| Metà di
quello che dico è insensato, ma lo dico perchè l'altra metà possa raggiungerti. KHAHIL GIBRAN |
||||
Mi stripiccio gli occhi e le orecchie/anteprima [Blogger si diventa. Il diritto di informarsi, pensare ed esprimersi sono diritti fondamentali dell'individuo sanciti nella Costituzione Repubblicana (art.21); Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali. (art.10); Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo (art.9); Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici (artt.1 e 19). L'esercizio effettivo di questo diritto è tale "senza che vi possa essere interferenza delle pubbliche autorità", principio che dovrebbe ispirare di fatto la legislazione nazionale e non solamente limitarsi a recepirlo (L.881/77). Nello specifico l'art.19 del Patto Internazionale di New York sui diritti civili e politici: "<Ogni individuo ha il diritto alla libertà di espressione; tale diritto comprende la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni genere, senza riguardo a frontiere, oralmente, per iscritto, attraverso la stampa, in forma artistica o attraverso qualsiasi mezzo di sua scelta>. Così e' bene attirare l'attenzione, ogni tanto e non come non mai in questo momento, su che cosa sia l'informazione oggi in questo paese, bloccata invece da un sistema di leggi che di fatto impediscono, direttamente ed in modo indipendente, la manifestazione libera delle proprie idee e opinioni. Per nostra fortuna ogni intervento volto a limitare l'esercizio di tale diritto rischia di porsi in contrasto con l'art.21 della Costituzione. Ma non è abbastanza. L'esitstenza di questo "doppio binario" anomalo, principi e leggi, impedisce di affrontare congiuntamente le questioni legate all'effettivo all'esercizio continuativo della libertà di manifestazione del pensiero da una parte e di "informazione professionale" dall'altra. Per esempio l'accesso "corporativo" alla professione di giornalista o semplicemente da esseri liberi mossi da una sistematica passione civile oppure in modo più leggero la pura realizzazione di una fanzine di tifosi per la propria squadra di calcio è mediata, if I don't fallen in mistaken, per forza (anzi per legge), dalla presenza di una sorta di caporale già consacrato all'altare della cronaca o di qualcuno che "interceda" per ciò. In sostanza se non si hanno Santi cui votarsi è meglio lasciar perdere (mai, il 29/03/06 sono 4 anni di internet) e non importa da dove provengano questi Santi, l'importante è averli. Poi ci si meraviglia, come in questi giorni è accaduto (da entrambe le parti), dei tanti camerierati della politica e dell'economia, di coloro che devono essere i <cani da guardia della democrazia> e con essa del potere politico e dei potentati economici ed invece sono messaggeri eterodiretti al servizio di volontà modellatrici delle coscienze ad uso strumentale, appunto, del potere politico ed economico. Dei padroni, insomma, anzi dalla voce dei padroni.] <La vita è acqua non roccia, tutto cambia> <E' la serpe morente che ha il morso più velenoso> Mi stropiccio gli occhi e le orecchie Vivo, morto o X. - 8 marzo. Il Direttore Paolo Mieli in un editoriale, "La scelta del 9 aprile, centrosinistra e centrodestra al voto", pubblicato ad un mese dalle elezioni politiche, ha spiegato "in modo chiaro e senza giri di parole" ai lettori del Corriere della Sera, il più prestigioso quotidiano italiano tradizionalmente moderato, il perchè il giornale si "auspica un esito favorevole al centrosinistra". "Il buon motivo" lo spiega nelle prime righe: "il risultato (delle elezioni) appare ancora quantomai incerto". - Giovedì 23 marzo, Giovanni Sartori, uno degli