenze
monopolizzanti e garantiranno lunità nella
varietà.
Un breve paragrafo è poi dedicato alla pietà
popolare, perché essa non sia disprezzata, ma
neppure lasciata in balia di se stessa: va evangelizzata
e purificata. 6.
Si avverte il bisogno di una maggiore unità nella
conduzione della pastorale: ci sono divergenze
talvolta notevoli perfino tra parrocchie confinanti. Si
auspica che gli uffici pastorali della Curia ed i
vicariati, in obbedienza agli insegnamenti del
magistero, possano fornire indicazioni ai parroci, in
modo che in Diocesi ci sia un orientamento comune.
Inoltre, il Vescovo farà la Visita pastorale vicariato
per vicariato, per cercare insieme, nella comunione, una
maggiore unità. 7.
Diversi uffici della Curia hanno operato bene lo
scorso anno e stanno già lavorando a pieno ritmo.
Altri ancora faticano a decollare. Si avverte il bisogno
di un maggior ordine e coordinamento. Le iniziative
diocesane devono essere di supporto, e non di intralcio o
sostitutive, alla vita parrocchiale. Il vescovo ha
riscontrato apprezzamento per lidea di decentrare
in tre zone della Diocesi le scuole di spiritualità e
formazione per i catechisti e per gli altri operatori
pastorali. 8.
Riguardo alla Visita
Pastorale, nella Lettera si fornisce una certa
abbondanza di citazioni bibliche e magisteriali, quasi
una traccia per gli incontri preparativi, che
serviranno a spiegare ai fedeli delle parrocchie il
senso ecclesiale della Visita.
Con laiuto del Signore e la preghiera di tutti, il
Vescovo verrà non con lo spirito di fare
lispettore, di fronte al quale occorre apparire, ma
con quello di essere pastore. Anzitutto si metterà
accanto ai parroci, per apprezzare il lavoro che fanno e
per incoraggiarli.
La Visita vuole anche risvegliare o incentivare lo
spirito missionario, cercando nella realtà concreta,
insieme, le vie da percorrere. Lultimo paragrafo
della Lettera è dedicato alle modalità di svolgimento
della Visita ed al modo di prepararla nelle parrocchie,
magari coinvolgendo alcuni uffici diocesani o proponendo
una missione popolare. Diocesi
di Lamezia Terme Ufficio
comunicazioni sociali 29/09/05
Direttore: Don Pino Fazio Vice
Direttore: Giovanni Maria Cataldi |
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CURIA VESCOVILE DI LAMEZIA TERME Questa Curia Vescovile, interpellata a dare lettura di quanto è avvenuto nella Parrocchia di Marcellinara, offre la presente dichiarazione che tiene conto del magistero ecclesiale e delle norme canoniche. E' a tutti noto che la carità pastorale spinge il Parroco a rendersi consapevole delle situazioni in cui vivono i fedeli della comunità per dar loro suggerimenti ed aiuti al fine di vivere cristianamente la propria vocazione. Tra i diversi problemi insorge, oggi, in. maniera preponderante quello della convivenza, piaga della famiglia umana che contrasta con la santità del matrimonio. Alle sollecitudini pastorali del Parroco si può verificare la resistenza del fedele che non riesce a far scelte di vita consone alle norme morali della religione cattolica cui appartiene. In tal caso spetta al Parroco rispettare la volontà del fedele e conseguentemente agire secondo le norme canoniche che parlano di "esclusione dalle esequie ecclesiastiche ai peccatori manifesti" (can. 1184,3). Il Parroco di Marcellinara, peraltro già Responsabile in diocesi della Pastorale della Famiglia, ha inteso, però, dare significato al Commiato che la Comunità dei battezzati ha reso alla persona-membro della parrocchia celebrando una prolungata Liturgia della parola. L'agire del pastore non è da considerarsi come posizione di un giudicare, atto riservato solo alla misericordia di Dio, ma come intervento pastorale ed educativo-formativo per la coscienza dei fedeli che oggi stanno diventando vittime delle sfide della modernità e della fragilità umana e spirituale specie nei cristiani. Lamezia Terme 21.07.2005 II Vicario Generale adesione a manifestazione regionale unitaria contro la mafia per lo sviluppo nella legalità. La Consulta delle Aggregazioni Laicali della Diocesi di Lamezia Terme aderisce alla Manifestazione regionale unitaria contro la mafia per lo sviluppo nella legalità, indetta dalle organizzazioni sindacali per il prossimo 21 maggio a Lamezia Terme. Il cristiano laico è chiamato non solo a trasformare il mondo attraverso i suoi riferimenti di fede e di etica, ma a rendere la città delluomo sempre più città di Dio. La lotta alla illegalità e la difesa del ruolo delle rappresentanze democratiche ci vede tutti totalmente impegnati. La diffusione della cultura della legalità e la promozione della convivenza civile sono elementi essenziali nella promozione della dignità e della libertà di ogni singola persona. Il rispetto della legalità è chiamato a essere non atto formale, ma gesto personale che trova la sua giustificazione sul piano etico. La responsabilità del senso di legalità è da