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"A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava)

 

Ciampi, Lamezia e la legalità

Caro Presidente neanche un saluto a Lamezia. Per ella è stata solo una città di passaggio. Neanche un minuto per augurare un in bocca al lupo a questa città colpita per suo stesso decreto dallo scioglimento del consiglio comunale e che, solo adesso, dopo l’attesa record di 30 mesi, si appresta a votare. Come già fece il Ministro Pisanu anche ella ha trascurato Lamezia. Orfani di un Presidente, del suo Ministro, dello Stato nel momento di maggiore bisogno. Vibo e Crotone hanno avuto il loro giorno di gloria, forse inutile sul piano pratico ma significativo ed importantissimo su quello simbolico. No Lamezia NO. Lamezia esclusa, Lamezia emarginata, Lamezia invasa, Lamezia colonizzata e poi derisa quando vuole riconosciuto il suo ruolo centrale. “Non mi risulta che i catanzaresi vadano in giro a schiaffeggiare i lametini” disse il non riconfermato Chiaravalloti. “Da Lamezia notizie poco confortanti” dissero dalle sale romane. Rispondemmo che da Roma non sono venute notizie confortanti. Lo Stato cosa ha fatto per contrastare la criminalità organizzata? Lo Stato in cui crediamo e continueremo sempre a credere.
Ci hanno commissariato come la trama più misteriosa del teatro tragico greco: la predestinazione che hanno i figli a pagare le colpe dei padri. Ma i cittadini, i figli di Lamezia, non hanno padri mafiosi, criminali. Siamo tutta gente onesta e laboriosa (chi ha la fortuna di lavorare). Le mele marce sono in tutti i Comuni meridionali. Quelle mele marce che lo Stato e non le amministrazioni ed i Sindaci devono contrastare. I ricatti e le intimidazioni le ricevono in qualsiasi parte della Calabria. Gli intrecci politico-mafiosi li devono sgarbugliare le forze dell’ordine e la Magistratura. Ma allo Stato non importa che la stragrande maggioranza dei lametini è buona, innocente e pia: se pochi hanno peccato, essi devono essere tutti puniti. 30 mesi. Che vantaggi ne ha avuto la cittadinanza? Ci svelino almeno questo arcano mistero. Lamezia è stata sciolta per mafia. Adesso lo Stato la deve ripagare iniziando a mandare più forze dell’ordine, dandogli maggiore peso istituzionale e recuperare - finanziariamente – quello che doveva essere investito in 30 mesi in questo territorio. Lavoro e cultura.
Gli appelli alla legalità continuano a suonare come una retorica tautologica. Tu Stato devi essere forte, dare scuole efficienti, ospedali e cure sanitarie impeccabili e soprattutto protezione ai cittadini ed agli imprenditori che si espongono in prima persona. Al Sud la legalità è per molti un concetto astratto che non riguarda solo il contrastare il fenomeno mafioso ma va al di là di ciò ed investe la sfera culturale e sociale delle popolazioni meridionali. Popolazioni che hanno a che fare con una realtà ambientale che tutto traspare tranne che la quint’essenza della legalità. Così illegalità non sono solo i morti ammazzati ma l’insieme dei rapporti e relazioni che tendono a favorire determinati soggetti piuttosto di altri che ne hanno pieno diritto. La legalità è l’affermazione dei diritti e la pratica dei doveri. Una cultura del diritto e del servizio. Poi questa illegalità diffusa come si traduce nell’ambito delle amministrazioni? Forme clientelar-elettorali. Favori, tornaconti in cambio di voti. Consulenze, assessorati, presidenze, nomine, enti, commissioni, primariati, concorsi, incarichi una tantum e chiamate dirette; aziende, cooperative, associazioni e società istituite ad hoc per finanziamenti da erogare e appalti da assegnare. Manifestazioni, convegni, seminari, posti di lavoro da ridistribuire ed elettorato da coltivare. Casi limite, non è tutto ci sono anche le cose buone, ma non sono creazioni di pura fantasia se poi la realtà ne da conferma. E’ evidente che questo spoil-system segue il carro del vincitore. La redistribuzione del potere a seconda della parte politica cui si appartiene. La politica nobile arte. Questa realtà vive il Sud più del Nord solo per una questione di fame e chi scavalca, da gomitate e ha le amicizie giuste ha più possibilità di altri di sopravvivere.
In questo contesto bisogna collocare il nobile concetto di legalità che inizia dalla negoziazione e dal rispetto dei diritti e dei doveri dalla fila di un supermercato e quando finisce, finisce male nei morti ammazzati dalla mafia. Ma la mafia non sono solo i morti ammazzati, è mafia anche tutto quello elencato finora. La legalità è il riconoscimento del potere dello Stato, del suo apparato burocratico, del suo ordinamento giuridico e dall’aspettativa che le regole che stabiliscono le funzioni di ognuno, siano impersonali e, dunque, valide per tutti, vale infatti il precetto “La legge è uguale per tutti”. Il favoritismo è al lato opposto della legalità. La legalità è il potere dell’impersonalità formalistica. Cioè ogni rappresentante dello Stato deve svolgere la sua funzione “sine ira et studio” allo stesso modo per tutti anche se questi fosse suo figlio. L’utilitarismo deve essere al servizio degli amministrati. L’attenzione alla regole deve essere massima senza riguardo alla norma ma dietro concetti di dovere. Così la legalità è pratica quotidiana, è il rispetto dell’altro, il riconoscimento delle sue qualità, dei nostri limiti, è l’essere rispettati. Legalità il riconoscimento delle nostre qualità e degli altrui limiti. La legalità è non cercare scorciatoie sociali, compromessi. Legalità è andare avanti con le proprie forze con umiltà ed essere orgogliosi di farlo. In tutto questo chi è senza peccato scagli la prima pietra, oppure taccia per sempre…perché l’ipocrisia è peggio.

18/01/05

   

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