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LA NASCITA DI LAMEZIA TERME

   
la nascita di Lamezia Terme  

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Però, mi pare, firme non ne raccolsi. Nasce così solo allo stato di proposta ma poi la cosa non andò avanti. Io personalmente non ero d'accordo. Era assurdo che entro quattro o cinque anni si potessero vedere i risultati positivi".(Int. IV)
Avverso il detto comitato si espressero con pubblici manifesti il PSI (14/03/75) e la DC (15/03/75) mentre il partito comunista, il PSDI e i sindacati CGIL-CISL-UIL comunicarono il loro dissenso attraverso volantini, l'MSI lasciò i propri iscritti liberi di decidere. Il numero dei cittadini che risposero all'appello del comitato per la ricostruzione furono ben 1500 ma fu insufficiente per operare un eventuale petizione popolare. Ritornando indietro nel tempo vediamo in che modo si arrivò all'unione. Il 16 febbraio 1964 al Teatro Grandinetti di Nicastro si tenne un convegno sulla proposta di creazione di Lamezia Terme. Moderatore fu il giornalista del "Il Tempo" Pino Rauti, arrivato da Roma per l'occasione. Contrariamente alle previsioni i parlamentari delle tre province non furono presenti (eccezione fatta per F. Bisantis, P Buffone, E. Pucci e A Spinelli), come pure erano assenti i sindaci dei 27 comuni che gravitavano sulla piana e i dirigenti delle varie organizzazioni sindacali locali e provinciali. "L'affluenza del pubblico fu molto scarsa e ciò conferma come l'attenzione della cittadinanza era pressoché inesistente, come in realtà non c'era una corrente anche intellettuale a favore di un progetto comune che poteva influenzare i ceti meno abbienti della popolazione" .
I sindaci, nel periodo della conurbazione erano il prof. Costantino Fittante per il comune di S. Eufemia Lamezia, il prof. Francesco Bevilacqua per il comune di Nicastro e l'avv. Giovanni Renda per il comune di Sambiase. Le coalizioni erano centro sinistra (alcuni DC e PCI) a Nicastro, di centro a Sambiase, di sinistra (PCI) a S. Eufemia Lamezia.(v. Int. I). "Altrettanto indifferenti si mostrarono i tre sindaci, i partiti politici, le organizzazioni sindacali, le varie associazioni, gli uomini di cultura che preferirono ignorare la questione dell'unione dei tre comuni. Non ci fu nessuno studio che facesse emergere i vantaggi di questa operazione oppure quanto questo sarebbe stato sconveniente per le popolazioni che abitavano la piana"."Tale comportamento, a distanza di anni, deve essere considerato deplorevole non tanto per il cosiddetto popolo minuto che aveva altro cui pensare, ma principalmente per coloro che contavano e che non mossero un dito per cercare di rendersi conto di quanto a Roma si stava per concretizzare alle spalle delle ignare popolazioni. I partiti politici, i sindacati, gli eletti dal popolo, standone in silenzio, si assunsero una pesante responsabilità". In realtà oramai è nota l'opposizione del comune di S. Eufemia e del suo sindaco Costantino Fittante: " … Al momento della pubblicazione della proposta di legge Perugini il Consiglio Comunale di S. Eufemia esprime le sue valutazioni contrarie. (v App. B p. 158). In ogni caso i consigli comunali non furono ufficialmente investiti…[…] Ma qui bisognava sottolineare un aspetto che non si era pregiudizialmente contrari al progetto. Si poteva anche arrivare alla unificazione ma preceduta da un processo lungo il quale si unificassero i servizi, si realizzasse un piano regolatore intercomunale, un piano di sviluppo del territorio ecc. ecc. Alla fine si poteva realizzare la sovrastruttura amministrativa comune. […] Né il Comune di Nicastro né il Comune di Sambiase sostanzialmente si sono mai pronunciati nel merito alla proposta di legge". (v. Int. I).