attribuire non solo a chi ricopre funzioni pubbliche, ma a tutti i cittadini: la promozione e la difesa della giustizia è compito di ogni cittadino, radicato in una sana, retta e matura coscienza. Lio non si realizza se non nella relazione e, quindi, non può prescindere dalla situazione. E sempre più evidente lurgenza della edificazione della dignità di ogni singolo uomo, la costruzione dellio, per affermare tale dignità e per opporsi al tentativo della criminalità di piegare ai propri interessi una intera comunità civile. Occorre sempre più orientare la convivenza civile, i bisogni e le aspirazioni di ogni individuo alla realizzazione, promozione e costruzione del BENE COMUNE, attraverso laffermazione di regole di condotta legittime e chiare, che possano mediare tra forza e giustizia, supremazia e diritto. E indispensabile, quindi, la prosecuzione e lo sviluppo di quei percorsi educativi che in vari campi tentiamo di realizzare per favorire la crescita di ogni singola persona. Solo un soggetto forte, solo una personalità libera da condizionamenti, è capace di dire no alla mafia. Per recuperare il senso della legalità è necessario primariamente rimotivare letica della comunione e della solidarietà: i comportamenti, slegandosi dalla norme, diventano legge a se stessi, perdono ogni legame con un ordine normativo. Anima del principio di legalità è la ricerca del bene comune: mobilitare le coscienze in questa direzione è specifico compito della comunità credente che in questo deve sentirsi vocata. E convinzione generale che lo sviluppo economico, ma soprattutto la possibilità di un lavoro, sono condizioni indispensabili per evitare la tentazione a compiere attività delinquenziali da parte dei soggetti più deboli e più a rischio. Ma il lavoro è necessario anche per edificazione dell'io. Purtroppo spesso si assiste alla incapacità di creare reali condizioni di sviluppo e reali opportunità di lavoro. Anche la politica deve fare un salto di qualità, riscoprendo il valore del perseguimento di interessi generali, cioè del bene comune, del progresso e della crescita dellintera comunità civile. Per noi il salto di qualità consiste nel superare gli scontri partitici e le diatribe tra singoli esponenti politici, in vista solo di un agire trasparente (corretto e onesto). Questo per noi cristiani si chiama conversione. Papa Giovanni Paolo II non ha temuto di gridare ad Agrigento: Uomini della mafia, io dico a voi: Convertitevi!. Ciò significa per tutti lasciare ogni progetto personale, ogni interesse di carriera, per mettersi decisamente a servizio del bene. |
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| Nota ufficiale della Curia vescovile in
ordine alla inquietante situazione che è ristagnata
allinterno del nostro territorio cittadino, e non
solo; LETTERA DI SOLIDARIETA Gli
inquietanti episodi che si stanno succedendo nella nostra
Città, per ultimo la gravissima intimidazione di natura
mafiosa fatta pervenire come riferito dai
quotidiani di mercoledì 4 maggio - al neo eletto Primo
Cittadino di Lamezia, sollecitano sostanziose riflessioni
e risposte efficaci, urgenti, concrete, per non
lasciarci vincere dal male, ma a vincere con il bene il
male (Rm 12,21). I tre noti verbi
che i Vescovi della Calabria ci hanno consegnato per
descrivere soprattutto limpegno della comunità
cristiana di fronte al mondo, annunciare
denunciare rinunciare , hanno ancora
valore perché davanti al costante pericolo della
illegalità variamente diffusa e della mafia non si
abbassi lattenzione. I battezzati, in quanto
chiamati ad orientare la vita sociale a Cristo, si
scuotano e reagiscano adeguatamente. Vogliamo ricordare e
cogliere la calorosa e paterna esortazione del nostro
vescovo Mons. Cantafora allinizio del mese mariano
che ci invitava a non perdere la voglia di un
sano protagonismo civile e sociale. Siamo costruttori di
una storia nuova. Diversi sono i fermenti di bene e le
potenzialità della nostra città; e
questo ci obbliga a riappropriarci della grammatica
della pace, secondo lo spirito del Vangelo.
Spinti proprio da tale convinzione, la condanna allora è unanime verso ogni atto di intimidazione e di sopraffazione della legalità, restando sempre più convinti che soltanto da unautentica opera di formazione nascono uomini e donne, capaci di portare nella città una logica nuova (Mons. Cantafora, Lettera Pastorale). Attingendo proprio dai contenuti della prima Lettera Pastorale del nostro Vescovo, incoraggiamo tutti a perseverare sulla via dellattenzione al bene comune e agli ultimi soprattutto, perché la Città possa intraprendere un cammino nuovo verso il suo sviluppo integrale. (LUfficio diocesano per le Comunicazioni Sociali) Dalla Curia Vescovile, 5 maggio 2005 |
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Omelia - Santa Messa in suffragio di Giovanni Paolo II Lamezia Terme, Cattedrale, 03 aprile 2005 ore 20,00 1.
