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La televisione è politica, internet è democrazia.

L'antica Grecia oggi rivive solo su internet*
Di David Weinberger °
Harvard University


Sarà quanto meno interessante assistere alle implicazioni del loro conflitto sul modo in cui veniamo governati

La televisione offre una forma di comunicazione passiva. Il dialogo e il dibattito fra le parti sono invece possibili sul web, un'opportunità per la democrazia in rete. - In televisione, così come in una campagna politica, si sceglie una persona affinchè si rivolga ad una moltitudine di altre persone. Si tratta di un rapporto profondamente iniquo: il candidato o il (...) è l'unico che prende la parola. I sostenitori, come le persone che guardano la tv, non hanno modo di controbattere. Questa sorta di disparità forse è necessaria, ma non è molto democratica. Ci fa pensare a una campagna elettorale come ad una campagna di marketing (pubblicitaria). Anziché vendere un detersivo per i piatti la campagna vende un candidato. (...)

I gestori delle campagne elettorali (spin doctor) si assicurano che i candidati trasmettano il loro messaggio, ripetendo alcune frasi chiave in risposta ad ogni domanda (su temi di grande attualità: lavoro, economia, sicurezza; "Più lavoro per tutti". "Meno tasse per tutti" etc). (...) E' un disatro per la democrazia. Non solo priva l'elettorato della possibilità di assistere ad una franca discussione sull'argomento ma sminuisce l'intero processo. Non sorprenda quindi il fatto che molte persone non vanno più a votare.

Nel 2004 durante la campagna presidenziale negli Stati Uniti, chi gestiva la campagna di Howard Dean (candidato alla nomination per i democratici) si chiese come rendere la politica più democratica e meno simile alla televisione. Joe Trippi, il capo della campagna di Dean, si rese conto che
internet offre la possibilità di trasformare la politica. (...) Poteva smantellare il modello di comunicazione su cui erano costruite tipicamente le campagne elettorali (...) mettere in comunicazione centinaia di migliaia di sostenitori con il Governatore Dean. Ma Trippi e Zephiyr Teachout, alla guida del team di internet, si resero conto che i sostenitori potevano discutere tra di loro (...) orizzontalmente. (attraverso i forum, blog, proporre idee sollevare tematiche e problemi sociali, costituire gruppi di volontari). La cosa più importante è che (...) oltre a demolire il modello televisivo, la campagna Dean ha anche dato vita a forti legami di fiducia (...) essi erano incoraggiati a manifestare le proprie idee, il proprio modo di discutere della campagna. (...) quel che ci ha insegnato la campagna Dean (di cui io sono stato consulente internet non remunerato) non andrebbe dimenticato. Internet consente ai cittadini di incontrarsi e di aggregarsi. L'attività di base per l'aggregazione via internet è la conversazione.

L'effetto di internet sulla democrazia va al di là (...) Internet dà a tutti la possibilità di essere un "emittente". Così il mondo dei blog è più simile a una democrazia che all'industria televisiva.
La blogosfera (l'insieme dei blog) non privilegia i ricchi e i potenti. (chiunque può aprirne uno). (...) I blog sono inoltre interattivi in un modo impossibile per la televisione. I blogger si collegano tra di loro e rispondono ai post (pensieri, testi ed immagini) pubblicati da altri. Pertanto la blogosfera è caratterizzata dall'impegno e dall'attività non dall'alienazione e dalla passività. I blog dovrebbero farci ben sperare per la democrazia (...) la crescita esponenziale di questo universo ci dimostra che la nostra spinta democratica è ancora viva.

Sin dalle origini dell'antica Grecia, la democrazia ha presupposto una cultura palpitante di disaccordo e dialogo. Ecco perchè abbiamo bisogno di votare. Quando la conversazione è addomesticata, timorosa, o controllata dall'oligarchia dei media, non c'è poi così bisogno nemmeno di democrazia. Il caos della blogosfera rileva invece le enormi differenze e l'intensità delle nostre voci. E' ciò rende nuovamente importante la democrazia. (...) Ciò non voglio dire affatto che Internet ci sta conducendo a un'utopia democratica (...) Dato che tutti spossono pubblicare su internet, la Rete è piena di idee folli, di cattive informazioni e di vere e proprie falsità, ma anche di
analisi brillanti e di nozioni edificanti. (...) Dobbiamo imparare a distingure ciò che ha effettivamente valore tra tutto ciò che leggiamo in Rete.

Alcuni temono che internet renda più facile per le persone ascoltare solo chi la pensa come loro, rafforzando le nostre posizioni anziché aprirci a opinioni diverse, disponibili in Rete. Su questo ci sono prove contraddittorie. E' tuttavia, la grande speranza di internet risiede nel fatto che possa portare una ventata di democrazia in un sistema politico così cinico e svilito che attualmente è una parodia di se stesso.

David Weinberger °


° Età 55 anni Professione scrittore, consulente di marketing, docente a Harvard, uno dei più importanti guru della rete, considerato l'erede della tradizione di Marshall McLuhan.

* Un riassunto de "L'antica Grecia oggi rivive solo su internet"
pubblicato su
nòva24 de il sole 24 ore, 9/03/06, p.9
(i corsivi, grassetto, paragrafazione, sono aggiunti)


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13/03/06

   

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