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Metà di quello che dico è insensato, ma lo dico perchè
l'altra metà possa raggiungerti.
KHAHIL GIBRAN
   
Blog. "Il nuovo pubblico non sta a guardare"
di David Weinberger*
Harvard University



Quando incontriamo qualcosa di nuovo, lo interpretiamo con gli occhi del vecchio e tendiamo a specchiarci in quello che crediamo di vedere. È così che i grandi media interpretano i blog. Ed è per questo che li interpretano male. [...]

I giornalisti guardano ai blog e scoprono che alcuni di essi hanno 400mila lettori al giorno. Più di molti giornali. Quindi i media ne deducono che i blog sono un mezzo di comunicazione di massa competitivo. Poi comparano i blog con quello che è pubblicato nei giornali. E dal loro punto di vista li giudicano irresponsabili: non hanno direttori e non controllano i fatti. Non hanno codice etico e professionale. [...]

I media hanno ragione, dunque, a pensare che alcuni blog sono mezzi di comunicazione di massa. E alcuni di essi sono di tipo giornalistico. Ma non sono tutti irresponsabili. Alcuni sono affidabili come i migliori giornali. [...]

Questo, per la verità, è il peggiore errore commesso dai media tradiziona li quando interpretano i blog: vedono che sono fatti da individui e li considerano come degli editorialisti solitari. I media, quindi, non comprendono quello che si capisce solo considerando i blog come un fenomeno sociale. I lettori sono spesso attivamente impegnati con i blog che leggono. Commentano gli articoli e li collegano ai loro blog.[...] Qualunque blogger può commettere un errore, ma gli altri lo correggeranno. [...]

Questo nuovo pubblico attivo sta già cambiando la retorica del giornalismo. I blog sono scritti dagli autori con la loro voce, mentre le scuole di giornalismo insegnano a parlare tutti allo stesso modo. I giornalisti, si dice in quelle scuole, non devono lasciarsi coinvolgere dalle storie che raccontano e si devono limitare a riferire i fatti. Eppure, non occorre essere dei post-modemi per comprendere che nessuno può restare completamente estraneo alle storie, anche se i giornalisti non cessano di provarci. Il risultato è che molti articoli sono noiosi. I blog non lo sono. Sono pieni di passione e di punti di vista. E frequentando i singoli blog impariamo a conoscere il modo di pensare dei loro autori, arrivando a conoscere il loro conte sto culturale e a comprendere bene quello che scrivono. I giornali scopriranno che è difficile competere con quel tipo di forma retorica. Del resto, man mano che ci abituiamo a leggere online, scopriamo che arriviamo alle notizie almeno 12 ore prima che vengano pubblicate dai giornali stampati. Bene o male, l'internet e i blog finiranno col fare apparire la voce professionale dei giornalisti come un suono professorale e privo di umanità.

La blogosfera non ha aiutato i media tradizionali a comprendere i blog quando ha cominciato a parlare di "giornalismo dei cittadini", un'idea secondo la quale i blog ci trasformano tutti in reporter. Credo che questa nozione induca a interpretare male la realtà. Trovare e raccontare le notizie richiede una competenza che va imparata e praticata: la maggior parte di noi non ha né il tempo né l'abilità per diventare bravi reporter.

Parlare di "giornalismo dei cittadini" ci distrae dalla vera mutazione che sta avvenendo. Non penso che i blogger sostituiranno i reporter, ma credo che la blogosfera stia già sostituendo l'interpretazione editoriale dei giornali. Questi, con ragione, sottolineano con orgoglio la propria capacità di decidere che cosa va in prima pagina: ma molti di noi leggono già i giornali con il giudizio espresso dalla blogosfera. [...]

Con in più una peculiare capacità di contestualizzazione: segnalando gli articoli a chi pensiamo possa essere interessato, giudicandoli divertenti o interessanti, evidenziando anche quelli che sono sepolti a pagina 12 del giornale locale. Tutto questo fa parte della tendenza dell'intemet a dissolvere l'ordine e le relazioni tradizionali. Sui giornali di carta, qualcuno deve decidere che cosa va in prima pagina, ma sull'intemet siamo abituati a comporre la nostra prima pagina virtuale cambiando le gerarchie: [...] Perché la blogosfera si scrìve da sola la sua prima pagina.

Ovviamente, tutto questo frammenta la cultura. Ai tempi in cui i media tradizionali possedevano la nostra attenzione, avremmo tutti letto le stesse notizie. [...]

I media sono in difficoltà nel comprendere tutto questo perché è un fenomeno che sovverte il modello fondamentale dei media tradizionali. Al posto di un pubblico seduto in ascolto davanti alla tv, con i blog e gli altri media dell'intemet sta succedendo qualcosa di radicale: parliamo tra noi. Scoprendo così di essere molto più interessanti di quanto ci volevano far credere.°


° Un riassunto de "Il nuovo pubblico non sta a guardare,
Perchè i mezzi di comunicazione di massa devono cambiare punto di vista"
pubblicato su nova 24-il sole 24 ore, 8/12/05., p.9

INVIATO SPECIALE

*David Weinberger
Età 55 anni
Professione scrittore, consulente di
marketing, docente a Harvard
Prime passioni filosofia e testi
comici per fumetti con Woody Allen
Dove abita Boston, Massachusetts
Indirizzo
www.hyperorg.com/blogger

19/12/05

   

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