Diamo voce a questa nostra commemorazione con le parole:
«Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a
Cristo!». Sono le memorabili parole che Giovanni
Paolo II pronunciava il 22 ottobre del 1978, all'inizio
del suo pontificato. Stasera, carissimi, commossi e
come frastornati, ci troviamo a pregare per lui,
perché il Signore lo accolga nella sua Casa, fiduciosi
che Cristo spalanca le porte del suo regno a quest'uomo,
che ha davvero spalancato le porte del suo cuore a
Cristo. Non
è esagerato affermare che questo papa ha vissuto fino in
fondo la sua lotta: «Ho combattuto la buona
battaglia, - sono parole di san Paolo - ho
terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi
resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto
giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me,
ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua
manifestazione» {2Tm 4,7-8). 2.
Siamo nel giorno del Signore, «il primo dopo il
sabato». Gesù risorto appare ai suoi discepoli. Egli,
vittorioso sulla morte, vivente, illumina anche questi
momenti di smarrimento. Giovanni Paolo II se ne è
andato come un prode valoroso, affrontando la sua
agonia, il suo morire, dicendo il suo "Amen".
Questo ci mostra che il Signore, morto e risuscitato,
dona il suo Spirito, a coloro che lo accolgono, che
diventano così capaci di affrontare la passione. Non
sono mancate le prove durante il suo lungo pontificato.
In questi giorni di agonia, «Giovanni Paolo II sta
affrontando la prova più difficile della sua lunga vita,
- sono parole del cardinale Ruini - e la affronta
e la vive con quella stessa intima serenità e abbandono
fiducioso nelle mani di Dio con cui ha sempre vissuto,
lavorato, sofferto, gioito» (Avvenire, 2
aprile 2005, p. 5). Forse anche noi ci domandiamo da dove
ha attinto questa straordinaria forza d'animo, che
trascende l'umanamente possibile e troveremo la
risposta unicamente nel «rapporto concreto e vivo che
unisce il nostro papa a Gesù Cristo e a Dio Padre» (Ivi). Uomo
di profonda vita interiore, la sua preghiera non ha dato
segni di stanchezza, fino alla fine. Dichiarava
venerdì il portavoce vaticano: «Questa
mattina, alle ore 6.00, ha concelebrato la Santa Messa.
Verso le ore 7.15, ricordandosi che oggi
era Venerdì, giorno in cui Egli segue abitualmente la
Via Crucis, ha chiesto gli fossero lette le XIV
stazioni... poco dopo aver finito ha detto di voler
recitare la Liturgia delle Ore... Pochi momenti fa ha
chiesto che Gli fossero letti dei brani della Sacra
Scrittura» {Bollettino n° 0177, 01 aprile
2005). La preghiera costante, l'unione con Cristo, è
la sorgente dalla quale il Santo Padre ha attinto lo
slancio per immergersi nell'azione, insegnandoci a
vivere, a soffrire ed a morire. Se
da un lato possiamo dare libero sfogo al sentimento per
la vicinanza dell'evento della morte, dall'altro rimane
soprattutto l'esempio di vita del papa e la sua
testimonianza, che ci scuotono e spingano a chiedere al
Signore la grazia di essere Suoi testimoni, cristiani
veraci. Siamo altresì sollecitati a professare che
nella nostra vita Cristo sia 1' unico Signore: «Ascolta,
Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno
solo» (Dt 6,4). 3.
Non è semplice tracciare, in breve, un profilo di
questo papa, e neanche riassumere l'intensa attività,
per la quale è arduo anche il solo tentativo di
quantificarla in cifre: si va dai 104 viaggi
internazionali alla proclamazione di 1338 nuovi beati,
dalle 14 encicliche alle otre 1000 udienze generali... Abbiamo
contemplato in Giovanni Paolo II l'icona di un vero
padre e pastore missionario. Ne è un segno eloquente
la sua attenzione, perfino agonizzante, ai giovani:
«Nella serata di ieri probabilmente il Papa aveva in
mente i giovani da Lui incontrati in tutto il mondo lungo
il percorso del Suo pontificato. Infatti, sembrava far
riferimento ad essi quando, dalle sue parole, in più
riprese, si è potuta ricostruire la seguente frase: ^Vi
ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E vi
ringrazio"» (Bollettino n° 0179,
02 aprile 2005). Il
suo impegno missionario emerge dal suo continuo viaggiare
per annunciare Cristo, morto e risuscitato. Egli ha
pagato di persona per questo, chiamando gli uomini di
tutta la terra a spalancargli le porte. Ha esortato
la chiesa a "prendere il largo", nel nuovo
millennio, riproponendo a tutti una «"misura
alta" della vita cristiana ordinaria» (giovanni
paolo II, Novo millennio ineunte, n° 31). 4.
