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lIL SETTIMO SIGILLO

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Metà di quello che dico è insensato, ma lo dico perchè
l'altra metà possa raggiungerti.
KHAHIL GIBRAN



Chi bada al vento non semina mai
e chi osserva le nuvole non miete.
QOELET-Ecclesiaste 11,4

 

Marketing elettorale

Tra poco meno di un mese saremo chiamati a votare. Andranno a votare tutti? Anzi no, c'è sempre quella buona percentuale che della politica "sportivamente" se ne sta alla larga, chi si vanta che di politica non se ne occupa, che non se ne intende e c'è chi non ne sa niente (complimenti continuiamo a non occupaci dei nostri interessi). Il numero dei concorrenti candidati è sempre più numeroso. Meno male che il grande Giuseppe De Rita sosteneva che: "Il potere è un luogo vuoto dove bisogna avere il coraggio di non entrare mai". Ma come si fa a resistere ad una candidatura, al nobile ideale di fare qualcosa per la società in cui vivi. Andare alla cerca di voti a rompere le scatole ai tuoi ex compagni di liceo che non vedi da 10 anni, ai tuoi pazienti dello studio a quelli cui hai fatto tal favore, ai parenti ed ai vicini di casa (di solito sono i primi a non votarti). Stringere mani dare bacini e pacche sulle spalle ricevere promesse e si-sì di facciata. E come sottrarsi alla stampa del manifesto, dei fac-simile e dei santini (un classico che non tramonta mai). Bisogna metterci la faccia altrimenti si corre il rischio che non ti si riconosca. I muri si tappezzano di facce. Pochissimi hanno la fortuna di essere piacenti, belle e bone, felici e sorridenti. Altri sono tristi, plumbei, brutti con un'aspetto da alzata del letto alle 5 di mattina con occhiaie e borse della spesa in optional e se ti avvicini puoi rischiare che ti alitano l'impossibile. La scelta della foto deve essere un dramma, trovarne una che ti rappresenti in alternativa c'è sempre la vecchia foto scattata alle vacanze del 1962. Magari usata più volte nel corso delle elezioni. "Che dici forse non mi riconosceranno, ma mi fa più giovane". Poi come sono vestiti, alcuni sfoggiano cravatte dai colori tinte e fantasie improponibli neanche per il miglior cabaret d'avanspettacolo, quelle della prima comunione del figlio o della festa del papà. Per non parlare del nodo, piccolissimo o esageratamente grande quanto un gomitolo di lana. Abbigliamento opulento da sfooggiare, un classico o sobrio, con o senza gioielli? Giacca di Armani o a tinte pastello? Camicia cameriere o con quattro dita di collo? Verde fosforescente militare, avion travel celesterosapallido o il maglione di flanella del nonno? E come sfondo altro classico è il cielo cha va al sereno. Tv. Chi pensa più in grande si confeziona un vero e proprio spot elettorale magari artigianalmente col software della videocamera. Spot soporiferi alla camomilla o briosi alla caffeina con sottofondi di rondò veneziano, di pinocchio ed inquadrature alla Gaia de Laurentis. Pubblicità che sfiorano lo stoicismo eroico da epopea epica che forse neanche la propaganda mussoliniana e staliniana s'erano immaginati di osare. Messaggi a volte ambigui, "macchè mi vorrà fare emigrare?" e spesso scontati: "per una Calabria migliore" - Poi ci sono le ospitate in convegni e similari con annesso intervento alla platea. E chi usa fondi pubblici per propagandare campagne di prevenzione che si potevano benissimo fare due o tre anni fa. Comunque gli esperti di comunicazione elettorale considerano tramontata la tendenza a "metterci la faccia." Quello che conta sono sempre i contenuti del messaggio che si vuol dare agli elettori. Vale sempre la regola generale della comunicazione "contents it's all". Secondo Oliviero Toscani: "I partiti hanno poca fantasia , sono esattamente come la politica che fanno.La politica va fatta con più creatività ed invece l'unica cosa che riesce ai nostri partiti è di cambiare logo ogni 6 mesi per sostituirlo con uno più brutto". Secondo Klaus Davi invece "Bisogna essere più vicini al territorio per una campagna elettorale più diretta usare di più la radio ed i new media, sms e blog internet." E comunque, al di là di questo, si tratta di campagna elettorale non della vendita di un detersivo o dell'ultimo modello di cellulare. Questo fa perdere a molti il senso delle cose che si fanno e a non rispettare le minime regole di una campagna elettorale come non attaccare i manifesti negli appositi spazi prima della presentazione delle liste. Ed è significativo ed emblematico che a Lamezia siano stati alcuni nomadi a provvedere alla rimozione dei manifesti abusivi: una grande lezione di civiltà ai nostri politici.


07-03-05

   

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