In verità, come sottolineò il Presidente della Commissione, Sullo, rinviando al Senato la proposta di legge, per qualche rettifica formale, si rischiava di non farla approvare prima della fine della legislatura . Ecco perché l'unico artefice della conurbazione venne riconosciuto nella figura del sen. Arturo Perugini, nicastrese di nascita e per questo motivo di orgoglio per sé e per la popolazione di Nicastro. La discussione, così come era accaduto per il Senato, si esaurì in breve tempo. Qualche componente la commissione sollevò delle eccezioni riguardo la volontà popolare del progetto, l'On. Foderaro ed un altro deputato catanzarese, l'On. Bisantis, relatore della legge, "garantirono" circa il consenso dei cittadini dei tre centri. La legge fu votata all'unanimità dai 25 parlamentari della commissione. "La creazione del nuovo comune era avvenuta quasi in silenzio perché le popolazioni interessate non erano state informate della maturazione dell'evento". (È ciò che afferma Antonio De Sarro in una cronaca cittadina v. nota). La legge istitutiva del comune unificato perciò, fu assunta in violazione delle norme costituzionali che garantiscono l'autonomia degli enti territoriali ed in contrasto col senso democratico della volontà popolare. L'iniziativa venne presa al vertice e i componenti la 2ˆ commissione della Camera dei Deputati - come si legge in un verbale - si convinsero che "in tre comuni della Calabria - con un movimento autonomo di base - si è manifestata l'esigenza di una concentrazione…" "… di ciò si da atto ai tre comuni che hanno promosso l'iniziativa..." (Bollettino Camera dei deputati n. 674 del 20 dicembre 1967, pag. 894). Tali affermazioni non corrispondevano a verità in quanto non era mai stato costituito un "movimento dal basso".(v. App. B p. 158). L'art. 133 comma II della Costituzione Repubblicana così recita: "La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni". Altre violazioni di leggere riguardano il TULCP del 1934 nella parte inerente l'istituzione di nuovi comuni. "Può considerarsi una iniziativa verticistica? Ricorrente è l'affermazione secondo la quale dietro tutta l'operazione ci sia l'abile regia del sen. Arturo Perugini che mise di fronte al fatto compiuto tutti i cittadini che si trovarono improvvisamente lametini" . Da annotare che si fece ricorso alla procedura legislativa accelerata tramite commissione in sede deliberante. Appena la legge fu approvata, e prima della sua promulgazione, vennero costituiti alcuni comitati di agitazione, ma non si ottenne nessun effetto. Avverso il detto comitato si espressero con pubblici manifesti il PSI (14/03/75) e la DC (15/03/75) mentre il partito comunista, il PSDI e i sindacati CGIL-CISL-UIL comunicarono il loro dissenso attraverso volantini, l'MSI lasciò i propri iscritti liberi di decidere . Il numero dei cittadini che risposero all'appello del comitato per la ricostruzione furono ben 1500 ma fu insufficiente per operare un eventuale petizione popolare. "All'indomani dell'approvazione definitiva del progetto di legge, il sindaco di Nicastro prof. Francesco Bevilacqua fece pervenire al sen. Perugini un telegramma di compiacimento per l'attuazione di un progetto di legge che inciderà notevolmente sullo "sviluppo socio-economico dell'intera Calabria". Ecco cosa afferma oggi uno dei componenti il comitato: "Anche se a livello personale del campanilismo permane dobbiamo riconoscere che oggi Lamezia è una grande realtà. Ora siamo lametini". Le intuizioni di Perugini sono ancora attuali e a lui va naturalmente attribuito il merito dell'unione. Nonostante siano passati oltre 30 anni il progetto politico di città Regione al servizio della Calabria, alla stregua di Brasilia per il Brasile, non è ancora stato realizzato. Ma spesso dove non arriva la politica arriva prima l'economia e questa per il futuro ha già deciso, senza dubbio, che Lamezia Terme e il centro dove passa la fetta più grossa dello sviluppo regionale.
 

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