La sua opera ha avuto notevoli risvolti, nell'ecumenismo,
nel dialogo tra le religioni, perfino in campo politico,
soprattutto dando voce ai poveri. agli ultimi del mondo.
Instancabile operaio della "civiltà
dell'amore", il suo abbondante e luminoso
magistero, guida la coscienza dei fedeli in svariati
campi: pensiamo alle tre encicliche sulle persone della
Trinità e a quella sulla Madonna, alle tre encicliche
sociali, al discernimento in campo morale con la Veritatis
splender e all''Evangelium vitae, sul valore e
l'inviolabilità della vita umana. Pensiamo ancora alla
missione della chiesa con la Redemptoris missio,
al rapporto tra fede e ragione nella Fides et ratto,
all'ultima enciclica sulla Chiesa e l'Eucaristia, alle
celebri catechesi sul corpo ed al magistero in campo
familiare: un papa amante della vita, di cui si è fatto
strenuo difensore dal concepimento alla morte naturale! Dagli
scritti e dalla sua azione pastorale sembra emergere questa
verità fondamentale: senza Cristo, lontano da lui,
come tenta spesso di fare il mondo, l'uomo si smarrisce.
Alla salvatrice potestà di Cristo - è la prima omelia
del pontefice - «aprite i confini degli Stati, i
sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di
cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!
Cristo sa "cosa è dentro l'uomo". Solo lui lo
sa! Oggi così spesso l'uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso
è incerto del senso della sua vita su questa terra.
E' invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi - vi prego, vi imploro con umiltà e
con fiducia - permettete a Cristo di parlare all'uomo.
Solo lui ha parole di vita, sì! Di vita eterna» (giovanni
paolo II, Omelia per l'inizio del pontificato, 22
ottobre 1978,n°5). 5.
Così, carissimi, rimaniamo quasi stupiti di fronte alla
fantasia del Padre, che in Giovanni Paolo II ci ha
donato una vita compiuta, un capolavoro della sua
potenza. Preghiamo il Signore, perché abbia
compassione delle sue umane fragilità e lo accolga nel
suo Regno. Lo affidiamo
alla Vergine Maria, alla quale si sentiva fortemente
affidato, «totus tuus». Preghiamo per la
chiesa, in questa fase di transizione: abbia
fiducia che la grazia del Signore la accompagna sempre,
donando ancora un successore a Pietro, un pastore,
perché all'umanità talora smarrita, dominata dal
potere del male, dell'egoismo e dalle paure, sia
annunciato ancora Cristo Risorto, via di Dio per
l'uomo, nella misericordia e nella pace. Amen. |
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| 31 marzo 2005 Brindisi augurale nella preghiera e nel silenzio meditativo, senza eclatanti festeggiamenti, per il primo anno che sta per trascorrere da quando S.E. Mons. Luigi Cantafora fece il suo ingresso ufficiale, da Vescovo appena consacrato, nella Diocesi di Lamezia Terme (il 2 aprile del 2004). La consacrazione episcopale, come si ricorderà, avvenne in un gremitissimo duomo di Crotone, impregnato di soddisfazioni e di commozione, giovedì 25 marzo dello scorso anno, dopo che il 24 gennaio dello stesso anno luscente Mons. Vincenzo Rimedio fece dare lannuncio ufficiale del contenuto della lettera del Vaticano che ufficializzava la nomina del nuovo Vescovo. Arrivando dalla strada statale ionica, Mons. Luigi Cantafora venne accolto allaltezza dellingresso del quartiere abitato di SantEufemia- per primo- da Mons. Natale Colafati , che in quel tempo era ancora Vicario generale della Diocesi; quindi, da lì a poco, il saluto ufficiale della Città a piazza Fiorentino di Sambiase venne dato dal Commissario prefettizio al Comune- Dr Paolo Pirrone e, proseguendo, limpatto con la popolazione, il saluto con le altre autorità civili e militari e lingresso ufficiale nella altrettanto gremita cattedrale lametina per la solenne liturgia eucaristica. Il motto episcopale voluto dal nuovo Vescovo è Charitas Christi urget nos, con lo stemma ove campeggia- al suo centro- la lettera M come affidamento materno alla Vergine Maria. Molti e significativi sono stati i cambiamenti che Mons. Cantafora ha voluto da subito sia allinterno della curia vescovile che in alcune parrocchie. Anche nuovo lo stile con cui il Vescovo si rende familiare, soprattutto nellindicare ed invocare una rinnovata esigenza pastorale nel segno della sollecitazione missionaria attraverso la rigorosa ed insostituibile centralità del messaggio evangelico. Cristo al centro, ma anche la persona al centro con tutte le sue priorità e particolarità, con le sue pregnanti valenze etiche, sociali, culturali, professionali, lavorative. Indirizzi, del resto, che hanno dato corpo alla sua prima Lettera Pastorale dal titolo che- ricalcando il suo motto episcopale- pone in rilievo