intervistati del misterioso documentario "Citizen Berlusconi" che gira in questi giorni in rete, nell'articolo di fondo del "giornale di Via Solferino" titolato "Il voto fiducioso e quello punitivo, con quali criteri scegliere il 9 aprile" ad un certo punto scrive: <Per carità, ognuno è libero di votare con i criteri che vuole. Ma allora va anche lasciato libero di votare per premiare o, viceversa punire chi ha governato. Chiedevo sopra come ci possiamo salvare dall'imbroglione che ispira fiducia. La risposta è di non badare alle sue promesse e di giudicarlo sul suo operato. E, a dispetto dei <programmisti> (chi vota in base al programma ndr) io mi regolerò così". "Gli omissis di Paolino" è l'editotriale che "il Giornale" pubblica il 9 marzo a firma di Mario Cervi: <Il Corriere si colloca così - in vista delle urne - sugli stessi spalti di Repubblica. (...) Il Corriere ha diritto di prendere posizione. Nella sua lunga storia l'ha fatto più volte ... Ma poi la barra di Via Solferino tornò per qualche anno la centro. Adesso non lo è più. (...) Mieli ha ritenuto di dover rinunciare a una - seppur soltanto apparente - neutralità, e di dover intruppare il quotidiano a lui affidato in uno dei due schieramenti in lizza. (...) Mieli scrive che Prodi gli pare un ideale presidente del Consiglio per il modo con il quale ha affrontato "le numerose contraddizioni interne al proprio schieramento". Proprio per il modo che piace a Mieli tanti moderati vedono nella coalizione di Prodi un pericolo, o un'incognita inquietante. Mieli è tranquillo, il popolo dei corrieristi non so>. Si susseguono i titoli "Il centrodestra attacca: <E' un giornale -partito>"; <Il "Corriere" vota un mese prima>, <Appoggiamo il centrosinistra>. Il giorno dopo l'editoriale di Mieli è il direttore de "il Giornale", Maurizio Belpietro, a dire la sua: <E' questo il vero conflitto d'interessi>, Diciamoci la verità: il Corriere della Sera, quotidiano della cosiddetta borghesia moderata, ha perso l'indipendenza da molto tempo. Chi si scandalizza per l'editoriale di Paolo Mieli... (...) Tra i vertici della Quercia si è convinti che l'abbraccio di Mieli miri a stritolare il partito, o quanto meno il suo presidente, così da poter far avanzare nella sinistra dei nuovi soggetti, più malleabili e meno ostili a certe alchimie>. Belpietro scrive del presidente di Banca Intesa, Nino Bazoli, e i possibili intrecci che con il controllo di Capitalia (manifestato nei giorni scorsi), Generali, Corriere (assieme a Sole 24 ore, Stampa e Repubblica), della frequentazione, assieme a Prodi, di Beniamino Andreatta che <hanni fa li scelse e li impose il primo nella finanza ed il secondo nella politica>. Conclude: <resteremo qui a denunciare il più gigantesco intreccio politico-affaristico e intellettuale che si sia mai visto in questa Repubblica. Almeno fino a quando ce lo permetteranno>. Endorsement. 1862. Il New York Tribune critica Abramo Lincoln per come sta affrontanto la rivolta secessionista degli Stati del Sud. A tale data si fa risalire la tradizione giornalistica americana di schierarisi alla vigilia delle elezioni o di importanti decisioni politiche come nel 2004 quando, alle presidenziali, il New York Times appoggiò Kerry. I fatti di Milano. il Giornale 13 marzo editoriale a firma di Paolo Ganzotto, "La favola dei burattinai", in risposta all'articolo di fondo di Oreste Pivetta pubblicato il giorno prima su l'Unità <Chi li manda?>. L'editorialista del giornale fondato da Antonio Gramsci si chiede: <Viene il dubbio che in considerazione della loro giovane età e della loro imbecillità, che qualcuno li abbia semplicemente usati...Non contano la storia , la tradizione democratica, la civiltà o una volontà comune di isolare i violenti...