PER
Il convegno e gli interrogativi sulla
recente autorizzazione ad una società di Vercelli di aprire una
discarica di 500 mila metri cubi nel centro della regione e nel
contesto di un territorio ad alto pregio geoambientale nel comune
di Pianopoli della provincia di Catanzaro, richiamano allattenzione
la questione più complessiva dei rifiuti in Calabria.
In tale contesto appare evidente come la
realizzazione di una discarica di dimensioni paragonabili ad una
collina artificiale, alta
Lidea del contesto si ottiene tenendo
conto sia della realtà geoambientale e della localizzazione
delle preziosissime e specifiche risorse naturali disponibili
nella regione, sia dei dati agli atti della Commissione
parlamentare dinchiesta sul ciclo dei rifiuti. Dati come
quelli contenuti nella Relazione approvata dalla stessa
Commissione nella seduta del dicembre scorso, e dove, tra laltro,
si legge: Nei 409 Comuni calabresi sono stati censiti
ben 696 siti potenzialmente inquinati di rifiuti con volumi
superiori ai 250 mc.. Le discariche dotate delle opere necessarie
a prevenire l'inquinamento sono appena 39 (5,6%) e il 63% delle
discariche è ubicato a meno di
Si riscontrano nella
regione un elevato numero di siti utilizzati per lo smaltimento
dei rifiuti, spropositato rispetto alla popolazione residente -
una discarica ogni 2974 abitanti - il che induce ad ipotizzare
possibili coinvolgimenti, nel passato, di smaltimento di rifiuti
pericolosi provenienti anche da altre regioni o dall'estero con
l'inserimento della criminalità organizzata, sempre tempestiva
nell'utilizzare tutte le opportunità per diversificare i propri
illeciti interessi.
Le situazioni di degrado ambientale, riconducibili al
disinteresse di molte delle amministrazioni locali, hanno
favorito, certamente in passato, ma sussistono tuttora i rischi,
le ecomafie e le attività di operatori senza scrupoli, che hanno
inquinato terreni e canali con i residui delle proprie attività
(settori agroalimentari, frantoi ed edilizia), come è stato
ampiamente relazionato dal Corpo Regionale della Forestale e
dalla Capitaneria di Porto di Gioia Tauro.
Nella citata
relazione si legge anche che il Commissario delegato ha
approvato un piano di bonifiche per le discariche, prevedendo una
classificazione dei 696 siti censiti per tipologia dei rifiuti
smaltiti e per pericolosità. Delle 696 discariche del piano
bonifiche, redatto dalla struttura commissariale, 58 risultano
attive, 636 dismesse,
In base al rischio
sono stati classificati:37 siti a rischio marginale; 261 siti a
rischio basso; 40 siti a rischio medio. I siti ad alto rischio
sono aree con enormi volumi di rifiuti, costituiti da grosse
discariche dismesse, per lo più a ridosso di corsi d'acqua ed a
breve distanza dalle foci di fiumi e canali, con danno ambientale
in atto ed elevato rischio per la salute delle popolazioni
interessate. In particolare: 240 discariche sono utilizzate
solo per R.S.U. (non viene esclusa però la presenza di rifiuti
urbani pericolosi); 4 discariche sono costituite da rifiuti
speciali pericolosi; 5 discariche sono costituite da
rifiuti ingombranti; 4 discariche di inerti e materiale da
demolizione. Il resto è rappresentato da discariche utilizzate
per smaltire R.S.U., rifiuti ingombranti, materiale da
demolizione. Due delle quattro discariche utilizzate per smaltire
rifiuti speciali pericolosi sono abusive. L'amianto è molto
diffuso sul territorio ed in forme non molto concentrate; i tempi
per un adeguato intervento di bonifica saranno pertanto
inevitabilmente lunghi e costosi.