in tutta la sua significanza la titolazione Charitas Christi urget nos, attraverso la quale ricorda, ed invita, che è ormai lora di una chiesa missionaria ed anche di una Città e Diocesi insieme missionarie. In altri termini, lindicazione di concretizzare una politica attenta e scrupolosa per il bene comune, rendendola percorribile e feconda attraverso luso concreto e sempre presente dei principi e delle norme indicati nel magistero sociale della Chiesa. Proprio in tale direzione, tra le prime evidenze più significative messe in circolazione, si interpongono i Forum della Dottrina Sociale della Chiesa, che hanno visto lalternarsi di protagonisti in assoluto sia nella Chiesa italiana che nella società civile. Da ricordare anche il copioso e significativo arrivo in Diocesi di religiose di alcuni ordini, tra le quali le Sorelle Povere di Santa Chiara (clarisse) e le Benedettine, dislocate in due luoghi chiave della spiritualità mariana in Diocesi: Confluenti e Dipodi. Mons. Luigi Cantafora è stato da subito chiamato dalla Conferenza Episcopale Calabra a guidare il delicato ed importante settore della Comunicazione, della Cultura e del Turismo. Sta per concludersi, quindi, il prossimo 2 aprile, il primo anno di episcopato di Mons. Luigi Cantafora alla guida della Diocesi di Lamezia, intenzionato a far nuove in Cristo tutte le cose per il bene della Chiesa e della Società. (Giovanni Maria Cataldi Vice Direttore) |
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Consulta Generale di
Pastorale Giovanile dell Ordine dei Minimi Associazione Onlus Gruppo
San Francesco di Paola 3 Marcia della penitenza Assieme
per cambiare! 1 aprile 2005 Paola (Cs)
Il tema per
I giovani della Consulta di Pastorale Giovanile Minima,
con questa iniziativa, benedetta il primo anno (2003) da
uno stupendo messaggio del Papa Giovanni Paolo II al
Rev.mo Padre Generale dell Ordine dei Minimi,
proprio in concomitanza con linizio della
guerra in Iraq: v
Vogliono dimostrare che è possibile camminare insieme
sulla stessa strada per progredire tutti nella
collaborazione e per difendere la dignità
delluomo, che ha diritto a vivere una vita degna di
essere tale. v
Vogliono risvegliare in tanti uomini e donne di buona
volontà, che non riescono a fare la scelta radicale del
battesimo o che forse hanno cancellato nella loro
coscienza la loro originaria appartenenza alla Chiesa, la
bellezza del vivere e del praticare insieme il
Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo (S.
Francesco di Paola) riconoscendosi come il popolo
di Dio in cammino verso la santità. v
Vogliono far comprendere a coloro che provengono da altre
aree culturali ed etniche diverse e che condividono
lo stesso nostro territorio, anche solo
temporaneamente, che insieme si può con amore costruire
una società dignitosa, libera e liberante. v
Vogliono, con questa Marcia, invitare tutti ad
essere protagonisti della crescita della propria vita e
di quella che si sviluppa attorno a loro. Questa,
attraverso il proprio sacrificio personale, sarà
certamente migliore. v
Vogliono far comprendere a tutti che questa Marcia
non vuole essere unesperienza da vertice, nè
l esperienza di qualcuno, ma una sincera
opportunità per camminare insieme, senza fretta, con
lunico fine di migliorare la qualità della vita. v
Vogliono, infine, scuotere le coscienze invitando
tutti a non aspettare che il rinnovamento ci piova
dallalto facendo comprendere che la vita è dono di
Dio e che va difesa e custodita, soprattutto dalle
Istituzioni, le quali hanno il dovere di proteggere e
tutelare lessere umano in quanto tale. Al termine,
verrà consegnata la 1^ medaglia Charitas-San
Francesco di Paola alla memoria di Nicola Calipari,
calabrese, figura esemplare nel vivere in modo eroico i
valori della pace e dellaltruismo e realizzando in
tutta la sua pienezza il principio evangelico Chi
dona la propria vita, la trova . Saranno
presenti autorità religiose e civili. Alle ore 16
raduno sul lungomare di Paola; 16,30 partenza della
Marcia per le vie di Paola; 18,15 arrivo al santuario di
San Francesco di Paola: accoglienza da parte del Padre
Provinciale P. Gregorio Colatorti. Sarà presente il
vescovo della diocesi di Lamezia Terme, mons. Luigi
Cantafora che presiederà allevento. |