>. La risposta di Ganzotto: <Volontà comune di isolare i violenti? Mettendo in lista, - anzi a capolista il "disobbediente" Francesco Caruso che si considera "uno di Hamas all'italiana" e sul quale pendono 23 procedimenti giudiziari proprio per violenza?> Io me ne andrei - Lucia Annunziata. 14-03-06, il Giornale editoriale di Lodovico festa "Linciaggio all'americana": <E così domenica Silvio Berlusconi avrebbe compiuto l'ennesima cattiva azione. Avrebbe violato le regole del giornalismo all'americana. Strano Paese il nostro: la campagna elettorale invece di consentire un libero confronto tra le idee dei candidati...Tutto è regolamentato, a partire da quella limacciosa legge che è la par condicio. Tutto, naturalmente - come si scriveva - tranne gli editoriali dell'estenuato estabilishment italiano, proteso a difendere fino all'ultima raffica il suo malandato potere. E tutto tranne uno spazietto, la trasmissione di Lucia Annunziata, che mentre legami, vincoli regolamenti impediscono a Berlusconi di fare una libera campagna elettorale, li invece, lei, la giornalista alla Washington Post, può strapazzare il presidente del Consiglio a piacimento, senza lasciargli la possibilità di dire quello che pensa, arrivando persino ed un certo punto alla pretesa di impedirgli di andarsene>. - Il Corsera il 14/03 riporta le dichiarazione di Paolo Serventi Longhi, Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa e di Claudio Petruccioli, Presidente RAI: Longhi: <Non deve rimproverarsi nulla, ha fatto domande professionali, mi stupisco che l'azienda non la difenda>. Petruccioli:<Ho visto molta insofferenza reciproca, è stato un brutto episodio da cui usciamo tutti male, non deve ripetersi>. La partita Berlusconi-Prodi (andata). "Il Giornale" 15 marzo editoriale a firma di Paolo Del Debbio, "Il mondo irreale di Romano": <La differenza che si è vista ieri sera tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi è che il presidente del Consiglio ha parlato come uno che lavora da cinque anni e deve parlare con realismo, il Professore ha parlato senza sentirsi in obbligo di dire come farà le cose che ha promesso di fare. Come se parlasse dalla luna, come se non fosse stato un presidente del Consiglio buttato fuori dal governo dagli stessi con i quali oggi si ripropone quasi fossero un'allegra brigata tutta d'amore e d'accordo>. Conclude: <Prodi non conta sul programma, conta su quel che dice il suo blocco di potere. Berlusconi non lo può fare. Parla al popolo, essendo alla stanga. Quella alla quale De Gasperi invitava i comunisti che disegnavano, come Prodi, un mondo irreale dotato solo della forza ideologica di chi tiene insieme partiti e movimenti con l'ideale del potere>. Confindustria. "Il Giornale" 18 marzo editoriale a firma di Paolo Del Debbio , "Un freno al rilancio": <Romano Prodi è intervenuto al convegno vicentino della Confindustria. (...) Luca Cordero di Montezemolo, si è detto molto soddisfatto, e poi ha soggiunto soprattutto per il metodo scelto (i leader intervistati dagli stessi industriali). Ha detto anche che ammira la schiettezza di Prodi. Certo non si può dire che Prodi sia stato poco chiaro: no la nucleare, no a questa legge Biagi, si alla tassazione delle rendite, si allo spoils system. Può darsi che a noi sfugga quale sia la politica economica sottostante, nel senso del filo che lega questi provvedimenti e come possano rilanciare lo sviluppo economico. (...) il professor Prodi... non sembra preoccuparsi di questo perchè sa che il suo successo non deriva dal programma, ma da altro. Ne abbiamo parlato tante volte>. 