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lIL SETTIMO SIGILLO

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Metà di quello che dico è insensato, ma lo dico perchè
l'altra metà possa raggiungerti.
KHAHIL GIBRAN


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Metà di quello che dico è insensato, ma lo dico perchè l'altra metà possa raggiungerti
KHAHIL GIBRAN
Fai in modo che il tuo discorso sia migliore del tuo silenzio.
DIONIGI IL VECCHIO
Per far si che un grande sogno diventi realtà, bisogna avere innanzi tutto un grande sogno.
MAHATMA GHANDI


"Una coppia sterile non deve preoccuparsi del nome del bambino. Deve preoccuparsi di farsi ingravidare"
Umberto Eco sulla vicenda "Gad"
 

'L'attesa' e 'La burocrazia'

L'attesa. - Il popolo di centrodestra in questi mesi e in questi giorni di identificazione della candidatura ha avuto molta pazienza.

Eppure questo procastinare nella scelta, queste riunioni "a vari livelli" non sono nel dna della destra. Della destra che la dote di semplificare tutto anche i grandi temi etici e morali. Catteristica dell'esemplificazione è quella di arrivare subito alle scelte, di farsi capire subito dalle persone, di andare direttamente al cuore della gente soprattutto quella più umile e semplice.

Questo ritardo, queste divisioni non albergano nel centrodestra. La sensazione è che il centrodestra abbia avuto sempre il suo candidato, dall'inizio. Un candidato naturale, quello che la gente è pronto a votare, quello che i dati statistici e le rilevazioni fanno sempre emergere come il più forte. Opportunità politica spingono a scegliere altro? Se si è pronti a riproporre, attualizzato, il programma del 2001 allora è solo un problema di uomini? Intanto gli elettori di centrodestra aspettano pazientemente. Il 17 febbraio, termine ultimo per la presentazione delle candidature, salvo ripensamenti, è arrivato e ormai tanto vale aspettare.



La burocrazia. - A Lamezia da 40 anni non si fa che parlare sempre delle stesse cose, alcune necessarie ed emergenti altre invece sono un ritornello ucronico degno del peggior refrain musicale. Pensare sempre alle cose passate senza guardare al futuro. Si dice che in tempo di pace gli eserciti hanno bisogno di buoni Generali, ma in tempo di guerra hanno bisogno di leader. Sembra che abbiamo tanti Generali che si occupano della gestione del quotidiano, che vanno avanti per inerzia. Ma i leader sono pochi. Danno visione ed indirizzo, che tracciano la strada da seguire; sono quelli che guardano oltre. Hanno fiuto ed intuito per le cose che verranno. No, per loro inseguire le emergenze non esiste. Sanno che inseguire le emergenze ora gli farà perdere appuntamenti importanti nel futuro. Lavora, appunto, per il futuro della città. In settimana, uno scienziato straniero ci ha accusato di non avere una visione di ciò che vogliamo fare del nostro futuro, della nostra terra. Forse perchè si inseguono idee vecchie. Vecchie come chi le pensa e le insegue.

Così continua l'eterna rincorsa a modelli precostituiti di sviluppo, di take-off. Sono le idee nuove che cambiano il volto di un'intera area geoeconomica. L'idea del tecnopolo è un modello di sviluppo culturale che punta sull'innovazione. Cultura intesa nel senso più ampio del termine e non ridotta a mere e proprie manifestazioni teatrali e musicali. Cultura come incontro di idee e di persone, di ricerca, di collegamento con le aziende in grado si apportare una innovazione di prodotto e di processo. Elementi che danno valore e competitività economica in una zona dove il 65% della forza lavoro è occupata nella Pubblica Amministrazione e nei servizi e solo il 25% nell'industria ed il 10% in agricoltura. Una economia finalizzata prevalentemente al consumo che produce pochi beni e su cui grava sproporzionatamente il settore della P.A. e dei servizi. Poi se si parla di assistenzialismo e di clientela si fanno le barricate meridionaliste come nel caso degli 11 mila forestali.

Il settore che da garanzia del futuro è la ricerca, i cui risultati siano spendibili direttamente sul territorio. Per attrarre ricercatori, capitale umano, occorre rendere appetibile questo territorio migliorando la qualità della vita creando servizi veramente utili e infrastrutturare tutta l'area lametina. Ci vuole una buona amministrazione, efficienza amministrativa. Un apparato burocratico all'altezza della situazione che abbia le stesse qualità di una azienda privata e non le storture del famoso 'Rapporto Giannini'. Una burocrazia meritocratica che sappia premiare ed individuare responsabilità soggettive dove chi sgomita per un posto di responsabilità si sappia assumere le responsabilità del proprio operato. Perchè finora a pagare è sempre la collettività. Esempi di fallimenti ci sono, ma ha mai pagato qualcuno?
Pubblica amministrazione che nel sud deve vedersela con la criminalità mafiosa. Se è pur vero che gli amministratori e dirigenti sono soggetti ad intimidazioni è anche vero altro. Paolo Borsellino quasi 15 anni fa aveva già posto l'accento sui burocrati coloro che resistono a qualsiasi mandato politico e spingeva nell'individuazione delle responsabilità anche nel campo della macchina burocratica merdionale. Una individuazione di responsabilità necessario per un ricambio di una parte di classe dirigenziale collusa e molto spesso mediocre.


31/01/05 -


   

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