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| 29 marzo 2005 Pasqua, vittoria di Cristo sulla morte; morte che poi è quella tenebra profonda, che oscura la nostra sete di vita in un non senso che quasi ci sovrasta: sulla centralità di Cristo risorto è stata impregnata tutta lomelia del Vescovo di Lamezia Mons. Luigi Cantafora- nella celebrazione della Domenica di Pasqua, in una chiesa cattedrale gremita ed attenta a seguire i vari passaggi guida indicati dal Vescovo, che ha ricordato come il peccato avvelena lesistenza, a volte in modo subdolo, rendendola tenebra. La rassegnazione, ladagiarsi su quello che fanno tutti, ha proseguito, possono farsi strada nel nostro cuore, nella nostra chiesa, nella città. Ed a tal proposito, ha ancora una volta spinto il suo invito verso una forma di missionarietà a tutto campo da parte di ciascun credente, che non può adagiarsi nel momento fuggevole di una semplice partecipazione eucaristica o di una iniziativa soltanto sporadica. La Chiesa deve essere tutta missionaria, abbandonando le forme sterili di evangelizzazione, non adagiandosi sullesistente e non provando le forme nuove e coraggiose della sequela di Cristo. La Pasqua, per Mons. Cantafora, è proprio questo forte sussulto alla metanoia, al cambiamento di rotta. Irrompa, o Signore, ha pronunziato con forte impulso il Vescovo, la tua luce pasquale nella nostra vita, ci scuota, ci rinnovi interiormente. Soprattutto quando il Signore bussa, apriamo le porte del cuore, lasciamoci incontrare e salvare: <Non temete>, ci esorta il Risorto!: tanto che, avviandosi alla conclusione, in questo percorso deve essere unicamente Colui che accompagna la nostra vita personale e la nostra chiesa. Forse siamo come in esilio, schiavi del vizio, del rancore, del peccato in genere, della rassegnazione, ingannati da tanti falsi modelli di vita spesso propostici dai mass media, annoiati in una esistenza stentata, in cui si sopravvive piuttosto che vivere. Una omelia tutta nel segno del concreto evangelico, nel tessuto della vita personale e comunitaria, sia sotto forma di chiesa che di società civile. E tempo del cambiamento interiore, cercando le cose di lassù che, tradotto nella testuale riflessione offerta dal Vescovo, significa il non alienarsi, fuggire dalla storia, ma vivere il presente, loggi, nella famiglia, sul lavoro, con generosità e spirito di servizio, avendo cura dei bisogni di chi ci sta accanto, come Cristo, che ha dato la sua vita per noi. LUfficio per le Comunicazioni Sociali (Giovanni Maria Cataldi) |
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| 25 marzo 2005 Passaggi dellomelia di S.E. Mons. Luigi Cantafora durante la Santa Messa Crismale Un invito alla evangelizzazione a tutto campo perché coinvolge dai presbiteri ai diaconi; dalle religiose e religiosi ai fedeli laici: è questo il punto centrale dellomelia del Vescovo Mons. Cantafora durante la solenne concelebrazione eucaristica in Cattedrale che ricorda e rinnova gli impegni assunti nellordinazione ministeriale, assieme al sacro rito della benedizione degli oli sacri. Una celebrazione che, come ha ricordato Mons. Cantafora, è epifania della comunione presbiterale con il proprio vescovo. Quindi, tutti impegnati per far gustare a tutti il profumo del Vangelo attraverso una conoscenza che non vuole essere un insieme di nozioni e riti, ma di una conoscenza iniziatica, penetrante, amorosa, esperenziale. Se tale evangelizzazione non assume un orientamento decisamente missionario, si corre allora il rischio ha chiarito il Vescovo- di essere insignificanti. Un annuncio che non deve rimanere ristretto negli angusti limiti delle proprie conoscenze o dentro le mura della nostra chiesa, bensì da far giungere sempre più lontano, andando alla ricerca dell uomo prigioniero di sé, ebbro delle sue conquiste, cieco sulla verità di Dio, presso da varie piaghe sociali, che attende un anno di grazia. Per essere pienamente coinvolti nel grande progetto dellevangelizzazione, è come se tutti dovessero salire sul carro di Cristo vittorioso: i fedeli laici, sposi, padri e madri, chiamati a formare famiglie cristiane in un tempo di forti attacchi allistituto familiare, difendendo le cause dei bambini, ragazzi e giovani, così come degli anziani. A tutti va il mio auspicio, ha aggiunto, che Cristo possa albergare nel vostro cuore e nella vostra vita, perché fioriscano lamore, lumiltà, le vere virtù cristiane. La terra aspetta, per mezzo vostro, di essere abitata dal Vangelo. Poi rincuorate parole rivolte a beneficio dei religiosi e delle religiose, segno di una vita differente; ai diaconi per una vita familiare santa e un servizio autentico di carità e impegno cristiano nella professione. Ed ancora, ai seminaristi perché mettano a frutto questo tempo di formazione e discernimento. Dopo aver ricordato le figure dei due sacerdoti morti nel corso dellanno (don Girolamo Castiglione e don Bartolo Bacilieri), tutto il resto dellomelia è stato incentrato sul dono del sacerdozio, evidenziando come un sacerdote <conquistato> da Cristo più facilmente <conquista> altri alla decisione di correre