19 marzo Maurizio Belpietro, "I valzer dei capitalisti": <Diavolo di un Silvio. Montezemolo, Della Valle e compagnia trionfante l'avevano già seppellito, e insieme celebravano il funerale del suo governo Brancaleone, delle sue gag e dell'ansia di cambiamento che ancora alberga nei nostri poveri cuori liberali. E invece che ecco il Cavaliere zoppicante, con un colpo a sorpresa, è giunto a Vicenza e si è ripreso la base di Confindustria, assestando in venti minuti un durissimo duro colpo a una leadership che da mesi coltivava i propri interessi all'ombra dell'Ulivo>. - Sergio Romano, editorale del 20 marzo <L'arma spuntata dell'ottimismo>: Nel faccia a faccia con Romano Prodi alla alla televisione il presidente del Consiglio era visibilmente infastidito e impacciato dalle regole cui doveva piegarsi. Nell'incontro di Vicenza ... Berlusconi, occorre riconoscerlo, è un gatto dalle sette vite...Il ritorno in scena, dopo un doppio <colpo della strega> (il primo fu la sconfitta ai punti con Romano Prodi), è stato uno straordinario effetto teatrale. Se il giudizio su un discorso potesse essere esclusivamente estetico, Berlusconi, a Vicenza avrebbe meritato trenta e lode. Se il giudizio deve essere politico...Quando deve rendere conto dei risultati del suo governo Berlusconi, probabilmente si accorge che il suo messaggio al Paese non è convincente...alle elezioni del 2001. La ragione del successo fu il suo contagioso ottimismo. ...Berlusconi diceva agli italiani <arricchitevi> e prometteva che avrebbe creato le condizioni del loro successo....(<-) Avrebbe gestito il Paese come le sue aziende...> Oggi, nel 2006 <Berlusconi si scontra con il duro linguaggio delle cifre che dicono esattamente il contrario. ...Se ammettesse l'esistenza di questi problemi...Ma Berlusconi nega gli errori e continua ad agitare il drappo dell'ottimismo ... non si rende conto che l'ottimismo è diventato il suo boomerang.> <Il Caimano sono io>. <Continuiamoci a farci del male>. Corsera 25/03, Mario Monicelli 92 anni, regista, sul film "Il Caimano" di Nanni Moretti: <I suoi tormentoni compreso il più riuscito, quel " di' una cosa di sinistra" rivolta a D'Alema, ce li ripetiamo tra di noi; ma l'80 per cento degli italiani non sa cosa significhino. Moretti si rivolge ai suoi simili, non ai borgatari> ... <E condivido anche il giudizio su Berlusconi. Per me il premier è Mammona, il dio denaro, la razza padrona. Capisco il finale del film. Non c'è contrasto tra il Berlusconi torvo delle ultime scene del Caimano e quello sorridente cui siamo abituati: proprio in quanto sorride è pericoloso. Berlusconi è capace di tutto, e lo sta già dimostrando in campagna elettorale. Proprio per questo, dubito lo si batta con un film a tesi>. - Anteo di Milano, Paolo Brusorio, Il Giornale 25/03: <Ma i morettiani sono in piena trance agonistica, due ore di Caimano non sono bastate: satolli di antiberlusconismo....Applausi. Il nemico viene più evocato che citato, qui dentro non vola una mosca berlusconiana, ma dare per battuto il nemico è un azzardo, meglio non rischiare...C'è una pentita di Forza Italia, "e spero che il suo film faccia cambiare idea a molta gente". Moretti guarda e risponde: "Grazie, ma non ho fatto un film per questo scopo. La propaganda non mi interessa...Un film non deve far cambiare il voto ai cittadini. Quando ho voluto impegnarmi in politica ho accantonato il mio lavoro e ci ho messo la faccia>. Corsera 26/03. Enrico Ghezzi, (Blob e Fuori orario, Rai3): <Teneramente orrendo. Intensamente depresso e deprimente. Sincero, anche nel suo essere sempre costruitissimo e sorvegliatissimo, senza un battito d'ali di cinema. E' un film di "quadratezza" televisiva come tutto l'ultimo Moretti. ... 