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lIL SETTIMO SIGILLO

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Metà di quello che dico è insensato, ma lo dico perchè
l'altra metà possa raggiungerti.
KHAHIL GIBRAN







....Certo bisogna farne di strada /da una ginnastica d'obbedienza /fino ad un gesto molto più umano /che ti dia il senso della violenza / però bisogna farne altrettanta /per diventare così coglioni / da non riuscire più a capire / che non ci sono poteri buoni / da non riuscire più a capire / che non ci sono poteri buoni.

F. DE ANDRE' - Nella mia ora di libertà



 

Identità culturale
BELLA e brutta


Ovvero riusciranno i nostri eroi a non stravolgere Piazza d’Armi? Remember. I sampietrini sul corso Numistrano in pieno accordo con la tradizione del trentino alto adige. Mai state considerate le nostre “cuti”, le pietre di fiumara che l’acqua ha magistralmente levigato, quelle che i nostri costruttori andavano a procurasi dai vicini torrenti Canne e Piazza. Per non parlare delle pietre laviche che facevano da marciapiede, lucide, lisciate passo dopo passo da intere generazioni, entrate nel gergo comune (contare le mattonelle del corso) che trasudavano di storie “mattonella” dopo “mattonella”, lavorate dai famosi maestri del posto. Dal territorio al territorio e non contaminazioni nordiche. Chissà che fine hanno fatto! E i piatti e i piattini di alluminio che caratterizzavano l’illuminazione dei centri storici, che hanno quasi battezzato l’arrivo dell’energia elettrica, sostituiti con i cimiteriali lampioni gotici, gigantesche brutture sproporzionate per le strette viuzze del luogo. Lampioni, marinaresche lampare a Sambiase, (anzi almeno fanno più figura) che non raccontano la tradizione del posto. Per non parlare di alcune piazze cittadine, croce e delizia dei lametini, diafane strutture definite “vasche del baccalà” e filari come le oasi tunisine a sud di Gabes. Alberi bicentenari, piantati all’indomani della rivoluzione francese, abbattuti come balene indifese, ma quella volta non ci sono stati gli ambientalisti a difenderli. Alberi che ombreggiavano epiche partite su un campo alla Holly e Bengji.

Parchi nuovi, Parco Caliò, Costabile ti meriti almeno la biblioteca e non dare il nome alle spade lightsabers e chiatte da Star-Wars. Senza parlare di tralicci, fili elettrici e telefonici che tagliano in due scorci di panorama mozzafiato. In questo contesto poi è troppo facile prendersela con i lametini ragionando con la tasca piena nei confronti di chi ha la le tasche vuote. Chi ha voluto dare un bagno alla propria famiglia, una comodità, un tetto d’amianto (si) o l’ondelux di plexiglass, un tubo di fogna sporgente, un colore sgargiante. La miseria, anche culturale, non bada a queste cose. Eh… cosa si può fare contro questo deficit culturale? Proprio forte un certo atteggiamento che sconfina in borghesia ed elitarismo nei confronti di una cultura popolare e di massa troppo lontana dalle profondissime radici elleniche. Tra pubblico e privato chi era nelle condizioni di fare di più? Concetti estetici che partono da percorsi culturali, modelli, stili di vita differenti. Le brutture frutto dall’attività indigena dell’uomo fanno parte della cultura del luogo e sono lontane anni luce dalle brutture d’importazione realizzate dal pubblico da architetti e ingegneri che non hanno vissuto neanche un centimetro quadrato dell'esistente che andavano a modificare. Una differenza però c’è che i mattoni a vista, i bagni sui balconi hanno una storia da raccontare fatta di emigrazione, sacrificio e miseria, quella della grande trasformazione post-bellica che ha traghettato una società contadina ad una moderna nel giro di 30 anni, che hanno contribuito a sostenere un sistema clientelare della Pubblica Amministrazione abnormemente gonfiato e perciò meritano altrettanto rispetto piuttosto che derisioni schizzinose e puzze sotto al naso. Dopotutto la cultura è sedimentazione olista cui, appunto, non si può scegliere solamente la parte migliore.

Humiltè
Arrigo Sacchi



29/07/05

   

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