La relazione
sottolinea come non sono da trascurare i comportamenti incivili
di molti abitanti che hanno disseminato sul territorio materiale
di ogni tipo, soprattutto inerti ed amianto, derivanti da
demolizioni e dall'attività di ristrutturazione edilizia. E che
l'utilizzazione di aree non idonee alla localizzazione delle
discariche, anche a ridosso di canali, torrenti o ai margini di
alvei fluviali, in terreni senza recinzione ed
impermeabilizzazione del sottofondo, privi di impianti di
canalizzazione delle acque piovane e della raccolta del
percolato, hanno provocato gravi ripercussioni sotto l'aspetto
ambientale ed igienico-sanitario. Le discariche abusive si
trovano soprattutto sul territorio pianeggiante, e cioè nella
ristretta fascia delle pianure costiere e nelle vallate fluviali
che separano le catene montuose principali.
Sempre nellambito dellattività
della commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, il 20
novembre scorso, nellaudizione del commissario delegato per
l'emergenza rifiuti in Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, e del
responsabile unico del procedimento per l'emergenza rifiuti in
Calabria, Giovan Battista Papello questultimo ha
dichiarato: : Con riferimento ai rifiuti speciali
preciso che da noi non c'è una grandissima produzione di questo
tipo di rifiuti e ci sono alcuni impianti di trattamento.
Per uno di questi impianto abbiamo un problema, che stiamo
affrontando con risorse regionali, nel comune di Locri, dove una
vecchia fabbrica di trattamento di rifiuti speciali è fallita:
siamo andati sul posto e abbiamo trovato di tutto; quindi c'è
stata necessità di un intervento urgente di bonifica. Ci sono
alcuni impianti per il trattamento di rifiuti speciali o
discariche di categoria 2B o
Linesistenza di necessità e urgenza a
realizzare discariche in particolare nei territori del settore
centrale della regione, viene ribadito più volte nella citata
relazione del luglio 2003 dove si afferma: Le
motivazioni che inducono a ritenere ormai conclusa e non più
prorogabile l'esperienza del Commissariato straordinario e dei
poteri delegati per la gestione del ciclo dei rifiuti in Calabria
sono riconducibili alle seguenti considerazioni:
Il
sistema Calabria centro è stato già ultimato ed è in funzione
La mancanza di necessità ed urgenza di
discariche appare più evidente se la situazione calabrese è
inquadrata nel contesto nazionale. Infatti, il numero di
discariche censite in Italia è di 6.286:se questo numero viene
diviso per il numero delle regioni si ottiene circa 315, il
numero di discariche che ogni regione avrebbe se il totale fosse
ripartito in parti uguali. Ma la distribuzione delle discariche,
come la distribuzione di tanti altri indicatori, è a svantaggio
della Calabria dove di discariche ne sono state censite 696, più
del doppio della teorica ed equa ripartizione.
Va precisato che non si può fare come
Va tuttavia considerato che i dati sulla
quantità e localizzazione delle discariche non sono separabili
dai fenomeni dinquinamento delle acque ed in particolare di
quelle marine. In proposito va evidenziato il rilevante aumento
dei divieti di balneazione che, rispetto allinizio di
maggio, si è registrato alla fine della stagione balneare 2004.
Va tenuta presente lanche a fonte degli stessi, e questo anche in
considerazione del fatto che cè sempre qualche
amministratore comunale o regionale distratto che, dopo la
pubblicazione del nostro rapporto sullo stato di salute del mare
predisposto sulla base dellesame dei dati ufficiali della
regione si affretta a dichiarare linesistenza o lirrilevanza
dellinquinamento, lasciando intendere, a qualche lettore
pure distratto, che la nostra analisi dei dati di fonte regionale
sia un commento a risultati di altre analisi delle acque, diverse
da quelle ufficiali.