'Il Caimano' pur volendo essere una strenua resistenza alla volgarità berlusconiana, è invece a sua volta la dimostrazione che quella tv e quella forma hanno vinto...>. Legge elettorale. Gerardo Bianco, Margherita, racconta al settimanale News di Andrea Monti del 15/03/06: "...in pochi sanno la novità: che ancora gente che mi chiede in quale collegio sono candidato. Non sanno che i collegi non esistono più..." Segue Paolo Cirino Pomicino ex ministro DC ora europarlamentare: (prima) Le elezioni erano decise da pochi collegi incerti. Oggi, ... Basta prendere i dati delle ultime elezioni regionali e si può sapere chi passerà per ogni partito." (Si vota solo il simbolo della lista ed in base ai consensi ottenuti si determina, nell'ordine in cui compaiono nelle lista, gli eletti ndr). Lo stesso Ministro che ha fatto la legge, Calderoli, non s'è trattenuto a definirla, dopo l'averla approvata, <una porcata>. Se piove o se c'è il sole. Sondaggio Euromedia. La Cdl vincerà se l'affluenza sarà alta, un pareggio in caso vadano a votare gli stessi elettori del 2001, vittoria del centrosinistra se l'affluenza è al di sotto di questa soglia. L'affluenza nel '94 fu dell'86,1%, nel '96 dell'82,9% e nel 2002 dell'81,5% . Tanto meno votano gli elettori più il centro-sinistra vince. Pericolo Brogli. Se ne parla da tempo, lo stesso Premier ha raccomandato con tanto di manuale ai suoi 121mila rappresentanti di lista chiamati a presidiare le urne di svegliarsi all'alba sabato 9 aprile. Sull'altro versante il settimanale "Diario" di Enrico Deaglio per aver paventato un pericolo brogli è stato querelato dal Ministro Pisanu. Il caso riguarda quattro regioni per un totale di 12680 sezioni, 1/5 degli aventi diritto, 11 milioni di elettori dove si voterà con un sistema elettronico: Puglia, Sardegna, Liguria e Lazio (spy story elettorale alle regionali del 2005). Si contesta il fatto che gli esiti di questo voto non transiteranno dai Comuni ma andranno direttamente al Viminale ed il rischio per le 12680 chiavette USB è alto. Ma, secondo Diario, ci sarebbe di più, riguarda le società coinvolte nella trattativa privata per lo spoglio elettronico, una di queste società, già nelle polemiche per le presidenziali in Florida, secondo quanto ha ripreso anche il Corsera il 23 e il 25 marzo, avrebbe come partner proprio il figlio del Ministro. Pisanu: <Una commissione bipartisan vigilerà sul voto>. Bollito cinese. Napoli 26/03. Silvio Berlusconi: <I comunisti non mangiavano i bambini, li bollivano>. Giovedì 30 marzo la cinese Man-Lo esce dal Grande Fratello. La conduttrice Alessia Marcuzzi annuncia ai reclusi della casa che il 9 e 10 aprile ci saranno le elezioni e chi vorrà potrà andare a votare. Vista da fuori. Dal <Diario elettorale> di "Internazionale" 24-30/03. Eric Jozsef, Libération: <Nel 2001 Berlusconi incarnava per molti l'ottimismo e la speranza di un nuovo miracolo italiano...Cinque anni dopo, con la crescita zero, il Cavaliere nega il declino, parla di disinformazione e ne attribuisce la colpa ai giornali, all'opposizione e ai poteri forti dell'economia. Già nel 1994, dopo la caduta del suo primo Governo aveva detto in modo generico: "Non mi hanno lasciato lavorare">. Jeff Israely, Time: <"It's the economy, stupid!", fu la famosa battuta che nel 1992 aiutò Bill Clinton a sconfiggere George Bush padre. ...Convincere gli italiani che il paese è in crisi è l'unica strategia del centrosinistra. Colpisce che...nessuno parli di politica estera. Nel primo confronto tv c'è stata una domanda - sull'Iran ...Prodi