la stessa avventura. E, infine, una calorosa e paterna esortazione alla unità del presbiterio, aggiungendo come la comunione non è la somma di tante individualità, ma la realizzazione di quella carità che, dimentica di sé, si dona e crea la vera fraternità, la condivisione, la comunione. Mons. Cantafora non ha mancato di ricordare la testimonianza offerta dal Santo Padre, che questanno ha scritto per noi la lettera ai sacerdoti dallospedale, luogo di sofferenza, nel quale la vita diventa sacrificio di soave odore (cf Ef 5,2), in conformità al Cristo, pane spezzato, vittima innocente, agnello afono dinanzi alla sofferenza, vissuta nellamore e per amore alla chiesa. (Giovanni Maria Cataldi) Lamezia Terme, 19 marzo 2005 San Giuseppe MESSAGGIO ALLA DIOCESI PER LA PASQUA 2005 «Gesù sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: "Va ' a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato). Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva» (Gv 9, 6-7) Carissimi Presbiteri e Diaconi, Religiosi e Religiose, Fedeli Laici, vi scrivo in prossimità della Pasqua, traendo spunto dall'icona dì Gesù, che dona la vista ad un uomo nato cieco. E' la potenza di Cristo che fa passare quest'uomo dal non vedere al vedere, dal non credere a credere in Cristo. Per il cieco è un itinerario di libertà: egli passa dall'essere seduto, mendicante, impedito nei movimenti e dipendente dall'elemosina altrui, alla libertà di camminare e sfidare perfino i farisei, tendenti a mantenere le cose come stanno e a non lasciarsi scomodare dalla figura di Cristo. Questa pagina ci orienta verso la Pasqua, vittoria di Cristo su ogni nostra cecità, immobilismo e mancanza di speranza. Pasqua è rimedio contro il "tirare a campare", perché è vittoria su ogni passività e rassegnazione. La tentazione di uniformarci a quello che fanno tutti e di dire "ma si è fatto sempre così", è un inganno, che può insinuarsi anche nelle nostre comunità ecclesiali, sclerotizzandole: "Perché faticare?" "Perché impegnarsi nella polisT' "Chi me lo fa fare?" E ci si adegua, livellandosi alla massa. Si corre così il pericolo di rinchiudersi in un culto sterile, slegato dalla vita; gratificandosi in pratiche religiose, senza coinvolgersi in un itinerario di conversione. Il culto, quando è vero, quello che sgorga dal Mistero Pasquale, porta a glorificare il Signore con la vita, conduce ad uno zelo missionario, che non si accontenta dei "soliti" che frequentano. Spinge ad uscire da se stessi e ad impegnarsi, per costruire relazioni autentiche e il bene comune, nella chiesa e nella società civile. Pasqua è vittoria sull'omologazione ai modelli di vita imperanti, spesso pubblicizzati dai mass-media, è l'evento che ci rende capaci di sperare che con il Signore è possibile vivere una vita diversa, nuova, sensata. Pasqua spinge a sognare una vita vissuta nel dono sincero di sé. Non si tratta di fare castelli in aria, sulla base di parole o congetture, ma di sognare con gli occhi in alto e i piedi ben piantati su Cristo, fondamento solido. Lasciamoci infiammare dallo slancio di tanti testimoni della fede, che nel corso dei secoli «hanno votato la loro vita al nome del nostro Signore Gesù Cristo» (At 15,26)! Senza di loro il Vangelo non sarebbe giunto fino a noi; «Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!» (Rm 10,15). Allora, «circondati da un così gran numero di testimoni corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tendo fisso lo sguardo su Gesù» (Eb 12,1-2). Anche noi possiamo essere tra questi testimoni audaci, ciascuno al proprio posto: clero, religiosi e laici. Quanti laici, padri e madri di famiglia, hanno testimoniato Cristo nella professione, nell'impegno sociale, nella politica! Quale bisogno urgente di evangelizzatori in tutti i campi! È questa testimonianza che può suscitare nel cuore di tanti giovani desideri più grandi di servizio e di dono di sé. Coltiviamo i germi di vocazione alla vita consacrata o sacerdotale, che il Signore getta a piene mani nel cuore dei nostri giovani; nutriamoli con la Parola e con lesempio di una vita gioiosamente donata. «Svegliati o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà» (Ef 5,14). Ci sono tanti tipi dì sonno e torpori che ci appesantiscono impedendoci di compiere svolte significative. Il Signore Risorto viene a svegliarci! La Pasqua è vittoria sul peccato che ci seduce, ci spaventa e dopo averci adescato, ci lascia tristi e arrabbiati, con noi stessi, con Dio e con gli uomini. Dalla Pasqua scaturisce il perdono per ogni uomo che si riconosce peccatore. E non c'è peccatore che Cristo non possa perdonare! Il cammino del cieco nato è così una via di progressiva vittoria e