Così come va considerato che larea
dove la società di Vercelli vuole depositare una collina di
rifiuti speciali oltre che ben visibile dal finestrino degli
aerei che atterrano allaeroporto di Lamezia Terme è unarea
posta al centro della Calabria in un contesto geoambientale unico
in tutta la catena appenninica, tra i due mari che bagnano i
golfi di SantEufemia e di Squillace separati dal più
stretto lembo di rocce con impressi i segni che testimoniano
nascita ed evoluzione di tutta la storia geologica dItalia.
È unarea di un contesto ambientale
sempre abitato dalluomo con testimonianze archeologiche di
tutte le età ed a partire dal Paleolitico: nella zona
centrale del territorio di Italo che ha dato il nome a tutta
È unarea al centro della regione con
la più alta disponibilità di sorgenti naturali e falde idriche
con acqua potabile dottima qualità e tra le migliori dEuropa.
Considerare tutto ciò, la sismicità e le
caratteristiche idrogeologiche dei terreni che caratterizzano larea
è doveroso ed utile per evitare interventi dannosi e favorire la
valorizzazione del territorio al fine di migliorare la qualità
della vita di chi ci vive. Per tal fine occorre tener conto anche
delle più realistiche ed avanzate indicazioni per risolvere il
problema dei rifiuti come , ad esempio, i dai dati contenuti nel Sustainable
Use of Resources in Europe a cura del Coordinamento Europeo degli
Amici della Terra con il Patrocinio della DG XI dell'Unione
Europea; ed in particolare i dati contenuti nel Rapporto
Italia che, tra laltro, evidenzia come: L'aumento
della quantità di rifiuti prodotti dalla moderna civiltà dei
consumi è dovuto principalmente a metodi di produzione
inefficienti e ad un abuso di energia e di materiali. Un forte
impegno nella prevenzione, un elevato rendimento del recupero e
del riciclaggio, l'affermarsi di un mercato dove le materie
recuperate si integrino di nuovo nel ciclo produttivo sono azioni
che riducono i rifiuti e, contemporaneamente, il prelievo di
risorse naturali; un elemento, questo, molto importante per
l'Europa e particolarmente per l'Italia, che è povera di materie
prime. Il metodo dello Spazio Ambientale, che fissa precisi
obiettivi per la riduzione dell'impiego di materie prime nei
paesi industrializzati in periodi determinati, rappresenta uno
strumento efficace per una politica di riduzione dei rifiuti,
inserita in uno scenario di sviluppo sostenibile. Applicando il
metodo dello Spazio Ambientale, gli Amici della Terra hanno
calcolato che uno sviluppo sostenibile del sistema economico
italiano comporterebbe, entro il 2010, una riduzione del
fabbisogno di materiali del 25%.
Le politiche
ambientali del nostro paese stentano ad integrare la gestione dei
rifiuti con l'uso razionale delle risorse e con sviluppo
sostenibile. Certamente, un governo settoriale può essere più
agevole e meno impegnativo in termini di rispetto degli obiettivi
fissati. Ma in questo modo si priva la politica dello sviluppo di
elementi essenziali di innovazione di sistema e non si danno
indicazioni valide per orientare in modo eco-efficiente gli
investimenti.
La speranza che le
iniziative più avanzate già adottate in molti altri paesi
europei costringeranno l'Italia ad accodarsi, sia pure in un
secondo tempo, non è consolante. Anche perché è prevedibile
che, ancora per lungo tempo, occorrerà fronteggiare le
emergenze, pagando un alto prezzo in termini di degrado
ambientale, di costi sociali, di riduzione della qualità della
vita e di perdita di competitività del sistema produttivo in uno
scenario di crescente mondializzazione dei mercati.
Ignorare tutti questi
dati e continuare a fare come gli struzzi favorendo laumento
delle discariche può portare gli stessi struzzi di
Calabria ad infilare la testa non più nella preziosa terra
della regione ma nei rifiuti speciali provenienti da fuori
regione.
Geologo Mario Pileggi
presidente Amici della Terra Lamezia Terme