avrebbe potuto contestare a Berlusconi la sua alleanza con l'amministrazione Bush Ma così avrebbe rischiato di ricordare agli elettori le idee di alcuni suoi alleati sulle questioni internazionali...E' la dimostrazione che questa campagna è, al dire il vero, un po' "stupida", e che, nel caso di vittoria dell'Unione, rimanere alleato di George Bush figlio e Oliviero Diliberto potrebbe essere più difficile che rilanciare l'economia>. Ha riempito un vuoto. Sempre sulla stesso settimanale, poche pagine dopo Martin Jacques, The Guardian (GB) riporta un articolo del giornale Iinglese che definito Berlusconi "Un diavolo in Europa", e nello specifico: <Berlusconi è il più pericoloso fenomeno politico europeo. E' la minaccia più grave della democrazia dell'Europa occidentale dal 1945 a oggi. (...) Il fatto che Berlusconi possieda le principale reti televisive private - e che in questi anni abbia assunto anche il controllo della tv pubblica, la Rai e la sua propensione ad usare il potere dei mass media per le sue ambizioni politiche hanno minato le basi della democrazia. (...) Non ha rispetto per le istituzioni indipendenti, accusa i giudici di essere burattini nelle mani dell'opposizione e li definisce "comunisti". Con questo attacco indiscriminato contro chiunque ostacoli il suo potere e il suo arricchimento, ha avvelenato la vita politica italiana. Berlusconi discende in linea diretta da Mussolini>... La risposta è di Richard Owen, The Times (GB): <Come altri commenatori si sinistra, Jacques è sconcertato dalla strana alleanza di Blair con Berlusconi...Ma Berlusconi non è sicuramente un fascista...L'accusa più sensata che gli si può lanciare (è che) non sarebbe mai dovuto entrare in politica ...nel 1994 andò a riempire un vuoto politico...Il principale successo di Berlusconi...esser riuscito a formare la coalizione - più o meno compatta - che ha governato per cinque anni. Il problema principale ell'era Berlusconi è che l'Italia è stata dominata da un unico attore: lui. ...La crisi economica, ha detto Berlusconi a Vicenza, è un invenzione della stampa. Nel suo immaginario, l'idea che la stampa possa riflettere possa riflettere una crisi reale è inconcepibile. Forse, se il 9 aprile Berlusconi perderà e lascerà la politica, il centrodestra smetterà di dipendere dalle performance di un unico attore e diventerà una coalizione normale. Forse a quel punto l'Italia si avvicinerà al suo sogno di essere "un paese normale">. <Il 24 luglio del Cav.> Titolo del il Foglio di Giuliano Ferrara che evoca la vigilia della caduta del Duce. Sul Corriere del 20/03 le dichiarazioni Pietrangelo Buttafuoco: <Il Cavaliere non subirà l'onta degli altri autocrati caduti, il Duce e Bettino Craxi; anzi, la sconfitta genererà un movimento di simpatia>; Vittorio Sgarbi: <Il discorso di Vicenza è stato per Silvio come il discorso del Lirico di Milano per Benito: la prova estrema, brillante, drammatica, felice, ma inutile>; Antonio Socci: <Più che il Duce, Berlusconi ricorda Luigi XV: dopo di me il diluvio. Temo sarà accontentato. E non si vede traccia di un Noè>. Partita riaperta. Corsera 25/03 il sondaggio di <Euromedia, accreditato come "buono" da palazzo Chigi, serve al Premier, nell'ultimo giorno utile per rivelare i sondaggi, a rilanciare le sue previsioni sul voto del 9 e 10 aprile>. "la Repubblica", Ilvo Diamanti 18/02: <Se un mese fa la partita era chiusa, oggi appare più aperta>. Ribadisce a 8 e 1/2 la trasmissione di Giuliano Ferrara. Ilvo Diamanti 27/03: <Ad ottobre era impensabile che Berlusconi potesse riaprire la partita elettorale>. FINE politically - lametropolis - commenti 03/04/06 |
||||
Home page | |
||||