liberazione. Il suo segreto" sta nell'obbedire alla Parola di Gesù; «Va' a lavarti nella piscina di Siloe». La sua obbedienza è la risposta di fede di chi accoglie la Parola ed il gesto creatore di Cristo. Dopo aver lavato il fango spalmato sugli occhi, egli riceverà non solo la vista fisica, ma soprattutto la capacità di riconoscere in Gesù il Signore, il Kyrios. Questa vittoria rispetto al male che lo opprimeva, diventa libertà anche nei confronti degli altri. Il cieco, divenuto vedente, annuncia ai farisei senza timore la verità su Gesù, nonostante la loro opposizione. Ed è la Parola di Cristo che lo aiuta a prendere coscienza di quanto gli sta succedendo e a fare il passo finale di adesione piena. «Gli disse Gesù: "Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui. Ed egli disse; "Io credo, Signore. E gli si prostrò innanzi» (Gv 9,35-38). Nel nostro cammino, come in quello del cieco, Cristo è sempre presente. Egli, Crocifisso e Risorto, mantiene la promessa: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» {Mt 28,20). L'Eucaristia, in questo Anno eucaristico, sia sempre più il pane del cammino. E' Cristo che rimane con noi e ci trasforma in uomini eucaristici, che donano se stessi e perdonano. Lo sguardo sul vissuto reale della nostra città e talvolta delle comunità ecclesiali non sempre ci porta all'ottimismo. Recenti fatti di sangue sono segnali preoccupanti, punta di iceberg di degrado morale, accanto al quale, grazie a Dio, non mancano uomini e donne di solida statura, fattivamente impegnati nella costruzione della Chiesa e della civiltà dell'amore. Non serve lo scoraggiamento ne i vuoti entusiasmi. Il cieco guarito ci spinge a confidare nel Signore. Coraggio! E' la Pasqua del Signore! Rallegriamoci ed esultiamo. Viene il Risorto. Vi benedico + Luigi, vescovo (S.E. Mons. Luigi Cantafora, Vescovo di Lamezia Terme) |
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DIOCESI DI LAMEZIA TERME UFFICIO RELAZIONI SOCIALI Direttore: Don Pino Fazio Vice Direttore: Giovanni Maria Cataldi 15 marzo 2005 COMUNICATO STAMPA n.22 Sarà il Presidente della Caritas Italiana, S.E. Mons. Francesco Montenegro (Vescovo di Messina), ad approfondire la penultima tematica posta dalla Diocesi di Lamezia Terme nella scaletta di animazione dei Forum di Dottrina Sociale della Chiesa, giovedì 17 marzo, con inizio alle ore 18, presso la chiesa cattedrale. Costruire il bene comune, liberare le povertà: un tema, quello in agenda, che raccoglie parecchie indicazioni necessarie per tutti, specialmente per coloro che sono impegnati tout court in politica e candidati a guidare le prossime amministrazioni locali. Difatti, nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, il principio del bene comune viene sfaccettato minuziosamente per varie angolazioni e su variegati obiettivi da raggiungere, passando da quelli che sono i principi della sussidiarietà e della solidarietà; principi sui quali la Chiesa basa la sua stessa evangelizzazione, partendo dagli insegnamenti evangelici e dalla medesima sua dottrina sociale. Nel documento pontificio Novo millennio ineunte, Giovanni Paolo II ha inserito una frase che è ormai un vero e proprio cavallo di battaglia: E lora di una nuova fantasia della carità; frase ripresa dal Vescovo di Lamezia Terme- S.E. Mons. Luigi Cantafora- nella sua prima Lettera Pastorale Charitas Christi urget nos, quando ha evidenziato che non mancano a Lamezia antiche e nuove forme di povertà. Si va da situazioni di bisogno economico a realtà di degrado, dalla solitudine a situazioni in cui al benessere economico si accompagnano droga e disperazione. Quasi certamente, proprio dallurgente bisogno di mettere in rete il bene comune che per Mons. Cantafora è stato necessario e significativo organizzare questi Forum, considerati come centri di riunione degli uomini di buona volontà, anche non cattolici, per riflettere insieme sulla nostra realtà sociale e politica, ma trascendendo un discorso partitico. Potrebbe essere, concludeva il suo concetto, un servizio offerto al bene comune. I precedenti incontri dei Forum hanno incentrato le approfondite riflessioni su tematiche di largo interesse: dalla dottrina sociale della Chiesa in dialogo con i segni dei tempi alla persona e comunità: quale vocazione alla politica?. La prima serie dei Forum si concluderà il prossimo 20 maggio con il Prof. Stefano Zamagni che si intratterrà su Leconomia a servizio delluomo. (Giovanni Maria Cataldi Vice Direttore) |
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| 24/02/05 - Diocesi, oggi incontro: "La persona e la comunità: quale vocazione alla politica?" |
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