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lIL SETTIMO SIGILLO

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Metà di quello che dico è insensato, ma lo dico perchè
l'altra metà possa raggiungerti.
KHAHIL GIBRAN



Dobbiamo imparare a perdonare le persone per non essere quelo che vorremmo che fossero e lasciarle finalmente libere di essere ciò che sono.
L. HAY

 

A ciascuno il suo

Era solo la prima seduta del consiglio comunale ma le prime divergenze del modello ad effetto anatra zoppa o, più elegantemente, dècouplage si sono manifestate in tutta evidenza. Chi ha seguito la riunione s’è potuto fare un’idea di ciò che stava accadendo. Ognuno per la sua parte sosteneva le proprie ragioni, ragioni che si sono dovute scontrare con la regola che in democrazia è la maggioranza che conta. Forse si doveva trovare un consenso più ampio per l’elezione del Presidente, forse lo si doveva trovare prima della seduta, ma forse è meglio così, almeno abbiamo potuto osservare alla San Tommaso come si arriva alla formazione del consenso o meglio sul modo di come si prende una decisione.

Si dice che la politica è dialettica, anche se in questo caso più che di dialettica si è trattato di numeri. Naturalmente tutto perde di significato se si prende come punto di riferimento l’interesse della città e l’impossibilità a “mandare avanti la baracca”. Le idealità sono una cosa, la praticità un’altra anche se non c’è nulla di più pratico di una buona teoria (Witt.). Occorrerebbe quindi una buona spinta ideale, teorica. Qualcosa di innovativo per superare il possibile empasse che si potrebbe verificare, un muro contro muro che darebbe alla città la sensazione di ritornare alle urne da un momento all’altro o, nella peggiore delle ipotesi, un altro commissariamento. Si è parlato di governo di solidarietà, di garanzia, di uscire dalle logiche spartitorie di partito. Sarà la vastità del territorio lamentino a far pensare sempre cose in grande (Provincia, Città Regione) ma almeno c’è la voglia di provare. Per fare ciò occorre un’esercizio stilistico mentale da parte di tutti non indifferente, ed allora si farebbe qualcosa di rivoluzionario. Il fatto è che tutti sanno che è così che si dovrebbe fare ma nessuno lo fa. Pratica della teoria. Per quanto riguarda le scelte dovrebbero toccare a chi spettano senza influenze e ripicche da parte di nessuno, qualunque sia la parte politica da cui provengono. E’ uscire dalla “logica”. Si vogliono fare le cose in modo nuovo e si devono fare fino in fondo, altrimenti ognuno tiri dritto per la propria strada su ogni argomento trattato, sarà poi l’elettore a trarne le dovute conseguenze in cabina elettorale. La legislazione in materia elettorale che tralaltro prevede questa forma meticcia di amministrazione, si ispira al criterio dell’individuazione delle responsabilità delle parti politiche e forse e meglio che queste responsabilità siano, appunto, identificabili come quando ci si dovrà esprimere votando su Lamezia Provincia, Icom, Prg … gli argomenti per giudicare sono tanti. Ed intanto in città è già cominciata la campagna per le prossime ed imminenti elezioni politiche.


16/05/05


   

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